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Disinquinamento, occupazione e parco fotovoltaico La Tamoil è di una fondazione olandese salvaguardati gli accordi per Cremona?

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L’ormai inevitabile uscita di scena del colonnello Muammar Gheddafi ha ridato fiato alle piazze finanziarie europee spinte dai crolli del prezzo del petrolio. Con il ritorno sul mercato del prezioso petrolio di Tripoli sono attesi ulteriori ribassi, compresi tra i 10 e i 20 dollari a barile. Una spallata energica all’agonizzante economia dei Paesi industrializzati. La fine della guerra di Tripoli dovrebbe riequilibrare l’offerta di greggio. Non solo. Una Libia libera promette, con l’ingresso di nuovi capitali stranieri, un aumento della capacità produttiva di petrolio.

Devono essere riaperti i pozzi di Dahra, Nasr e Jakharrad, riparate le raffinerie di Brega e Ras Lanouf, messe le toppe su gasdotti e oleodotti via terra e via mare. Ma l’ottimismo sui mercati riflette anche un’altra speranza e cioè che, con la caduta del raìs, l’apertura delle frontiere ai capitali stranieri potrebbe portare addirittura un aumento della capacità produttiva di greggio. Dal  cane a sei zampe italiano fino alle inglesi Royal Dutch Shell e British Petroleum, dalle americane Exxon (Esso), Chevron e Halliburton, fino all’olandese Tamoil, saranno questi operatori chiamati a risucchiare petrolio, anche perché partecipate dallo stato libico.

Cosa succederà all’ex raffineria Tamoil dopo l’uscita di scena di Gheddafi e della sua famiglia? Secondo gli addetti ai lavori non ci sarà nessuno scossone. Tamoil è diventata una multinazionale olandese (attraverso una fondazione) che, pur in presenza della guerra in Libia, è riuscita a far tornare i conti rilanciandosi bene sul mercato. Ovviamente il referente ultimo sarà il nuovo governo libico (attraverso Oil Lybia) ma il nuovo assetto societario garantirebbe Cremona da sorprese. Isam Zanati, libico, presidente della Tamoil Italia e direttore per l’Europa, e finora referente unico sia per il problema occupazionale che per il disinquinamento e rilancio dell’area della raffineria, sarebbe ancora al suo posto forte del buon lavoro condotto in un momento così duro.

Ovviamente il condizionale è ancora d’obbligo vista la situazione di incertezza su Tripoli e dintorni ma il progetto operativo di Tamoil per il ripristino ambientale delle aree esterne alla raffineria dovrebbe essere salvaguardato. Sono previste infatti  una serie di attività ad alto contenuto tecnologico nelle aree delle canottieri Bissolati, Cral Tamoil e nell’area residenziale esterna alla raffineria. Gli interventi in programma, sono stati studiati appositamente per garantire la continuità dell’utilizzo delle aree durante tutta la bonifica. Negli accordi resi pubblici non più tardi dello scorso luglio – quindi a guerra già in corso – è emerso che Tamoil si avvarrà anche della consulenza di una società leader nel settore del recupero ambientale che consentirà il ripristino del terreno insaturo e delle acque di falda.
Tamoil si apprestava anche a concretizzare il secondo impegno assunto all’interno dell’accordo relativo alla riconversione della raffineria di Cremona in un polo logistico integrato. Ed in questo progetto vi è l’idea – ormai in stato avanzato di procedura – di far sorgere sull’area Tamoil un grande parco fotovoltaico mitigato dal verde.  L’area oggetto d’intervento era quella non destinata alla logistica (cioè al deposito già previsto) ma quella che negli accordi stipulati era destinata a nuove attività produttive. Dovrebbero infatti  esservi collocati 100mila pannelli solari, su un’area pari a 40 campi di calcio, capaci di produrre 20 Mw di energia, vale a dire la possibilità di fornire energia a circa 10mila famiglie cremonesi. La stessa Tamoil li realizzava con l’appoggio di altri investitori.

 

 

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