Nel Cremonese è anziano un residente su quattro. Cisl: “Si aumenti il fondo per le non autosufficienze”
"Resta aperto il nodo delle risorse, che sono ancora insufficienti”, commenta Cesira Chittolini, segretaria generale della FNP Cisl Asse del Po
Nel Cremonese le persone con almeno 65 anni rappresentano il 25,6% della popolazione: più di un residente su quattro. Gli ultranovantenni sono 5.441 nell’intera provincia. Di questi, 1.299 risiedono nel comune di Cremona mentre 4.142 sono distribuiti negli altri comuni. I dati, elaborati su fonte Istat, sono riferiti al 2025. Il nuovo Piano nazionale per la Non Autosufficienza rappresenta un passo avanti, ma per garantire risposte adeguate alle persone anziane e alle loro famiglie servono più risorse, servizi realmente accessibili e una maggiore integrazione tra assistenza sociale e sanitaria. È questa la valutazione della Federazione Pensionati (FNP) Cisl Asse del Po sul Piano nazionale per la Non Autosufficienza 2025-2027, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 12 giugno, e sul conseguente Programma operativo approvato da Regione Lombardia.
Da un lato migliorano i criteri con cui il Fondo per le non autosufficienze viene ripartito tra le Regioni: saranno maggiormente legati alla presenza di popolazione anziana, titolari di indennità di accompagnamento e persone con disabilità grave. Dall’altro rimangono alcuni nodi da sciogliere: la frammentazione tra servizi sociali e sanitari, la necessità di rafforzare l’assistenza domiciliare e la definizione delle prestazioni essenziali che devono essere garantite ai cittadini. In Italia gli anziani non autosufficienti sono circa quattro milioni. Considerando anche familiari e operatori, sono complessivamente dieci milioni le persone coinvolte. Nei prossimi anni, inoltre, il numero degli ultra-ottantacinquenni è destinato ad aumentare del 30%. Quest’anno il Fondo per le Non Autosufficienze dispone di 934 milioni di euro. Di questi, circa 300 milioni sono destinati ai Livelli essenziali delle prestazioni sociali, mentre oltre 620 milioni vengono assegnati alle Regioni senza specifici vincoli per lo sviluppo dei servizi. Le risorse saliranno ulteriormente nel 2027, ma si tratta di un aumento già programmato negli anni precedenti e insufficiente rispetto alla crescita dei bisogni assistenziali.
Proprio il tema delle risorse è al centro dell’iniziativa di oltre 60 Organizzazioni, tra cui la FNP Cisl, che hanno presentato al Governo la proposta di un Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza, in vista della Legge di Bilancio che sarà discussa in Parlamento in autunno. Il Patto chiede di semplificare l’accesso alle prestazioni, rafforzare l’assistenza domiciliare e residenziale e avviare la riforma dell’indennità di accompagnamento. Per il 2027 l’investimento richiesto supera il miliardo di euro.
“La valutazione della Cisl sul Piano per la Non Autosufficienza è in chiaroscuro: ci sono alcuni elementi positivi, ma resta aperto il nodo delle risorse, che sono ancora insufficienti”, commenta Cesira Chittolini, segretaria generale della FNP Cisl Asse del Po. “Per questo abbiamo aderito al Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza. Servono nuove risorse per garantire alle persone non autosufficienti servizi adeguati a costi accessibili”. “Oggi chi ha bisogno di assistenza – prosegue Chittolini – deve fare i conti con troppa burocrazia e, nel caso dei servizi residenziali, può attendere fino a otto mesi prima di trovare posto in una struttura o in una RSA. Inoltre, troppe famiglie faticano a sostenere le rette e rischiano di non poter garantire ai propri cari l’assistenza di cui necessitano”.