Cultura e spettacoli

Viaggio nel cuore del Romanticismo europeo con gli allievi del Conservatorio

I violinisti Stefan Stancic ed Emma Bertozzi accompagnati al pianoforte da Alexandra Filatova si sono esibiti in Biblioteca con brani di Schumann e Franck

Stefan Stancic, Alexandra Filatova, Emma Bertozzii
Fill-1

La stagione concertistica del Monteverdi, oggi pomeriggio in Sala Dainotti della Biblioteca, ha offerto un’esperienza ad alta intensità emotiva, sospesa tra la dimensione profondamente intima, introspettiva e quasi segreta di Schumann e l’estasi sinfonica di Franck. Non è un semplice dialogo tra violino e pianoforte. È un rapporto tra memoria e presenza, tra ciò che si ascolta e ciò che resta.

Si mettono allo specchio due visioni della Sonata nell’Ottocento. Quello proposto dai violinisti Stefan Stancic ed Emma Bertozzi (entrambi della classe del maestro Edoardo Zosi), accompagnati al pianoforte da Alexandra Filatova, è un viaggio affascinante nel cuore del Romanticismo europeo.  Che prende forma attraverso due brani che, pur cronologicamente piuttosto vicini nel tempo (distano una trentina d’anni), riflettono dimensioni assolutamente antitetiche, dettate da un mondo in rapidissima evoluzione. Sono pagine musicali che riescono ad elevarsi a simbolo della Germania inquieta di metà Ottocento e della Francia monumentale di fine secolo. Due mondi che più diversi non si potrebbero immaginare.

La Sonata op. 105 di Robert Schumann – interpretata da Stefan Stancic – immerge l’ascoltatore in un’atmosfera tipicamente “Sturm und Drang”. È una pagina dominata dall’urgenza espressiva e dall’instabilità emotiva. Stefan Stancic riesce a restituire l’animo tormentato del compositore, a partire dalla melodia densa e irrequieta del primo movimento. Con il pianoforte il dialogo serrato, quasi sussurrato, che trova una tregua solo nel grazioso Allegretto centrale, prima di chiudersi in una danza ossessiva, a tratti drammatica, che lascia pochissimo spazio al respiro lirico.

Non meno virtuosistica la Sonata in La maggiore di César Franck che spazia dalla melodia dolce e fluida del primo movimento in cui Emma Bertozzi e Alexandra Filatova plasmano quasi lo spazio armonico, alla trama fitta del secondo, o al recitativo del terzo in cui la scrittura assume un carattere quasi improvvisativo, muovendosi tra declamazione e riflessione che si dispiega, nel canone finale, meravigliosamente luminoso e disteso.

Non si tratta, nella lettura degli interpreti, di esibire il virtuosismo peraltro già ben noto per studenti che stanno concludendo il percorso al Monteverdi, ma che qui dimostrano talento autentico e una solida maturità espressiva. Il programma proposto ne offre una testimonianza eloquente, che si concreta nel dare forma a un vero e proprio viaggio psicologico, restituendo ogni singola sfumatura di questa spietata dialettica tra l’ombra e la luce.

© Riproduzione riservata
Caricamento prossimi articoli in corso...