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Province di Cremona e Mantova a confronto: i cremonesi pagano più tasse, i mantovani spendono meno

EVIDENZA-provincia

La questione abolizione delle Province continua a far discutere. In attesa della riforma costituzionale che ne decreterebbe l’addio definitivo (è ancora un’incognita la tempestica), con l’accumularsi di pareri contrastanti (qualcuno, vedi la Provincia di Monza e Brianza istituita solo nel 2004, bolla l’iniziativa come inutile e dannosa e promette di alzare le barricate), si ripropone il tema degli accorpamenti, probabile soluzione alternativa all’abolizione. In questo quadro di riorganizzazione, abbiamo consultato alcuni tecnici per vedere come sta la Provincia di Cremona, confrontando quanto emerso con i dati della Provincia di Mantova (tirata in ballo proprio dal presidente Salini che, però, alla richiesta di un’intervista specifica su queste questioni ha risposto picche alla nostra redazione).

Fusioni di qui, fusioni di là. Prove di riorganizzazione del territorio. La Provincia di Cremona rimane, salvata dai 63.554 abitanti in più del limite fissato dalla Manovra sotto il quale vigerebbe la soppressione. Il Presidente Massimo Salini, però, vuole comunque ridisegnare i confini provinciali. Prima, dichiara di voler correre in soccorso della Provincia di Lodi, cancellata dai provvedimenti del Governo, proponendo una sinergia con il presidente leghista lodigiano Pietro Foroni. Ma i leghisti storcono il naso: vorrebbero togliere il cremasco a Cremona e costituire una Provincia di Lodi e Crema, ritornando alla situazione precedente il 1859. Incassato l’altolà dei lodigiani, il presidente dichiara quindi di voler guardare a Mantova e ripropone la megaprovincia del Po che potrebbe estendersi anche oltre il Grande Fiume, inglobando anche Piacenza, anch’essa cancellata dalla Manovra. In quel caso, poco centrerebbero Crema e i cremaschi con le problematiche relative alla navigazione e alla tutela del Grande Fiume. Poi, è la novità, dichiara sul quotidiano La Provincia: «L’abolizione? Non farò mai battaglia perché non avvenga». In attesa di capire che fine faranno le Province e in particolare quella di Cremona, ecco cosa emerge confrontando le due protagoniste della “fantomatica” Megaprovincia del Po.

LA PROVINCIA NON SI AUTOFINANZIA. Bilanci di previsione 2011 pubblicati sui rispettivi siti. Le entrate correnti della Provincia di Cremona (tasse, imposte e tributi, contributi da Stato e Regioni, entrate extratributarie) ammontano a circa 59,2 milioni di euro, le spese correnti necessarie all’ordinaria conduzione della struttura a 56,5 milioni. Il residuo è di 2,6 milioni a cui, però, vanno sottratti 2,9 milioni di rimborsi mutui. Il risultato è in negativo: meno 295,970 mila euro che, per pareggiare il bilancio, la Provincia ha attinto dall’avanzo amministrativo, una sorta di fondo cassa dell’Ente. Tradotto: le entrate correnti non coprono le spese correnti di funzionamento ordinario della struttura, dunque la Provincia non si autofinanzia. Diversa la situazione della vicina Mantova: là, la Provincia non solo pareggia il bilancio senza toccare l’avanzo di amministrazione, ma avanza 2,4 milioni di euro.

PERSONALE AMMINISTRATIVO E INCARICHI. Ora, quanto costa la struttura nel senso di personale amministrativo? La Provincia di Cremona e quella di Mantova hanno lo stesso numero di dirigenti: dieci. C’è, però, una differenza, a Mantova una sola persona svolge le funzioni di Direttore e Segretario Generale prendendo, senza il trattamento di risultato, circa 120 mila euro lordi l’anno, mentre a Cremona due persone svolgono i singoli incarichi: così Ristori Marina (Direttore Generale) prende 130 mila euro, mentre Lovili Giorgio (Segretario Generale) 107 mila euro l’anno, per entrambi esclusi i trattamenti di risultato. Alla Provincia di Cremona, dunque, mantenere due figure costa ben 117 mila euro in più rispetto alla Provincia di Mantova che ha deciso di accorparle.
Uno sguardo agli incarichi affidati nel 2010 (comprensivi dei pluriennali). La Provincia di Cremona ha pagato consulenze esterne per un totale di circa 820 mila euro (togliendo la consulenza per l’appalto del servizio di distribuzione gas realizzata insieme a diversi Comuni), Mantova ne ha spesi 320 mila. Una differenza di ben 500 mila euro, in cui – per esempio – ricorre di sei in sei mesi una collaborazione coordinata continuativa a supporto del Presidente pagata ogni volta 28.800 euro, ossia 4.800 euro al mese.

TASSE PROVINCIALI. Guardando, infine, ai rispettivi cittadini i cremonesi pagano più tasse rispetto ai mantovani. A Cremona l’imposta provinciale di trascrizione è superiore del 10%, mentre l’imposta sulle assicurazioni RCA qui è del 16%, mentre a Mantova del 12,50%.

Greta Filippini

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