Crisi idrica: Mariani, sindaci e agricoltori chiedono stato di emergenza
Il presidente della Provincia, insieme ai sindaci dell'asta del Po, hanno inviato a Regione Lombardia una missiva per chiedere l'attivazione tempestiva dello stato di emergenza
Stato di emergenza regionale per affrontare la pesantissima crisi idrica che sta attraversando il territorio lombardo: a chiederlo è il presidente della Provincia di Cremona, Roberto Mariani, che insieme a tutti i sindaci dei Comuni del territorio presenti lungo l’asta del Po e al presidente della Libera Agricoltori, ha inviato una lettera al presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana e agli assessori regionali Massimo Sertori e Alessandro Beduschi.
“Le preoccupazioni delle scorse settimane, purtroppo, sono divenute realtà, i laghi e i fiumi lombardi ora
mostrano il loro volto più sofferente a causa della siccità” si legge nella missiva. “In quota, dove i bacini, anche quelli più piccoli, sono piuttosto ‘a secco’ e di conseguenza anche quelli a valle proprio a causa delle scarse riserve di neve accumulate durante la scorsa stagione”.
Non è tutto: “Secondo Arpa Lombardia, su scala regionale il deficit delle riserve idriche sarebbe più del 40% rispetto alla media del periodo. Lungo il Po, tanto per citare l’esempio più eclatante, Enel Green Power è stata costretta a fermare la centrale idroelettrica di Monticelli d’Ongina per garantire acqua nei territori a valle: era già successo nel giugno 2022, ma certamente non è un bel segnale”.
Discorso analogo vale per gli affluenti, come Brembo e Serio, che presentano una portata “inferiore alla media del periodo 2006-2025 rispettivamente del 36 e del 28%”.
Stessa situazione, si legge ancora per la lettera, vale per i laghi. Insomma, un problema che riguarda tutto il territorio regionale, e per il quale, secondo i firmatari, non ci si è mossi in tempo: “Giovedì 16 luglio a Palazzo Lombardia si è tenuto il tavolo regionale per l’utilizzo della risorsa idrica, ma nel frattempo Legambiente Lombardia ha bollato l’intervento delle istituzioni come tardivo”.
A suo tempo, si legge ancora nella lettera, i tecnici avevano spiegato che “i problemi per la stagione irrigua erano chiari già a inizio marzo. Mentre negli ultimi vent’anni il dato dell’equivalente idrico della neve al 1° marzo è stato in media di 2,3 miliardi di metri cubi di acqua, nel 2026 il volume in questione risultava inferiore a 1,3 miliardi di metri cubi. A peggiorare la situazione ci si è messo anche l’aumento delle temperature primaverili, che ha fatto sì che le nevi risultassero quasi esaurite a fine maggio, contro un dato, basato sulla media ventennale, che colloca la data di fine disgelo alla prima settimana di luglio. In pratica è come se, dal punto di vista della disponibilità di risorsa idrica, l’estate fosse iniziata un mese e mezzo prima”.
Inoltre, secondo Mariani e gli altri, “per i Comuni ed i territori che affacciano direttamente sul fiume Po o sugli affluenti il rischio di una prolungata siccità potrebbe causare danni alle strutture ricettive e turistiche, come ad esempio attracchi, pontili o imbarcazioni, ora appoggiate sui fondali in posizioni talvolta non tipiche ed ideali. Le aree boscate a maturazione in assenza di apporti idrici garantiti dalle fluttuazioni idrometriche patiscono le alte temperature, per non parlare delle nuove piantumazioni garantite dai vari progetti, anche legati al Pnrr, il cui attecchimento è strettamente legato al bisogno di acqua.”
Per questo, “come Amministrazione provinciale e comuni del territorio chiediamo alla giunta regionale lo stato di emergenza di rilievo regionale per la crisi idrica che sta interessando il territorio lombardo”.
La dichiarazione dello stato di emergenza regionale “costituisce il presupposto amministrativo necessario per l’adozione delle ordinanze del presidente della Regione, per l’attivazione delle misure straordinarie di Protezione civile e per l’avvio delle procedure finalizzate all’utilizzo delle risorse disponibili per la gestione dell’emergenza e il sostegno ai territori colpiti”.