Cronaca

“Chiaro, schietto, di grande umanità”: l’addio della comunità cremonese a don Davide Fieschi

I funerali in San Michele sono stati presieduti da monsignor Erio Castellucci, arcivescovo-abate della diocesi di Modena-Nonantola, nella quale don Davide era incardinato dal 2021

I funerali di don Davide Fieschi (foto Diocesi di Cremona)
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Una comunità commossa e numerosa si è stretta attorno alla famiglia di don Davide Fieschi, per dargli l’ultimo salutato nella chiesa di San Michele Vetere. Il sacerdote di origini cremonesi, scomparso lo scorso 17 agosto all’età di 61 anni, si è spento dopo una lunga malattia affrontata con grande dignità.

I funerali sono stati presieduti da monsignor Erio Castellucci, arcivescovo-abate della diocesi di Modena-Nonantola, nella quale don Davide era incardinato dal 2021. Presenti alla celebrazione anche il parroco di San Michele, don Aldo Manfredini, unitamente a numerosi sacerdoti, religiosi, religiose e tanti fedeli giunti per rendere omaggio a un uomo e ad un sacerdote stimato da tutti.

Nato all’ombra del Torrazzo il 14 febbraio 1965, don Davide era tornato nella sua città natale negli ultimi mesi per sottoporsi alle cure sanitarie necessarie, trascorrendo gli ultimi otto mesi presso l’Hospice dell’Ospedale di Cremona con il supporto dei fratelli Ignazio e Maria Chiara.

Nonostante la sofferenza, il sacerdote ha continuato fino all’ultimo a dedicarsi con devozione al suo ministero. Come ricordato durante le esequie, don Davide dedicava ogni momento di lucidità e salute alle confessioni in Cattedrale, donando il proprio tempo alla comunità anche quando le forze glielo rendevano difficile.

Nell’omelia, monsignor Castellucci ha tracciato un ritratto affettuoso ed esaustivo del sacerdote, definendolo una vera e propria “sentinella” – richiamando una celebre lettura del profeta Ezechiele – per via della sua schiettezza, della sua chiarezza di pensiero e della profonda sincerità nelle relazioni: “Fate che sia sì quando è sì e no quando è no”, il principio fondamentale che ha guidato tutta la sua vita pastorale e personale.

Non sono mancati i ricordi legati al suo spirito autoironico e alla sua umanità travolgente, capaci di smorzare anche i momenti più difficili legati alla malattia. Don Davide ha saputo intrecciare legami fortissimi con diverse “famiglie”: da quella d’origine a quella parrocchiale, fino alla comunità dei frati di San Francesco, che ne hanno segnato la ricerca di essenzialità.

Al termine della funzione liturgica, accompagnato dalle preghiere e da un lungo applauso sul sagrato di San Michele, il feretro è stato salutato da un abbraccio corale della città prima del viaggio finale.

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