Troppo caldo nell’ufficio del giudice di pace. “Qui non si respira, è disumano”
Da oggi le udienze penali del giudice di pace si celebrano in tribunale. In corso Vittorio Emanuele si boccheggia. Nelle stanze, ventilatori e climatizzatori portatili
Nelle stanze dell’Ufficio del giudice di pace e dell’Unep, gli ufficiali giudiziari del tribunale, ci sono ventilatori e condizionatori portatili, ma senza la possibilità di installare adeguatamente il tubo di scarico all’esterno, in modo da espellere l’aria calda e l’umidità.
A soffrire gli effetti del cambiamento climatico e l’eccezionale ondata di caldo di queste settimane, oltre ai giudici di pace, sono i funzionari e i dipendenti degli uffici al secondo piano di corso Vittorio Emanuele II al civico 21, l’utenza e gli avvocati. “Qui non si respira per il forte caldo e per l’afa, lavoriamo in condizioni disumane”. E intanto ci si arrangia con ventilatori e condizionatori portatili, adattandoli con mezzi di fortuna.
Le udienze penali del giudice di pace, a questo punto, sono state spostate in una delle aule a piano terra del tribunale, che è climatizzato, e così si farà anche la prossima settimana. L’aula potrà essere utilizzata fino a settembre. Lo ha disposto il presidente vicario Guido Taramelli che ieri si è recato personalmente negli uffici per rendersi conto della situazione, trovando un caldo opprimente, persone ammassate e continui black out elettrici.
Oltre al giudice di pace e all’Unep, c’è anche la sede dell’Ordine degli avvocati, dotata di tre climatizzatori split. Ne dovrà rimanere acceso solo uno. “Non respiriamo“, si lamentano i lavoratori. “E l’estate è appena iniziata. Abbiamo i vetri bollenti, l’aula penale è al sole tutto il giorno, come la maggior parte delle stanze, c’è il calore aggiunto di computer e stampanti, e siamo costretti a tenere le finestre aperte per far uscire il tubo di scarico dei condizionatori portatili, ma l’aria calda entra comunque”.
“Ci sono stati anche dei malori“, ha raccontato il personale. “Una situazione devastante“.