Usura, estorsione e spaccio: in tre davanti al giudice. Agricoltore minacciato di morte
Due imprenditori edili, un cremonese e un albanese, sono accusati di aver preteso la restituzione di un debito con interessi usurari. Le indagini si erano sviluppate in seguito ad un'operazione antidroga
Una storia di usura è approdata davanti al giudice per l’udienza preliminare con tre persone imputate, di cui due imprenditori edili accusati anche di estorsione. Uno dei due deve rispondere anche di spaccio, reato di cui è accusato anche il terzo imputato. I fatti contestati, che sarebbero stati commessi a Cremona, vanno dal marzo del 2023 al gennaio del 2024.
Tutto è partito in seguito ad una indagine antidroga dei carabinieri che durante le intercettazioni telefoniche si erano imbattuti in alcune conversazioni che avevano portato ad aprire un’inchiesta parallela.

Vittima, un imprenditore agricolo che aveva chiesto aiuto ad uno degli imputati per ottenere un prestito, in quanto sarebbe stato in arretrato con il pagamento delle tasse e sarebbe stato gravato da problemi economici dovuti alla sua attività. Il solo imputato accusato di spaccio, in udienza assistito dall’avvocato Guido Priori, aveva messo in contatto l’imprenditore, che in realtà avrebbe avuto debiti non per il lavoro ma per droga, con un imprenditore edile, un 38enne cremonese difeso dall’avvocato Fabio Galli.
Secondo il racconto dell’agricoltore, l’uomo gli aveva prestato la somma di 10.000 euro, pretendendo però la restituzione di 13.500 euro, applicando un tasso di interesse del 35%. La vittima aveva onorato parzialmente il debito, consegnando al creditore 3.500 euro. Nel gennaio del 2023 l’uomo aveva contratto un debito di 18.000 euro con un collega e conoscente del 38enne, un 37enne albanese residente in provincia di Cremona, lui difeso dall’avvocato Massimiliano Corbari.

Al creditore erano stati versati prima 2.500 euro, poi ulteriori 15.000 euro e ancora la somma di mille euro. Nel luglio del 2023 l’albanese aveva prestato all’imprenditore agricolo 2.000 euro, con l’accordo di restituirne 2.400. Dopo una settimana, l’imprenditore aveva onorato il debito, versando 3.000 euro.
Da parte dei due imprenditori edili, nel frattempo, erano iniziate le richieste di restituzione degli interessi usurari. “Ti metto la bomba in casa”, avrebbero detto, minacciando la vittima. Secondo l’accusa, nell’aprile del 2023 l’albanese si era presentato davanti alla sua abitazione per minacciarlo ancora: “Non giocare, non scherzare con me, non sai con chi hai a che fare”. Due mesi dopo l’albanese aveva preteso un’ulteriore somma di denaro: 10.000 euro, con ulteriori interessi rispetto a quanto pattuito e versato: “Ti lego dietro la macchina e ti trascino, ti scanno, ti sparo”, gli avrebbe detto.

Il 22 dicembre del 2023 l’albanese e il cremonese si erano presentati davanti casa della vittima, che aveva subito ulteriori minacce e che in varie occasioni si era vista costretta a consegnare denaro ai due imputati, che avevano così ottenuto un profitto illecito di 9.500 euro, pari agli interessi usurati pattuiti versati dall’imprenditore sotto l’effetto di minacce con contanti e bonifici.
L’albanese deve rispondere anche di spaccio, in quanto avrebbe consegnato all’agricoltore cinque grammi di cocaina per un controvalore di 300 euro.
In udienza si entrerà nel merito il prossimo 3 febbraio.