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Ad Arzignano, la Mastrotto Group: 800 dipendenti irregolari e un’evasione di 106 milioni Ecco dove si sfascia il Paese

È dell’altro giorno una notizia che, chiedendo scusa per l’insistenza, dà il coraggio di tornare nuovamente sul tema dell’evasione fiscale in Italia: la Guardia di Finanza (GdF) ha scoperto ad Arzignano, 25 mila abitanti in provincia di Vicenza, un’azienda con 800 dipendenti tutti irregolari, 1,3 miliardi di fatturato non dichiarato per una evasione di 106 milioni al Fisco. Sotto accusa non un’azienda qualunque, ma la Mastrotto Group, una multinazionale del settore conciario. C’è da essere certi che questo fatto avrà suscitato in molti ammirazione per la Mastrotto. È infatti questa l’Italia di oggi: chi evade il Fisco non è un mascalzone, ma un furbo.
Eppure, uno strumento per combattere questi furbi c’è. Anche se si regge sulla poco onorevole delazione, sin dal 1996 il numero telefonico 117 della GdF è il modo legale per denunciare chi evade. Il governo invece di ricordarne l’esistenza in questi giorni con spot televisivi lancia patetici messaggi di “moral suasion”.
Il Gruppo de “Il frantoio” continua ad esprimere non solo la preoccupazione per l’entità delle risorse che in questo paese sfacciatamente sfuggono all’Erario, ma anche per il livello del degrado morale che, a suo giudizio, è ritenuto il primo responsabile del generale sfascio del paese. Addirittura, si ritiene che il suo futuro è legato ai risultati dell’imprescindibile sforzo necessario per rilanciare la “questione morale”.
Dopo avere ascoltato le prime terapie ipotizzate per superare la crisi in cui esso si trova, è impossibile non riflettere sulle ricadute in prospettiva. Anzitutto, si annota che non si parte dalle risorse complessive del paese che non sono date solo dal Pil ufficiale, ma anche da quella ricchezza prodotta e non dichiarata (oltre 270 miliardi) e da quella (circa altri 150 miliardi) che giace illegalmente nelle banche estere. Ecco che allora l’obiettivo dovrebbe essere quello di riportare alla legalità la situazione prima di erodere i diritti acquisiti dei lavoratori-cittadini sullo Stato sociale. Con chi è di parere contrario, occorre fare chiarezza: il Welfare è un “lusso” o è un traguardo del progresso civile? È un obiettivo di civiltà offrire al cittadino tutela per la sua salute, decoro per la sua vecchiaia, facile accesso al sapere, tutela dell’ambiente in cui vive, oppure, è  una cultura da esaltare l’individualismo esasperato che toglie allo Stato la responsabilità della cura dei cittadini meno fortunati per affidarla ad un “capitalismo” volontario e revocabile?
Se, come la storia quotidiana dimostra, l’evasione fiscale e l’illegalità sono l’icona della cultura corrente, per questo paese non c’è scampo e il suo futuro potrebbe essere deciso, a furor di popolo, nelle piazze.
Fantasie? Forse. Intanto, da qualche mese, prendendo la scusa  In nome di un concetto liberista di “libertà d’impresa” si sta parlando di stravolgere l’art. 41 della Costituzione, dove si afferma il concetto di utilità sociale dell’impresa. Ovvero, si sta puntando a togliere alle imprese la responsabilità della dignità di chi vi lavora e della tutela dell’ambiente.

Benito Fiori
Per il Gruppo di riflessione politica “il frantoio”

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