Cronaca

Furto dei 300.000 euro dalle casse dell’Accd: l’ex direttore Strina a processo

L'accusa è di furto pluriaggravato. Era denaro donato dai cremonesi per l’assistenza dei malati terminali. Il 25 febbraio prima udienza. L'Associazione chiederà i danni

La sede della guardia di finanza di Cremona
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Citazione diretta a giudizio per Massimiliano Giuseppe Strina, 60 anni, ex direttore dell’Accd, l’Associazione Cremonese per la Cura del Dolore, realtà molto nota a Cremona che da anni si occupa di assistenza e supporto ai malati terminali e alle loro famiglie sia in hospice che a domicilio. Strina è accusato di furto pluriaggravato. Andrà a processo. La prima udienza è fissata per il 25 febbraio 2028.

Per la guardia di finanza, che ha indagato in stretto contatto con la procura di Cremona, in particolare con il sostituto procuratore Alessio Dinoi, l’ex dirigente avrebbe approfittato del suo incarico e della delega ad operare sui conti correnti per sottrarre dalle casse della Onlus, presieduta dall’imprenditore cremonese Antonio Auricchio, circa 300.000 euro.

Nei confronti di Strina, che avrebbe utilizzato parte del denaro sottratto all’associazione per l’acquisto di oggetti d’arte e beni d’antiquariato, i militari delle Fiamme Gialle avevano eseguito un provvedimento di sequestro preventivo.

L’Accd, che a processo si costituirà parte civile, è rappresentata dall’avvocato Alessio Romanelli. “L’Associazione Cremonese Cura Contro il Dolore”, aveva già ribadito il legale, “è stata vittima di una rilevante sottrazione di fondi perpetrata dal suo ex direttore mediante la creazione di documenti falsi ed il ricorso ad altri artifici. Il comportamento infedele dell’ex direttore, scoperto grazie all’attività di monitoraggio e tutela effettuata dagli organi dell’Associazione, è stato immediatamente oggetto di denuncia querela presso l’autorità giudiziaria per il reato di furto pluriaggravato.

L’Associazione si è subito attivata anche in sede civile per il recupero del maltolto.

Le indagini, condotte tramite accertamenti sui conti patrimoniali e sui flussi finanziari di Strina e l’assunzione di informazioni ed acquisizioni documentali, hanno evidenziato che l’ex dirigente avrebbe duplicato numerose fatture autentiche o alterato i dati di pagamento per giustificare l’esecuzione di oltre 60 bonifici a favore di conti intestati sia a lui che ai suoi familiari.

In relazione a quanto emerso nel corso degli accertamenti della finanza, il gip aveva emesso il provvedimento cautelare, disponendo il sequestro preventivo del profitto del reato e delle somme di danaro presenti sui conti correnti dell’indagato e dei familiari, oltre a 14 quadri d’autore, come ad esempio una pittura olio su rame “Diana e Callisto”, un olio su tela “Cristo alla colonna” e “San Girolamo nello studio”, del XVII Secolo, e una coppia di mobili antichi a titolo di surrogato del profitto del reato.

Strina è assistito dall’avvocato Franco Antonioli.

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