Cronaca

Carcere,Alleanza per l’art. 27 in visita “Rieducazione a rischio”

Molti i problemi emersi durante la visita, tra cui un forte sovraffollamento e un'annosa carenza di personale

La delegazione in visita al carcere
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Una delegazione dell’Alleanza per l’Articolo 27 della Costituzione ha visitato il carcere di Cremona nell’ambito della mobilitazione nazionale che ha coinvolto decine di istituti penitenziari in tutta Italia. Un momento per fare il punto della situazione, da cui è uscito un quadro decisamente sconfortante: a fronte di 384 posti regolamentari, la struttura ospita ben 608 persone. Critica la carenza di personale per l’area trattamentali: solo 3 funzionari giuridico-pedagogici attivi ogni giorno su 6 previsti per la capienza.

Alla visita hanno partecipato Marina Della Giovanna (Comune di Cremona), Pierluigi Codazzi (Caritas cremonese), Valeria Patelli e Carlotta Giannelli (Acli), Cristiano Guarneri (giornalista), Michele Gennuso (CSV Lombardia Sud), Donata Bertoletti (Forum Terzo Settore), Micol Parati (Camera Penale di Cremona e Crema), Silvia Toninelli (Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona)

La delegazione è stata accompagnata dalla direttrice Giulia Antonicelli e dal vicecomandante del reparto di Polizia Penitenziaria, il Sostituto Commissario Pier Luigi Parentera, in un clima di piena collaborazione, e ha potuto visitare i due padiglioni, alcune camere detentive, gli spazi comuni, interni ed esterni, l’area isolamento, l’infermeria, le aree colloqui, il centro diurno, attivo per i detenuti più fragili, e gli spazi per le attività culturali, spirituali, formative e lavorative.

Dalla visita, è emerso un quadro caratterizzato innanzitutto dal sovraffollamento, dalla presenza signifi cativa di detenuti con problematiche psichiche o di dipendenze e dalla carenza di personale dell’area trattamentale, quello appunto deputato alle attività per la rieducazione. In particolare, durante una conferenza stampa tenuta, presso il Civico81 di via Bonomelli a Cremona, la delegazione ha comunicato di aver riscontrato una serie di criticità.

Innanzitutto, si evidenzia “una situazione di grave emergenza sul fronte della capienza. A fronte di una capienza regolamentare di 384 posti, i presenti effettivi sono 608, determinando un tasso di sovraffollamento insostenibile. Di questi, ben 508 persone stanno scontando una condanna definitiva e avrebbero dunque pieno diritto a un percorso strutturato di reinserimento e rieducazione”.

Emerge poi “la drammatica carenza del personale dell’area trattamentale. Su 6 funzionari previsti in pianta organica ne sono in servizio solo 3 (supportati per tre giorni la settimana da un’unità proveniente da Mantova). Questo significa che ogni funzionario giuridico-pedagogico deve seguire circa 200 detenuti, rendendo impossibile un’effi cace attività trattamentale personalizzata. Anche il personale di custodia registra una forte scopertura, con solo 175 agenti in servizio rispetto ai 223 previsti”.

Non è tutto: le differenze strutturali tra i padiglioni, vecchio e nuovo, presentano “criticità igienico-sanitarie ricorrenti e celle molto più anguste nella struttura più datata. Inoltre, per affrontare il caldo, sono collocati dei ventilatori, donati dalla Camera Penale, nei corridoi e negli spazi comuni, mentre nelle celle i detenuti devono acquistarli a proprie spese. Manca ancora ma è in fase di progettazione una stanza per l’affettività, utile a garantire ai detenuti incontri con partner o familiari in totale intimità come previsto dalla sentenza della Corte Costituzionale”.

Esiste in struttura un presidio medico h24 che deve però far fronte ad un quadro complesso: 345 detenuti soffrono di dipendenze da alcol, droghe o ludopatia, 106 persone hanno patologie psichiatriche certifi cate, a cui si aggiungono persone con ansie, disturbi del sonno o dinamiche di autolesionismo. In tutto questo, sono solo 6 le ore settimanali di copertura psichiatrica per l’intero istituto. Infine, 345 persone assumono regolarmente psicofarmaci. Insomma, un quadro decisamente pesante.

Importante la sinergia virtuosa con il territorio e il terzo settore: “Cooperative e realtà sociali e volontari tengono vivo il legame con l’esterno attraverso numerose attività formative e lavorative che rappresentano il più potente strumento anti recidiva” conclude la delegazione. “Tra le eccellenze attive, la falegnameria e il laboratorio di trasformazione agroalimentare. Complessivamente sono solo 20 le persone ammesse al lavoro esterno (art. 21) e la richiesta di partecipazione a corsi professionalizzanti resta di gran lunga superiore ai posti effettivamente disponibili”.

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