Vendemmia anticipata in Val Trebbia: dai vigneti piacentini un’annata promettente
Raccolta partita con più di 10 giorni di anticipo. Grappoli sani e abbondanti, ma i produttori devono affrontare sfide climatiche e di mercato in evoluzione
I vigneti dalle colline di Travo si affacciano sulla Val Trebbia, nel piacentino, dove la vendemmia è cominciata con grande anticipo. Come ci spiega Sergio Paganini, un produttore della zona: “Siamo stati presi anche un po’ di sorpresa: pensavamo di aver cominciato presto l’anno scorso, il 17 d’agosto, ma quest’anno è un record.
La qualità è ottima, non abbiamo alcun tipo di problema, né patogeni né funghi.” Nel vigneto si comincia a lavorare alle sei e mezza del mattino e si va avanti fino a mezzogiorno, poi la raccolta viene sospesa a causa del caldo insopportabile. Resta però il problema di trovare manodopera disposta a un lavoro così duro. “Dico sempre che anni fa la vendemmia era una festa, mentre oggigiorno è un incubo proprio per questo motivo”, ci dice Paganini.
“Noi fortunatamente ce la caviamo: essendo una piccola azienda familiare non abbiamo mai raccolte massicce, ma tante piccole vendemmie frazionate, e quindi riusciamo a gestire la situazione.” I grappoli sono sani e grandi nonostante la siccità, anche se non pochi vengono gustati dai caprioli, sempre più numerosi in zona. Si comincia con lo Chardonnay utilizzato come base per lo spumante Metodo Classico, poi arriverà il Pinot nero.
La raccolta è manuale: le bacche vengono trasportate in cassette e svuotate a mano per garantire l’integrità degli acini. Successivamente l’uva viene pigiata delicatamente per preservare aromi e profumi, come racconta Elena Bonelli, che insieme ai fratelli gestisce le storiche cantine di Rivergaro (che quest’anno festeggiano 80 anni di attività): “La pressa è a polmone, cioè una pressa ad aria a spremitura soffice, per trattare l’uva nel miglior modo possibile e ottenere un succo di maggior valore”.
Dopo lo Chardonnay, come proseguirà la vendemmia? “Immagino che già dalla prossima settimana passeremo alle uve bianche. Di solito, soprattutto qui in Val Trebbia, arrivavano nella prima settimana di settembre: si tratta quindi di un anticipo notevole. Per noi nel piacentino ‘uve bianche’ significa soprattutto Ortrugo e Malvasia aromatica”.
L’uva è sana e presenta una gradazione zuccherina potenzialmente molto alta, che verrà gestita con il controllo della temperatura in cantina: “Già da molti anni utilizziamo aree a temperatura controllata perché, con queste stagioni così calde anche di notte, bisogna riuscire a gestire i mosti che altrimenti andrebbero incontro a una fermentazione troppo veloce”.
L’anticipo della vendemmia anche di 15 giorni crea problemi organizzativi, ma non sono gli unici: il mercato sta cambiando e si registra un calo generale nei consumi: “La crisi del vino c’è”, dice Bonelli, “è innegabile.
Negli ultimi anni sono stati impiantati molti vigneti, quindi c’è una sovrapproduzione che comincia a mostrare i suoi effetti negativi. Inoltre i gusti sono cambiati perché è cambiato il nostro modo di vivere: c’è stato uno spostamento verso vini più leggeri, i cosiddetti easy wines, cioè di pronta beva e più facili, nati proprio per venire incontro a queste nuove esigenze”. In questo scenario, i vini del territorio piacentino sembrano mostrare una maggiore resilienza: “I vini piacentini non solo si sono adeguati, ma si prestano molto a questo trend perché non sono pensati per il lungo invecchiamento. Sono più in crisi le zone note per i grandi vini da meditazione; noi che produciamo vino quotidiano soffriamo meno, e quindi va bene così.”










