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Bombardamenti del ’45Gli americani sperimentarono bombe al napalm anche nel cremonese

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Potrebbe essere stato sperimentato il napalm nei bombardamenti americani dell’Air Force su Viadana e Casalmaggiore nell’aprile del 1945. Lo racconta il ricercatore Andrea Villa che ha consultato e studiato a lungo i rapporti ufficiali della Raf (l’aviazione inglese) ed ha pubblicato uno splendido libro dal titolo “Guerra aerea sull’Italia (1943-1945)” (Guerini e associati, 302 pagine, euro 28). Una vicenda che apre nuovi scenari sulla fine della seconda guerra mondiale.  Il libro racconta di come l’Italia del nord fosse stata terreno di sperimentazione di armi chimiche poi diventate  tristemente famose nella guerra del Vietnam. Il primo utilizzo del napalm si sarebbe avuto nell’inverno del 1944 quando gli americani scatenarono l’operazione “Pancake” a supporto delle azioni di terra in Romagna, sul fiume Senio. «Nel giro di dieci giorni – scrive il ricercatore Andrea Villa – 700 bombardieri pesanti, 300 bombardieri medi e 270 caccia sganciarono 1161 tonnellate di bombe contro 74 obiettivi»; bombe che erano state riempite con «una miscela di recente invenzione, chiamata napalm, i cui effetti erano ancora tutti da verificare e da indagare». La notizia arriva dai rapporti dei servizi segreti inglesi che, subito dopo questi bombardamenti, inviarono agenti infiltrati perchè prendessero prigionieri soldati tedeschi, per interrogarli ed esaminarne le ferite.

Il napalm venne inventato nel 1942, ed aveva la capacità di trasformare la benzina o il gasolio in una sorta di gelatina, che così non vaporizzava più e aveva la proprietà di bruciare molto più a lungo, essendo inoltre impermeabile all’acqua. Un’arma micidiale: i test, effettuati in America nel 1944, avevano constatato gli effetti devastanti della miscela, con cui si poteva carbonizzare una vasta area in pochissimi secondi e persino i mezzi corazzati non uscivano indenni dal fiume di fuoco. Le prime prove vennero effettuate dai marines nella zona di Salerno quando sbarcarono il 9 settembre 1943 equipaggiati con 15mila lanciafiamme al napalm. Ma solo l’anno successivo si sperimentò il napalm con le bombe. Nell’ottobre del 1944 vennero colpiti i dintorni di Bologna e gli inglesi poterono interrogare soldati tedeschi feriti raccontarono che ogni bomba era in grado di incenerire qualunque cosa in un’area di 60 metri per 30. Raccontarono di «un terribile fuoco che bruciava molto rapidamente. Tanti soldati erano rimasti gravemente ustionati ed era difficile respirare».

Ma era legale l’uso di queste armi “non convenzionali”? Il Protocollo firmato a Ginevra nel 1925 impediva l’uso di armi batteriologiche e chimiche, ma si riferiva solo ai gas tossici; del resto, gli Alleati erano convinti che in Italia vi fossero bombe chimiche, magari nascoste, e si sentivano dunque legittimati a fare più o meno lo stesso.

E così tocco anche alla nostra zona, Villa scrive «tale miscela tornò ad essere impiegata tra marzo e aprile 1945 su alcune zone dell’Emilia e del Nord-Est, dove ancora resistevano in maniera accanita i reparti tedeschi. Tra il 5 e il 6 aprile furono colpite le strade tra Novellara e Reggio Emlia e i dintorni di Viadana e Fidenza con 28 bombe da circa 100 kg l’una. Nei giorni successivi altri 200 ordigni vennero sganciati su Rovereto, San Stino di Livenza e altri paesi nelle province di Verona, Venezia, Trieste».

 

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