Carburanti, stop al taglio delle accise: su il gasolio. Ma la mappa degli aumenti è variegata
Stop allo sconto sulle accise. Non tutti i marchi hanno scaricato istantaneamente la totalità degli aumenti fiscali sui consumatori
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Da martedì 6 ottobre, l’accisa sul gasolio torna ai livelli ordinari, con un aumento teorico di 6,1 centesimi al litro rispetto al prezzo applicato sul diesel fino a ieri. L’effetto sul prezzo finale dipenderà naturalmente anche dalle quotazioni dei prodotti petroliferi e dalle politiche commerciali dei singoli distributori. L’incubo dei rincari torna a picchiare duro sul portafoglio degli automobilisti italiani. Con la scadenza definitiva del taglio sulle accise, l’effetto cuscinetto che aveva attenuato l’impatto dei listini nell’ultimo periodo si è esaurito.
La mappa dei prezzi lungo la rete stradale e autostradale appare tuttavia frammentata. Non tutti i marchi hanno infatti scaricato istantaneamente la totalità degli aumenti fiscali sui consumatori. Alcuni distributori Tamoil ad esempio non hanno adeguato immediatamente i propri listini ai valori massimi suggeriti dal mercato. Per gli automobilisti, dunque, il diesel torna a essere gravato dall’intera accisa prevista dalla legge.
È la prima volta da marzo che vengono meno completamente i tagli fiscali introdotti per contenere il caro-carburanti. Eni aveva fissato un tetto massimo a 2,19 per il gasolio, ma ora gran parte dei distributori ha alzato il tetto a 2,25 euro al litro, non però per esempio quello di Cremona prima del Ponte di Po.
Il price cap (tetto massimo) introdotto a fine settembre rimane formalmente in vigore, ma la compagnia aveva esplicitamente chiarito che la misura era correlata alle agevolazioni fiscali sulle accise allora attive. In ogni caso, mentre nessun distributore Eni aderente può superare i 2,25 euro al litro per il gasolio self-service, i singoli gestori possono tuttavia vendere a meno.