Trombosi e sport, dal campo alla ricerca: da Cremona al via uno studio nazionale
Un primo appuntamento sarà alla Mezza Maratona di Cremona il 20 settembre, grazie alla collaborazione con A.I.P.A Cremona
C’è anche la dottoressa cremonese Sophie Testa nel team che presenteranno a Bologna la campagna “Ritorno in campo- vincere la trombosi nello sport”
La trombosi non colpisce solo anziani e persone fragili. Può interessare anche sportivi professionisti e amatoriali, spesso nel pieno della forma fisica, con conseguenze che possono compromettere la salute, la carriera agonistica e la qualità della vita. Per questo nasce Ritorno in campo – vincere la trombosi nello sport, la campagna per aumentare la consapevolezza sulla trombosi venosa e l’embolia polmonare nel contesto sportivo e promuovere prevenzione e diagnosi precoce. La campagna è promossa da Fondazione Arianna Anticoagulazione Ets, con il supporto dell’Associazione Italiana Pazienti Anticoagulati (Aipa) di Cremona e con il patrocinio della Federazione dei Centri per la diagnosi della trombosi e la Sorveglianza delle terapie Antitrombotiche (Fcsa).
Il lancio ufficiale della campagna avverrà il 2 luglio alle ore 12 a Bologna, nell’ambito del 10° convegno nazionale organizzato da Fondazione Arianna Anticoagulazione, che riunirà specialisti della trombosi, medici dello sport, ricercatori e rappresentanti delle associazioni dei pazienti per discutere le nuove sfide della prevenzione e della gestione del tromboembolismo venoso nel mondo dello sport.
La campagna punta a informare atleti, allenatori, preparatori atletici, medici sportivi e riabilitativi, fisioterapisti e società sportive sui fattori di rischio, sui sintomi da non sottovalutare e sull’importanza di una diagnosi tempestiva del tromboembolismo venoso.
UNA PATOLOGIA ANCORA POCO RICONOSCIUTA NEGLI SPORTIVI
Nonostante l’attività fisica rappresenti uno dei più efficaci strumenti di prevenzione per molte malattie croniche, gli sportivi non sono immuni dal rischio di trombosi venosa.
Tra i fattori che possono aumentare il rischio figurano disidratazione, lunghi viaggi, immobilizzazione dopo un infortunio, interventi chirurgici, utilizzo ripetitivo di specifici gruppi muscolari e, nelle donne, l’assunzione di contraccettivi orali.
La scarsa consapevolezza del problema fa sì che i sintomi, negli atleti, vengano spesso confusi con normali conseguenze dell’attività sportiva. Un dolore a un arto può essere interpretato come uno stiramento muscolare; la mancanza di fiato come un calo di forma fisica. Questo può ritardare la diagnosi e aumentare il rischio di complicanze anche gravi.
“Non ho mai avuto nessun problema di salute ma ad ottobre scorso ho avuto una trombosi venosa profonda all’arto superiore” ha spiegato Federico Pirani, giocatore di basket dell’Assigeco Piacenza. “I sintomi sono iniziati dopo un allenamento ma all’inizio nessuno capiva di cosa si trattasse, poi sono peggiorati ed ho ricevuto la diagnosi in pronto soccorsp. Oggi è tutto risolto e posso tornare all’attività agonistica ma la strada è stata ad ostacoli”.
Infatti, la carenza di conoscenze scientifiche sul problema e la conseguente mancanza di percorsi definiti che possano accompagnare lo sportivo dalla diagnosi al completamento del percorso terapeutico e riabilitativo dopo una trombosi venosa rende a tutt’oggi una sfida, sia per il medico che per il paziente, la gestione sicura ed efficace della patologia.
La trombosi venosa profonda è un coagulo di sangue (trombo) che si forma all’interno delle vene profonde del corpo. Sebbene possa interessare qualsiasi distretto, in gran parte dei casi colpisce le vene della gamba e, in minor misura, del braccio.
Se non trattata precocemente con anticoagulanti, un frammento del coagulo può staccarsi e migrare nel circolo polmonare, ostruendo i vasi sanguigni che portano il sangue al polmone. Si tratta in questo caso di embolia polmonare, che può essere una causa di morte improvvisa. L’embolia polmonare riconosciuta precocemente viene trattata efficacemente con anticoagulanti; nei casi più gravi ci si può avvalere anche di procedure di disostruzione chirurgica o farmacologica (trombectomia meccanica o trombolisi).
Segnali come gonfiore improvviso di un arto con dolore persistente, fiato corto inspiegabile, dolore toracico, affaticamento anomalo, non devono essere trascurati e devono richiedere immediata valutazione medica. Un sintomo spesso sottovalutato, in particolare in soggetti giovani, è la comparsa di un affaticamento respiratorio da sforzo.
Accanto alla campagna di sensibilizzazione, Fondazione Arianna Anticoagulazione avvierà un nuovo studio osservazionale multicentrico che coinvolgerà Centri Trombosi e Centri di Medicina dello Sport in tutta Italia, in collaborazione con F.C.S.A. L’obiettivo è duplice: identificare fattori di rischio ancora poco conosciuti nel contesto sportivo e raccogliere evidenze scientifiche utili a definire percorsi sicuri per il ritorno all’attività sportiva dopo una trombosi.
“Si tratta di un ambito in cui le evidenze scientifiche sono ancora limitate e dove molte decisioni cliniche vengono oggi assunte sulla base dell’esperienza individuale dei professionisti” ha spiegato Daniela Poli, Presidente di Fondazione Arianna Anticoagulazione e tra gli autori del documento di consenso F.C.S.A. sulla gestione della terapia anticoagulanti negli sportivi. “Il nostro studio raccoglierà anche informazioni sulla gestione dei pazienti anticoagulati che vogliono iniziare una attività sportiva. Una realtà sempre più frequente che deve essere affrontata sulla base di dati solidi” -ha concluso Poli.
RITORNO ALL’ATTIVITA’ SPORTIVA DOPO LA TROMBOSI
Per molti atleti una trombosi rappresenta non solo un problema clinico, ma anche una sfida psicologica e sociale. La necessità di assumere terapie anticoagulanti, il rischio di traumi e l’incertezza sul rientro alle competizioni possono influire profondamente sul percorso sportivo e personale.
Per questo lo studio clinico è stato avviato in collaborazione con psicologie e psicoterapeuti e affronterà anche la valutazione degli aspetti psicologici legati all’evento trombotico. Il progetto vuole inoltre promuovere una collaborazione sempre più stretta tra specialisti di emostasi e trombosi, medici dello sport, fisiatri, fisioterapisti, preparatori atletici e società sportive, affinché il ritorno all’attività avvenga in condizioni di massima sicurezza.
INFORMAZIONI SULLA CAMPAGNA
Nei prossimi mesi la campagna Ritorno in gioco – Vincere la trombosi nello sport sarà sviluppata attraverso iniziative informative, eventi sul territorio, incontri con professionisti della salute e attività di divulgazione rivolte al mondo dello sport. Un primo appuntamento sarà alla Mezza Maratona di Cremona il 20 settembre, grazie alla collaborazione con A.I.P.A Cremona
Sono inoltre in programma appuntamenti rivolti al pubblico in diverse città italiane in occasione della Giornata Mondiale della Trombosi (World Thrombosis Day 13 ottobre 2026) in collaborazione con l’International Society on Thrombosis and Haemostasis (ISTH).
“Le iniziative durante questa giornata sono tantissime e diversissime, da eventi scientifici dedicati al personale sanitario a eventi divulgativi per la popolazione, da eventi sportivi ad altri eventi culturali fino alla colorazione di rosso e blu, i colori della circolazione del sangue, dei principali monumenti nel mondo” ha spiegato Walter Ageno, dell’Università di Padova, vice-presidente Fondazione Arianna Anticoagulazione e presidente del Congresso ISTH 2026. “È importantissimo promuovere e fare conoscere questi eventi, coinvolgere quante più persone possibile così da sensibilizzare tutti verso quella che rimane una patologia frequente eimportante, ma ampiamente prevenibile”.