Politica

Esternalizzazione Medicina dell’Ospedale, Piloni, Azzali e Galletti: “Urge cambio di passo”

Gli esponenti del Pd: "Non si può continuare a portare avanti le politiche del personale in una condizione di emergenza permanente

L'ospedale di Cremona
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Proseguono le polemiche sull’esternalizzazione della medicina dell’Ospedale di Cremona: dopo le spiegazioni fornite dal direttore generale dell’Asst di Cremona, Ezio Belleri, entra in gioco anche la politica. A intervenire sono alcuni esponenti del Pd: Matteo Piloni, Roberto Galletti e Rosolino Azzali, rispettivamente consigliere regionale, segretario cittadino e segretario provinciale.

“Le dichiarazioni con cui si giustifica il ricorso alle cooperative per garantire la continuità dei reparti confermano una criticità che da anni denunciamo: non si può continuare a portare avanti le politiche del personale in una condizione di emergenza permanente” scrivono gli esponenti Dem in una nota.

“Affidarsi al privato per reperire personale e garantire il funzionamento dei servizi non è una scelta nuova, ma la conseguenza diretta di un progressivo indebolimento del servizio sanitario pubblico. Una situazione che riguarda in particolare il personale infermieristico, oggi sempre più difficile da reperire a causa di stipendi fermi, carichi di lavoro pesanti, scarse prospettive di crescita professionale e condizioni che rendono questa professione sempre meno attrattiva, ma che è essenziale per la tenuta del servizio sanitario”.

Per Piloni, Galletti e Azzali, si tratta di un problema “che non nasce oggi e che non può essere affrontato sempre e solo con soluzioni tampone. In questi anni la questione è stata posta con forza dal Pd in sede regionale, ottenendo impegni concreti come risorse per voucher destinati agli studenti di infermieristica, misure per favorire l’accesso alla casa e strumenti di welfare aziendale. Proposte approvate su cui anche la destra ci ha dato ragione ma che devono essere concretizzate!

Allo stesso tempo continuiamo a chiedere di aumentare il fondo sanitario nazionale, necessario anche per intervenire sugli stipendi, a partire da quelli degli infermieri, e per sostenere progressioni di carriera e maggiore autonomia professionale”.

Anche sul fronte delle cooperative, sempre in sede regionale, “abbiamo chiesto e ottenuto l’impegno a definire indirizzi regionali vincolanti per il loro arruolamento nelle strutture sanitarie. Ma deve essere chiaro un punto: il ricorso a queste forme può rappresentare soltanto una risposta temporanea, non una modalità ordinaria di organizzazione del servizio”.

Per i politici del Pd, “quando l’urgenza diventa la regola, significa che è mancata la programmazione. Ed è esattamente ciò che manca in Regione, dopo 31 anni di governo di destra. Quando questo accade per anni, il rischio è evidente: scaricare sui cittadini cremonesi le conseguenze di scelte strutturalmente insufficienti, fino a determinare un progressivo peggioramento della qualità del servizio e un vero disservizio per il territorio.

Per questo serve un cambio di passo netto: investimenti strutturali sul personale, valorizzazione delle professionalità, programmazione seria delle assunzioni e una difesa concreta della sanità pubblica. Solo così si può garantire continuità ai reparti senza consegnare pezzi sempre più rilevanti del servizio pubblico a una logica emergenziale e privatistica” concludono.

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