Continua l’espansione del gruppo francese Lactalis, gli ultimi acquisti nel Regno Unito
La multinazionale ha acquisito marchi storici italiani, ma le aziende locali continuano a competere nel mercato degli stagionati
Parmalat Galbani, Locatelli, Invernizzi, Cademartori sono solo alcuni dei nomi delle storiche aziende italiane passate nel corso degli ultimi anni alla multinazionale francese Lactalis della famiglia Besnier, il più grande produttore lattiero caseario al mondo. Nel corso dei decenni il gigante transalpino ha strutturato un portafoglio vastissimo tramite continue acquisizioni, integrando alcune delle più iconiche realtà italiane, francesi e internazionali. Oggi Lactalis controlla gran parte della grande tradizione casearia e alimentare italiana, gestita principalmente attraverso le controllate Lactalis Italia e Parmalat.
Nel 2006 è entrata nel gruppo Galbani con marchi storici come Galbanino, Galbanetto, Santa Lucia, Invernizzi, Locatelli e Cademartori e poi la Parmalat acquisita nel 2011 che ha portato in dote marchi leader del settore come Panna Chef e Zymil. Nel 2019 e negli anni successivi ha inglobato la Nuova Castelli di Reggio Emilia e la Bresciana Ambrosi, colossi della produzione ed esportazione di Parmigiano Reggiano e Grana Padano. A questi si aggiungono storici marchi internazionali come Leerdammer e la divisione formaggi di Kraft Cheese. Ed è proprio sul fronte estero che si registra l’ultimo colpo di mercato.
Lactalis ha infatti annunciato il raggiungimento di un accordo con il gruppo canadese Saputo per l’acquisizione della sua divisione lattiero casearia britannica con un’operazione valutata oltre un miliardo di euro. L’acquisizione comprende alcuni dei marchi più noti del Regno Unito a cominciare dal celebre cheddar Cathedral City, iconico formaggio britannico. Un’espansione che tocca da vicino anche il tessuto produttivo lombardo, sono infatti tantissime le aziende agricole lombarde che conferiscono quotidianamente il proprio latte a Lactalis.
In passato non erano mancati gli allarmi lanciati dalle associazioni di categoria per la difesa dell’industria lattiero casearia italiana con la richiesta di sostegni e tutele per consentire alle imprese nazionali di restare in mani italiane anche attraverso aggregazioni di filiera in grado di competere con i grandi colossi stranieri.
Ma restano spazi presidiati dalle aziende locali come ci dice Paolo Sckokai, docente di Economia agro-alimentare dell’Università Cattolica e Direttore del Dipartimento di Economia Agro-alimentare: “Il fatto che un gruppo come Lactalis, che è molto presente nella provincia di Cremona, continui questa strategia di fortissime espansione non significa che questo debba avere per forza ricadute negative sul territorio.
E’ chiaro che nei segmenti dove Lactalis è più forte, in particolare nei prodotti freschi, la presenza di un’azienda così forte chiaramente incide sulle dinamiche di formazione dei prezzi e dei contratti, però è altrettanto vero che Lactalis non riesce a presidiare alcuni dei segmenti storici della produzione locale, in particolare quella dei formaggi stagionati, pensiamo al provolone, al Grana Padano.
In questi segmenti il ruolo delle aziende locali anche di piccole e medie dimensioni è ancora molto importante e sicuramente questo vuol dire che gli spazi di crescita del settore lattiero caseario locale sono ancora tutti disponibili”.