Cronaca

Spariti 300.000 euro dai conti dell’Accd: chiuse le indagini per l’ex direttore

Massimiliano Giuseppe Strina è accusato di furto pluriaggravato. Denaro donato dai cremonesi per l’assistenza dei malati terminali

Il Comando della guardia di finanza di Cremona
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La procura di Cremona ha chiuso le indagini nei confronti di Massimiliano Giuseppe Strina, 60 anni, ex direttore dell’Accd, l’Associazione Cremonese per la Cura del Dolore, realtà molto nota a Cremona che da anni si occupa di assistenza e supporto ai malati terminali e alle loro famiglie sia in hospice che a domicilio. Strina è accusato di furto pluriaggravato. Ora per lui potrebbe profilarsi la richiesta di rinvio a giudizio.

Per la guardia di finanza, che ha indagato in stretto contatto con la procura di Cremona, in particolare con il sostituto procuratore Alessio Dinoi, l’ex dirigente avrebbe approfittato del suo incarico e della delega ad operare sui conti correnti per sottrarre dalle casse della Onlus, presieduta dall’imprenditore cremonese Antonio Auricchio, circa 300.000 euro.

L’avvocato Romanelli

Nei confronti di Strina, che avrebbe utilizzato parte del denaro sottratto all’associazione per l’acquisto di oggetti d’arte e beni d’antiquariato, i militari delle Fiamme Gialle hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo.

L’Accd, parte lesa, è rappresentata dall’avvocato Alessio Romanelli. “L’Associazione Cremonese Cura Contro il Dolore”, ha commentato il legale, “è stata vittima di una rilevante sottrazione di fondi perpetrata dal suo ex direttore mediante la creazione di documenti falsi ed il ricorso ad altri artifici. Il comportamento infedele dell’ex direttore, scoperto lo scorso anno grazie all’attività di monitoraggio e tutela effettuata dagli organi dell’Associazione, è stato immediatamente oggetto di denuncia querela presso l’autorità giudiziaria per il reato di furto pluriaggravato.

L’Associazione si è subito attivata anche in sede civile per il recupero del maltolto. L’Associazione manifesta sin da ora la volontà, quale vittima del reato, di costituirsi parte civile nel futuro processo penale, anche a tutela della propria immagine. L’impegno dell’Associazione, nel proprio ambito di attività, rimane immutato e un sincero ringraziamento va indirizzato a tutti coloro che, a vario titolo e spesso su base del tutto volontaristica, prestano la loro opera e tempo ad alleviare il dolore delle persone più fragili e in difficoltà”.

L’avvocato Antonioli

Le indagini, condotte tramite accertamenti sui conti patrimoniali e sui flussi finanziari dell’indagato e l’assunzione di informazioni ed acquisizioni documentali, hanno evidenziato che Strina avrebbe duplicato numerose fatture autentiche o alterato i dati di pagamento per giustificare l’esecuzione di oltre 60 bonifici a favore di conti intestati sia a lui che ai suoi familiari.

In relazione a quanto emerso nel corso degli accertamenti della finanza, il gip aveva emesso il provvedimento cautelare, disponendo il sequestro preventivo del profitto del reato e delle somme di danaro presenti sui conti correnti dell’indagato e dei familiari, oltre a 14 quadri d’autore, come ad esempio una pittura olio su rame “Diana e Callisto”, un olio su tela “Cristo alla colonna” e “San Girolamo nello studio”, del XVII Secolo, e una coppia di mobili antichi a titolo di surrogato del profitto del reato.

L’indagato è assistito dall’avvocato Franco Antonioli, che sta cercando di far in modo che l’ex direttore restituisca i 300mila euro all’Accd. Parte del denaro potrebbe essere ricavato dalla vendita di due appartamenti acquistati da Strina in un piccolo paese della Val Camonica.

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