Sconfitta di Orban in Ungheria dopo 16 anni, Conia: "Magyar porterà cambiamenti"
Liutaio ungherese, ormai cremonese d’adozione, Conia commenta il voto di domenica scorsa
Con un’affluenza record pari al 78% degli aventi diritto, gli ungheresi nella scorsa domenica sono tornati alle urne e hanno deciso: dopo 16 anni, e non poche critiche, si chiude l’era di Viktor Orbán.
A vincere, con percentuali definite “bulgare” e oltre i due terzi dei seggi in Parlamento, è Peter Magyar, alla guida del Partito del Rispetto e della Libertà, che ha già annunciato cambiamenti drastici. Un cambio di rotta storico, non solo per l’Ungheria ma anche per l’intera Unione Europea.
A Budapest si respira fermento, ma l’esito del voto è stato seguito con grande attenzione anche dagli ungheresi che vivono lontano dal loro Paese, compresi quelli all’ombra del Torrazzo.
Tra questi c’è Stefano Conia, liutaio ormai cremonese d’adozione — in città da quasi sessant’anni — con bottega in Corso Garibaldi.
«Sono appena tornato dall’Ungheria – racconta Stefano – siamo stati per qualche giorno a Budapest e c’era una grande attesa da parte del popolo. Si respirava già un’atmosfera carica di aspettative. Certamente il nuovo presidente, Peter Magyar, è molto attento alle questioni europee e porterà dei cambiamenti, senza dubbio».
Tra le accuse mosse all’ex premier Orbán, quella di aver compresso diverse libertà fondamentali.
«Qualcuno ha persino definito il nostro vecchio presidente un dittatore – spiega Conia –. Sicuramente c’era molta rigidità, molta disciplina. Tante persone non le apprezzavano più e ora sperano che il nuovo presidente Magyar garantisca maggiore libertà di espressione, di movimento e di vita sociale».
Il risultato delle urne viene letto come una reale espressione della volontà popolare, anche grazie a una partecipazione altissima.
«Questo è un fatto molto positivo – aggiunge –. In Italia cifre simili sono impensabili. In Ungheria circa l’80% delle persone è molto interessato alla politica. È un segnale incoraggiante e spero che porti qualcosa di buono per il futuro».
Il quadro politico resta comunque delicato e qualche timore accompagna la soddisfazione per la svolta.
«Si parla di aumenti dei prezzi, del costo della vita e di alcune agevolazioni per le famiglie – conclude –. Ho sentito diversi amici e qualcuno ha dei timori. Tuttavia, se l’Ungheria dovesse avvicinarsi di più all’Europa, potrebbero arrivare anche vantaggi concreti».
Stefano Conia vive a Cremona da quasi sessant’anni: una vita segnata dalla musica e dal lavoro, con un cuore diviso tra l’Ungheria e l’Italia.
«Sono arrivato qui in pieno regime comunista – racconta –. Non era affatto semplice lasciare l’Ungheria regolarmente. Io ebbi un passaporto e un permesso di soggiorno per frequentare la scuola di liuteria, dove mi sono diplomato nel 1972. In seguito ho anche insegnato per 23 anni».
E alla fine, un sorriso: «Quando giocano Italia e Ungheria, io faccio sempre il tifo per chi gioca meglio».