L’agricoltura tra innovazione e resilienza climatica

Nell’Oglio Po, l’80% del territorio è agricolo.
Con oltre 1.700 aziende attive, 323 imprese agricole ogni 10.000 abitanti contro le 50 a livello regionale, qui gli agricoltori e gli allevatori sono i veri custodi del territorio e i protagonisti attivi della resilienza ai cambiamenti climatici. L’innovazione tecnologica sta trasformando il modo di fare agricoltura: sensori, droni, mappature satellitari, gestione digitale dei campi sono già il presente delle aziende agricole cremonesi e mantovane.

Come sottolinea il Direttore di Coldiretti Cremona, Giovanni Roncalli: “L’agricoltura italiana, e cremonese in particolare, sta facendo passi da gigante. È sicuramente il settore che ha innovato di più e che soprattutto può dare i migliori contributi in termini di contenimento del cambiamento climatico. Bisogna sfatare un luogo comune che vede l’agricoltura come la responsabile di attività dannose per l’ecosistema, mentre in realtà è proprio da lì che possono arrivare le soluzioni. Le nuove tecnologie, come la sensoristica e i droni, ci consentono di contenere le emissioni, di utilizzare le risorse in maniera più sostenibile e quindi di essere più resilienti”.

Questa tecnologia non è un lusso: è lo strumento con cui le imprese agricole riducono l’impatto ambientale restando competitive.
Lorenzo Ardigò, Direttore di Confagricoltura Cremona, ricorda che “In questi ultimi cinque anni, da quando è stato possibile utilizzare i crediti d’imposta per investire nella meccanizzazione, i dati del 2021 e 2022 parlano di una cifra complessiva di almeno 2 miliardi e mezzo di investimenti nell’Industria 4.0. Questi investimenti lavorano proprio su un discorso di agricoltura di precisione, sia per quanto riguarda l’attività di campo, ma anche l’attività di allevamento”.

In un territorio dove oltre il 95% dell’irrigazione dipende dalle acque superficiali, efficienza significa sopravvivenza. Le aziende lo sanno e stanno investendo massicciamente.

“Gli agricoltori, soprattutto in una provincia come Mantova che è una provincia specializzata e molto produttiva, chiedono di essere efficienti fondamentalmente – aggiunge Daniele Sfulcini, Direttore di Confagricoltura Mantova -. Oggi è un’esigenza che riguarda la produzione in generale, soprattutto su due campi: la gestione negli allevamenti dei reflui zootecnici e, dall’altra parte, per chi fa, invece, coltivazioni erbacee, c’è il discorso della gestione dei fitofarmaci, degli antiparassitari e dei concimi. Su questo abbiamo un’esigenza importante che è quella di continuare nella ricerca. Faccio l’esempio delle pere, per le quali la provincia di Mantova era la più importante in Lombardia: è quasi sparita la produzione perché è venuta a mancare la possibilità di utilizzare principi attivi efficaci nella difesa attiva delle piante.”

Le associazioni agricole di categoria svolgono un ruolo importante nella tutela delle imprese attraverso aiuti diretti e indiretti, come ricorda Giuseppe Ruffini, Direttore di Coldiretti Mantova: “I cambiamenti climatici mettono a dura prova l’attività delle imprese agricole, sia per il verificarsi di eventi climatici che ripetutamente sono di natura estrema, e anche per la diffusione di nuove patologie che sono dovute a patogeni e insetti alieni. Il compito dell’organizzazione è quello di affiancare i nostri agricoltori per affrontare queste nuove difficoltà. Criticità che si affrontano con mezzi di difesa diretti o indiretti, dalle assicurazioni alle attività svolte tramite fondi mutualistici che tutelano e coprono le colture da eventi atmosferici straordinari.”

Attraverso progetti e la Strategia di Transizione Climatica il GAL Oglio Po mette a sistema questo comparto per portare ricerca, coordinare proposte e progetti con imprese, consorzi, università e istituzioni.
Perché la salvaguardia del territorio e la resilienza climatica si costruiscono sui campi, nelle stalle, lungo i canali, con tecnologia, competenza e quella determinazione che solo chi lavora la terra conosce.