Cronaca

La ricerca sul palco: quindici finalisti e nove progetti nella sfida di farsi capire

Il 24 settembre al Cinema Teatro Filo di Cremona torna “Ricercare. La scienza spiegata bene e l’arte di farsi capire”

Momenti prima della premiazione edizione 2025
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Cosa c’entrano Stradivari e il mal di schiena? Che cosa succede al pavimento pelvico mentre parliamo o cantiamo? E cosa accade nel nostro stomaco quando si incontrano geni, batteri e alimentazione? Sono solo alcune delle domande, apparentemente insolite ma dietro cui si nascondono temi di ricerca molto concreti, che verranno affrontate giovedì 24 settembre, alle 17.30, al Cinema Teatro Filo di Cremona, dove torna Ricercare. La scienza spiegata bene e l’arte di farsi capire, il concorso-evento promosso dall’Asst di Cremona in occasione della Notte Europea dei Ricercatori.

Sul palco saliranno quindici finalisti, tra infermieri e studenti di fisioterapia, che presenteranno nove progetti di ricerca avendo a disposizione solo pochi minuti per raccontarli. Ad ascoltarli non ci saranno soltanto esperti del settore, ma soprattutto persone comuni da incuriosire, coinvolgere e conquistare. In palio, un assegno di studio del valore di 1.500 euro, messo a disposizione dagli Amici dell’Ospedale di Cremona Gianni Carutti, che sostengono le finalità del progetto.

L’evento si svolge con il patrocinio di Comune di Cremona, Provincia di Cremona, Università degli Studi di Brescia, Ordine delle Professioni Infermieristiche di Cremona, Ordine Interprovinciale della Professione Sanitaria di Fisioterapia e Ordine dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni Sanitarie Tecniche della Riabilitazione e della Prevenzione di Cremona.

LA RICERCA INVISIBILE

Prima bisogna avere qualcosa da dire, poi bisogna trovare il modo giusto per dirlo. Quest’anno sono stati sedici i progetti di ricerca candidati, sottoposti a una prima selezione basata sul valore scientifico dei lavori, valutati dal professor Daniele Napolitano del Policlinico Gemelli Irccs e dal dottor Matteo Guidetti dell’Università degli Studi di Milano.

Ad accompagnare i partecipanti in questa prima fase sono stati Mattia Bozzetti, della Ricerca e Innovazione in Ambito Assistenziale Dapss, e Roberta Pendoni, del Supporto Processi Trasversali Strategici Dapss. “Le professioni sanitarie non si limitano ad applicare la ricerca: hanno le competenze per produrla” spiegano i due. “Ricercare nasce per rendere visibile questo patrimonio di conoscenza e avvicinarlo sempre di più alla pratica”.

LA FINALE

Per chi arriva in finale comincia una sfida completamente diversa: i quindici protagonisti entrano infatti in una vera e propria palestra di comunicazione, curata da Stefania Mattioli e dallo staff della Comunicazione e relazioni esterne, che segue Ricercare fin dalla prima edizione. “Il tempo è poco: due incontri individuali, intensivi e concreti, per lavorare sui copioni, trovare una chiave narrativa, scegliere cosa tenere e cosa lasciare fuori” precisa Mattioli. “Tradurre un linguaggio specialistico senza impoverirlo. E prepararsi a salire su un palco dove non basta conoscere perfettamente il proprio argomento: bisogna riuscire a portare con sé chi ascolta”.

RICERCA E COMPETENZE

“Ricercare non si esaurisce nella serata del concorso” afferma Ezio Belleri, direttore generale dell’Asst di Cremona. “L’obiettivo è lasciare ai partecipanti qualcosa che possano portare nella professione. La relazione con le persone assistite e con i colleghi è parte del percorso di cura: avere competenze non basta, bisogna anche riuscire a condividerle e a farsi capire. E questo non è né facile né scontato”.

“C’è poi un altro valore che considero importante: mostrare le professioni sanitarie da una prospettiva che forse molti, soprattutto i più giovani, non conoscono” prosegue Belleri. “Dietro il lavoro di un infermiere o di un fisioterapista ci sono studio, capacità di interrogarsi, innovazione, specializzazioni e possibilità di crescita molto diverse fra loro. Portare tutto questo su un palco significa anche superare qualche stereotipo e mostrare quante strade possano aprirsi scegliendo una professione sanitaria”.

QUINDICI FINALISTI, NOVE PROGETTI

A mettersi in gioco saranno Eleonora Covone, Maurilio Rizzi, Matteo Mariotto, Marta Patella, Beatrice Romani, Martina Lotti, Francesco Faini, Carla Singh, Federico Gargiulo, Elisabetta Tosini, Silvia Masseroli, Margherita Maglia, Francesca Radaelli, Andrea Bertolani e Marta Braghini, con nove progetti molto diversi tra loro: dalla riabilitazione nelle persone con demenza all’anosognosia, dalla formazione tra pari alla salute dei liutai, fino all’incontro fra geni, batteri e alimentazione, al tatuaggio medicale, al rapporto fra voce e pavimento pelvico e ai cinquant’anni di evoluzione della fisioterapia. Temi diversi, con una sfida comune: rendere la scienza comprensibile a tutti.

Questi, in ordine di apparizione, i progetti in gara: “Passami il sale”, di Elisabetta Tosini, su cosa accade tra geni, batteri e cibo nello stomaco; “Quando le parole non bastano”, di Eleonora Covone e Maurilio Rizzi, sulla riabilitazione su misura in caso di fratture di femore e demenza; “Oltre il se(g)no”, di Silvia Masseroli, sulla cura della cicatrice per ritrovare sé stessi; “Imparare alla pari”, di Martina Lotti e Francesco Faini, sugli studenti che insegnano ad altri studenti; “Ma io non sono caduto”, di Matteo Mariotto e Marta Patella, sull’anosognosia e la negazione della realtà da parte del cervello; “La voce che allena”, di Margherita Maglia e Francesca Radaelli, sul pavimento pelvico mentre si parla o si canta; “50 anni di fisioterapia fra una tesi e l’altra”, di Andrea Bertolani e Marta Braghini, su cosa è cambiato dal 1976 a oggi; “Quello che la cartella clinica non dice”, di Beatrice Romani, sulla persona che si nasconde dietro i dati; e infine “Stradivari aveva il mal di schiena?”, di Carla Singh e Federico Gargiulo, sul corpo del liutaio fra gesto e prevenzione.

L’appuntamento è per giovedì 24 settembre, alle 17.30, al Cinema Teatro Filo, in piazza Filodrammatici 4 a Cremona. L’ingresso è libero.

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