Cronaca

Violentata e chiusa in casa dal suo spacciatore. “Non ci sono prove”, imputato assolto

Dieci anni fa, l'imputato, un marocchino, avrebbe abusato di una 48enne residente nel cremonese e l'avrebbe chiusa in casa. Ma in aula mancavano i riscontri

Il tribunale di Cremona
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Aveva denunciato di essere stata chiusa in casa per due giorni e di essere stata violentata ripetutamente. In aula, la donna, una 48enne italiana residente in provincia di Cremona, aveva testimoniato contro il suo presunto aguzzino, un marocchino finito a processo con l’accusa di violenza sessuale.

L’uomo, che è in carcere per altra causa, ha però incassato un’assoluzione, così come chiesto anche dal pm Francesco Messina. “Il fatto non sussiste”. “La versione dei fatti della 48enne è stata incompleta“, ha detto nella sua arringa il legale della difesa, l’avvocato Monica Nichetti. “Non c’erano riscontri oggettivi, la persona che era in casa quella notte ha detto di non aver sentito nulla. E’ vero, lei aveva dei lividi, ma all’epoca faceva uso di cocaina. E’ lei che consapevolmente ha cercato la droga, ha cercato l’imputato, è salita a casa sua ed è restata lì la notte, ma quando ha voluto ha chiamato la sua famiglia”.

I due, poi, avevano avuto un rapporto sessuale. Per lei era stata violenza, mentre per lui un atto consenziente.

Il fatto risale a dieci anni fa. Per comprarsi la droga, la donna aveva rubato alla madre la fede e alcuni gioielli che aveva consegnato all’imputato, un uomo che le era stato presentato con il soprannome di “Momo”. L’incontro tra lei e alcuni suoi amici era avvenuto in un bar il 6 giugno del 2016.

L’avvocato Nichetti

Dal locale si era passati all’abitazione del marocchino. Ma solo la 48enne, che era insieme ad amici, era stata invitata ad entrare, in quanto era l’unica a poter pagare lo stupefacente. “C’era anche un’altra persona con lui”, aveva ricordato la donna. “Mi sembrava italiano”. La vittima aveva raccontato che Momo le aveva dato la cocaina e aveva iniziato a farle delle avances esplicite. Poi l’aveva presa con la forza, portata a letto e violentata.

“Mi è saltato addosso“, aveva spiegato la 48enne. “Io ho cercato di fare resistenza, ma non c’era verso. Ero sotto sostanza, ma ragionavo. Prima ero seduta su una sedia, poi mi ha preso, mi ha buttato sul letto e mi ha spogliata. E nel frattempo aveva chiuso la porta mettendoci davanti una sedia. Ero in uno stato di quasi immobilità, non ero nelle condizioni di potermi ribellare“.

La donna aveva detto di essere rimasta chiusa in casa dal 6 all’8 di giugno, e di aver avuto con il marocchino almeno tre rapporti forzati. “Non mi dava il cellulare, la porta era chiusa, le tapparelle erano abbassate, non capivo se fosse giorno o notte“. Il terzo giorno era riuscita a prendere il suo telefono e a liberarsi, e il 9 giugno aveva sporto denuncia presso i carabinieri.

La motivazione della sentenza di assoluzione sarà depositata entro 90 giorni.

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