Morto dopo le ustioni in carcere, la procura dispone autopsia sul corpo di Salaheddine Nekhli
Dopo oltre una settimana di ricovero all'ospedale Niguarda, il 39enne non ce l'ha fatta. La procura ha aperto un fascicolo. L'avvocato: "Alla famiglia date versioni diverse"
E’ stata disposta l’autopsia sul corpo di Salaheddine Nekhli, il 39enne morto dopo una settimana di agonia all’ospedale Niguarda di Milano, dove era stato ricoverato il 30 luglio scorso. Secondo la versione diramata dalle autorità, l’uomo, che era detenuto nel carcere di Cremona si sarebbe dato fuoco per protesta.
Versione di cui non sono convinti il suo avvocato, Giovanni Pignataro, e la famiglia del 39enne. Anche la Procura ha deciso di voler chiarire la situazione. A questo proposito ha aperto un fascicolo e disposto l’accertamento autopico. Dopo il ricovero la sua situazione è andata degenerando, e il suo cuore ha smesso di barrere a causa di un collasso respiratorio, conseguenza delle ustioni.
“Alla famiglia, il giorno della tragedia, sono state date versioni diverse” spiega l’avvocato Pignataro. “Prima hanno parlato di un incendio accidentale, poi di una rissa e poi di uno scontro con un’altro detenuto. Io invece ho inviato diverse Pec alla direzione del carcere, per chiedere un chiarimento ufficiale, ma non ho mai ricevuto risposta“.
Sia il legale sia i familiari hanno appreso solo dalla stampa la versione ufficiale sull’accaduto, con la pubblicazione di un comunicato dei sindacati di Polizia Penitenziaria. Ora spetterà alla Procura di Cremona, che ha aperto un fascicolo, far luce sull’esatta dinamica dell’episodio e accertare eventuali responsabilità.
Il 39enne, che era recluso dall’inverno del 2023, sarebbe stato rilasciato intorno a metà agosto. Nel mentre, come raccontano i familiari, svolgeva diversi lavori di manutenzione e altre mansioni all’esterno dei padiglioni.