L’incidente lungo la via Postumia, il buio, la paura e la rinascita: Betty Muto si racconta a CR1
Protagonista della prima puntata di "E le Donne", la ragazza ripercorre i momenti più difficili della sua vita. Ha rischiato di morire, poi la forza di rialzarsi: "Ho capito che dovevo lottare"
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Una notte che divide la vita in due. Prima e dopo. Per la cremonese Elisabetta “Betty” Muto, 21 anni, il confine è segnato da una data precisa: il 2 marzo 2025. Alle 4.30 del mattino, mentre rientrava a casa dopo una serata trascorsa con gli amici, la sua auto è uscita di strada lungo la via Postumia terminando la corsa contro un muretto. Un incidente devastante che l’ha costretta a un lunghissimo percorso di cure e riabilitazione. Una storia di dolore, ma soprattutto di forza e rinascita raccontata nella prima puntata di “E le Donne“, (clicca qui per rivedere la puntata) programma di CR1 condotta da Eleonora Busi. Un’intervista toccante, che torna a quegli istanti.
Cosa ti viene in mente quando ripensi a quella notte?
“Molte volte non ci penso perché non voglio farlo. È una cosa che non riuscirò mai ad accettare. Mi è sempre piaciuto guidare e non capirò mai perché è successo.”
Che cosa ricordi delle ore precedenti all’incidente?
“Mi ricordo tutta la giornata, il lavoro, il compleanno a Brescia e gli amici. Mi ricordo tutto fino al momento in cui sono partita per tornare a casa. Da lì in poi non ricordo più niente.”
Quando hai iniziato a renderti conto di quello che ti era successo?
“All’inizio non ricordo nulla. Le cose le so perché me le hanno raccontate. Quando ho iniziato a ricordare qualcosa pensavo stessi sognando. Credevo che il giorno dopo mi sarei svegliata e sarei tornata a casa.”
C’è stato un momento in cui la tua famiglia ha capito che eri tornata davvero?
“La mamma dice sempre che è successo il 5 agosto. È arrivata al centro e io le ho detto ‘ciao mamma’ con il mio solito sorriso. In quel momento ha capito che ero tornata.”
Quanto è stata importante la tua famiglia durante il percorso di riabilitazione?
“Tantissimo. Mio fratello, i miei genitori, i miei zii. Tutti mi sono stati vicini. Senza di loro sarebbe stato impossibile.”
C’è stato un momento in cui hai capito che dovevi reagire?
“Sì. All’inizio non collaboravo molto. Poi mia mamma è arrivata, mi ha sgridata e mi ha detto che se non mi fossi impegnata non sarei mai tornata a casa. Da quel giorno ho iniziato davvero a fare fisioterapia.”
Ti pesa non ricordare quello che è successo?
“Mi pesa tantissimo. Vorrei ricordare. Vorrei ricordare anche l’incidente. Tutti mi dicono che è meglio così, ma io vorrei sapere davvero cosa è successo.”
Sei tornata a guidare. Che emozione è stata?
“Ero felicissima. Avevo una grande emozione. Un po’ di paura c’era, ma la felicità era molto più forte.”
Oggi esiste una Betty diversa da quella di prima?
“Assolutamente sì. Prima uscivo sempre, tutti i giorni. Oggi vedo la vita in modo diverso. Se sto con la mia famiglia sono felice e questo prima non succedeva.”
Qual è il tuo prossimo obiettivo?
“Tornare a lavorare. Mi sento persa senza il lavoro. Voglio riprendere la mia vita.”
Che messaggio vuoi lasciare a chi sta affrontando una battaglia come la tua?
“Di essere forte, di avere coraggio e di continuare a impegnarsi. Se una persona si mette in testa una cosa può farcela. Tutto dipende dalla volontà e dall’impegno che ci mette ogni giorno. Però non me la sentirei di dire altro perché io capisco quanto sia difficile”