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Trapianto di mani, Carla: “Non pronta a incontrare la famiglia della donatrice”

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(foto mbnews.it)

Dopo l’operazione, il momento della attività riabilitativa. Carla Mari ora riesce a usare la tastiera del computer, a telefonare, a passare lo strofinaccio. Un anno fa la 53enne di Gorla Minore (Varese) si è sottoposta, all’ospedale San Gerardo di Monza, a un eccezionale doppio trapianto di mani grazie al professor Massimo Del Bene, primario di chirurgia plastica e della mano: la prima donna italiana. Niente più protesi dopo l’amputazione delle mani nel 2007 per una setticemia: “Adesso sono meno imbarazzata perché creo meno imbarazzo negli altri”, racconta alla Stampa in una lunga intervista di Francesco Moscatelli pubblicata oggi. L’11 ottobre del 2010 la notizia tanto attesa da Carla: arti compatibili a Cremona. Sono le mani di una 58enne deceduta per emorragia cerebrale.

Nel percorso che la sta portando a riacquistare pian piano funzioni degli arti sempre più importanti, Carla Mari è aiutata dal marito e dai due figli: “Ho imparato a capire cosa riesco a fare giorno per giorno, senza abbattermi”. Tra i molti argomenti toccati c’è il possibile incontro con la famiglia della donatrice. Carla non si sente ancora pronta: “Sento una riconoscenza che non si può spiegare, però non mi sento pronta. So cosa sono per un figlio le mani che ti hanno accarezzato da bambino: non riuscirei a guardarli negli occhi. E poi devo prima accettare fino in fondo che queste nuove mani sono proprio mie”.

 

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