Carcere di Cremona al collasso, sindacati: “Servono rinforzi subito”
Il Sinappe scrive al provveditorato regionale per la Polizia Penitenziaria, chiedendo un intervento urgente finalizzato al potenziamento degli organici
La situazione nel carcere di Cremona è prossima al collasso. A lanciare l’allarme è il vice segretario regionale del sindacato Sinappe, Vincenzo Martucci, in seguito all’ultimo episodio di aggressione ad un agente di Polizia Penitenziaria, verificatosi martedì. Un leit motiv che si ripete ormai con una frequenza impressionante: “Da inizio dell’anno sono state già una quindicina” sottolinea il sindacalista.
A questo proposito il sindacato nei giorni scorsi ha scritto al provveditorato regionale per la Polizia Penitenziaria, chiedendo un intervento urgente “finalizzato al potenziamento degli organici di tutti i profili professionali operanti presso la Casa Circondariale di Cremona, nonché l’adozione urgente di provvedimenti volti al trasferimento dei detenuti maggiormente facinorosi e di quelli affetti da gravi problematiche psichiatriche verso istituti maggiormente idonei alla loro gestione”.
D’altro canto i numeri sono sempre più preoccupanti: attualmente la popolazione carceraria ammonta a 606 detenuti, a fronte di 394 posti regolamentari e 384 effettivamente disponibili, con un tasso di affollamento del 158%. Il tutto, “a fronte di una carenza di organico marcata, con una carenza di almeno 50 unità di polizia penitenziaria, soprattutto in ruoli intermedi” sottolinea Martucci.
“Nonostante le sollecitazioni, l’amministrazione carceraria non solo non porta via i detenuti di troppo, ma continua a inviare a Cremona quelli più facinorosi provenienti da altri istituti penitenziari. Oggi non abbiamo più un posto disponibile e questo rende difficile la gestione”.
Come si legge nella missiva, la Casa Circondariale di Cremona, pur essendo classificata quale Istituto di secondo livello, “gestisce contemporaneamente due distinti circuiti detentivi, comuni e protetti, nonché una palazzina dedicata ai detenuti ammessi al regime di semilibertà. A ciò si aggiunge la presenza di due sezioni ex art. 32 O.P., da circa 50 posti ciascuna, rispettivamente destinate ai detenuti comuni e ai detenuti protetti”.
Tali reparti “ospitano frequentemente soggetti particolarmente problematici, spesso provenienti anche da istituti extra-distrettuali, con evidenti ripercussioni sulla sicurezza interna e sull’operatività del personale. L’assenza di un reparto isolamento dedicato determina infatti un aggravio gestionale non più sostenibile e un significativo incremento dei livelli di rischio”.
Il sindacato denuncia anche la difficoltà di gestione del servizio colloqui e telefonate, sempre a causa della carenza di personale. Situazione che comporta altresì “il sistematico ricorso a turnazioni che superano frequentemente le otto ore giornaliere, raggiungendo in molti casi le dodici o tredici ore di servizio continuativo”.
Ad aggravare ulteriormente il quadro emerge “l’insufficienza dell’assistenza specialistica psichiatrica, attualmente garantita per poche ore settimanali, circostanza che rende di fatto impossibile assicurare un’efficace presa in carico sanitaria e trattamentale dei soggetti interessati” conclude la missiva.
A rincarare la dose anche il Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria). “La Polizia Penitenziaria non è carne da macello”, denunciano I segretari generale e regionale Donato Capece e Alfonso Greco. “Non possiamo più assistere impotenti al sacrificio quotidiano delle donne e degli uomini del Corpo, costretti a lavorare in condizioni di rischio permanente, pagando con il proprio sangue gli errori di un sistema che continua a ignorare gli allarmi lanciati da anni dal nostro Sindacato”.
Anche per il Sappe la Casa Circondariale di Cremona è stata trasformata in una sorta di “contenitore” di detenuti ad altissima criticità, destinataria di continui trasferimenti di soggetti violenti, sottoposti ai regimi più restrittivi e con gravissimi problemi comportamentali, senza che vi sia stato un corrispondente rafforzamento degli organici, delle misure di sicurezza e delle dotazioni operative”.
Insomma, per i sindacalisti siamo di fronte a un disastro annunciato: “Non si può continuare a concentrare in un istituto penitenziario detenuti di estrema pericolosità senza garantire il personale necessario e gli strumenti adeguati. Non accetteremo più che l’incolumità fisica del personale venga sacrificata sull’altare di logiche amministrative incomprensibili”.
Per questo il Sappe chiede “l’immediato allontanamento dall’istituto del detenuto responsabile dell’aggressione, il blocco dei trasferimenti verso la Casa Circondariale di Cremona di detenuti violenti o sottoposti al regime di sorveglianza particolare, l’apertura immediata di un tavolo di confronto con la Direzione dell’istituto e con il Provveditorato regionale per una radicale revisione dei protocolli di sicurezza e della gestione dei detenuti ad alta pericolosità”.