Fatti di Bologna, Azzali: “Solidarietà ai sindaci Virgilio e Bergamaschi”
Il segretario provinciale del Pd interviene a sostegno dei primi cittadini di Cremona e Crema, attaccati per il sostegno al collega di Bologna
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“Le polemiche sollevate da Lega e Fratelli d’Italia nei confronti del sindaco di Cremona Andrea Virgilio, tra i sindaci firmatari dell’appello a sostegno del sindaco di Bologna Matteo Lepore, sottoscritto anche dal sindaco di Crema Fabio Bergamaschi, sono l’ennesimo tentativo di strumentalizzare una vicenda dolorosa per ragioni di propaganda politica, ignorando le ragioni civili e democratiche testimoniate dai cittadini bolognesi che hanno risposto all’invito del loro sindaco in una civilissima manifestazione convocata per esprimere vicinanza alla famiglia e per fare piena luce su quanto accaduto da parte degli organismi competenti”.
Lo scrive in una nota, Rosolino Azzali, segretario del Pd della provincia di Cremona, in riferimento al caso di Abderrahim Fakir, il 42enne morto a Bologna dopo un intervento della polizia.
“L’appello del sindaco Matteo Lepore è stato volutamente travisato. Non era un invito alla protesta contro lo Stato, né tantomeno un messaggio rivolto alle frange violente o estremiste. Era, al contrario, un richiamo alla parte migliore della società: ai cittadini, alle associazioni, al volontariato, alle realtà civiche e democratiche, affinché, di fronte a una vicenda che ha profondamente colpito la comunità, prevalessero il senso di responsabilità, il rispetto delle istituzioni e il rifiuto di ogni forma di violenza.
Una risposta istituzionale che nulla a che fare con le violenze che hanno scatenato gruppi di facinorosi che, come sostengono i sindaci firmatari dell’appello, hanno cercato e voluto trasformare il dolore in scontro. Attribuire al sindaco Lepore la responsabilità delle condotte di queste frange, oltre che sbagliato, significa alimentare una contrapposizione istituzionale che rende ancora più difficile affrontare una vicenda tanto grave. Condividiamo pertanto pienamente le ragioni che hanno portato i nostri sindaci a sottoscrivere un appello condiviso da decine di amministratori italiani.
Un appello che non è contro le forze dell’ordine, ma a favore della verità, della giustizia e del rispetto delle istituzioni. Respingiamo con fermezza l’accusa secondo cui chiedere che venga fatta piena luce su una vicenda ancora oggetto di accertamenti significhi voltare le spalle alle forze dell’ordine”. È vero esattamente il contrario. In uno Stato di diritto si sostengono contemporaneamente il lavoro della magistratura, chiamata ad accertare i fatti, e quello delle donne e degli uomini delle forze dell’ordine che ogni giorno operano con professionalità e sacrificio per garantire la sicurezza dei cittadini.
Non esiste alcuna contraddizione tra queste due affermazioni. I sindaci Virgilio e Bergamaschi hanno interpretato il loro ruolo con equilibrio e senso delle istituzioni: hanno ribadito la necessità di ricercare la verità, hanno condannato ogni forma di violenza e hanno espresso rispetto per chi indossa una divisa.
Sono esattamente i comportamenti che ci aspettiamo da amministratori responsabili. Chi oggi prova a delegittimare questa posizione dovrebbe invece interrogarsi sulle risposte che il Governo non ha dato ai territori in materia di sicurezza urbana, organici delle forze dell’ordine e della polizia locale e, ancora, sul mancato sostegno alle comunità locali in termini di misure di prevenzione, di risorse per educatori, operatori sociali e per progetti di riqualificazione delle periferie.
È su queste urgenze che si costruisce maggiore sicurezza per tutti i cittadini, non attraverso polemiche costruite per alimentare divisioni”. “Come Partito Democratico provinciale”, conclude Azzali, “continueremo ad essere al fianco dei nostri amministratori, difendendo una cultura istituzionale fondata sul rispetto della legalità, sulla fiducia nelle istituzioni repubblicane e sulla ricerca della verità. Perché la sicurezza non si tutela contrapponendo i cittadini alle forze dell’ordine o la politica alla magistratura: si tutela mettendo in campo politiche concrete che non si limitino a denunciare, ma che cerchino di contrastare le cause dei comportamenti di devianza e di illegalità, soprattutto tra i giovani e si tutela rafforzando tutte le istituzioni dello Stato”.