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Grande smercio di droga a piccole dosi Così agiva la rete demolita dall’Arma

Conferenza stampa e arrestati

(sulla sinistra nella foto Cozzolino, di Martino e Foglia)

Con una cinquantina di uomini questa mattina il comando provinciale dell’Arma ha eseguito 12 arresti in una maxi operazione antidroga. Ordinanze di custodia cautelare (11 in carcere e una ai domiciliari) che hanno riguardato soggetti finiti nel mirino dei carabinieri per detenzione e spaccio di stupefacenti in concorso. I militari hanno agito all’alba. Il blitz ha avuto inizio alle 5,30 e già alle 8 l’attività è stata portata a termine, con contestuali perquisizioni. E’ l’epilogo di un’articolata indagine del nucleo investigativo. Cominciata a fine 2009 dopo semplici controlli del territorio e una raccolta di informazioni a seguito di verifiche su un tossico fermato. Da qui i carabinieri sono risaliti all’intero mosaico dello spaccio. Hashish e cocaina giravano a Cremona e nelle aree limitrofe.

Gli arrestati si recavano spesso a Milano e a Brescia per rifornirsi, dopodiché smerciavano la droga nel nostro territorio. Incontri in diversi bar e locali della città. Scambi all’ombra degli angoli meno in vista di Cremona. Si muovevano a piedi e in bicicletta. Soprattutto nelle zone di piazza Fiume, Porta Milano e della stazione. Tanti giovani pronti a cedere e ad acquistare hashish e coca. Sempre a piccole dosi. Così da non dare troppo nell’occhio, così da evitare l’arresto in flagranza in caso di controllo. Cinque, dieci, quindici ‘affari’ ogni sera. In questo quadro hanno agito gli uomini del nucleo investigativo guidato dal luogotenente Angelo Foglia, come ha lui stesso spiegato questa mattina in conferenza stampa. Quasi otto mesi di intercettazioni telefoniche, messaggi criptici decodificati e immediate verifiche sul campo, con pedinamenti e attività di osservazione. Alcuni interventi sono stati eseguiti nel corso dell’indagine, ma sono stati fatti passare per interventi casuali. Così il riserbo è rimasto immutato sull’intera operazione.

A febbraio 2010 il primo provvedimento di polizia giudiziaria: l’arresto in flagranza di un italiano. Poi altre azioni che hanno permesso di arrestare tre italiani e un marocchino, e di sequestrare 53 grammi di ‘neve’ e 600 di hascisc. Complessivamente sono state inoltre denunciate a piede libero 20 persone (sette italiani, due albanesi e undici marocchini). Oltre 40 i soggetti segnalati, tra cui diversi minorenni. Il punto di riferimento era un bar della città. Qui due italiani e altri marocchini hanno gettato le basi da dove coordinare lo spaccio. Circa due etti di cocaina e un chilo di hashish a settimana.

Non c’era una vera e propria scala gerarchica nella rete smantellata dai carabinieri. Ognuno di loro poteva raggiungere Milano o Brescia per il rifornimento, così come poteva direttamente incontrarsi con un cliente. Si tratta di amici, familiari. Di nazionalità marocchina, albanese, italiana. Pregiudicati. Molti i ragazzi. Tutti residenti a Cremona, tranne uno: da poco trasferitosi nel Piacentino. Persone con un lavoro, in grado di contare su altri e abbondanti introiti vendendo droga.

“Un plauso ai carabinieri e agli uomini che hanno lavorato sul campo”. Queste alcune delle parole usate questa mattina al comando provinciale dal procuratore Roberto di Martino, che ha preso parte alla conferenza stampa nella quale è stata delineata l’operazione. “Sono rimasto stupito dalla precisione con cui i militari hanno operato, verificando immediatamente sul posto quanto raccolto con le intercettazioni”, ha aggiunto. In questo modo si è costruito un solidissimo impianto accusatorio. Elogi per il luogotenente Foglia e per il maggiore Rosario Gemma, al comando del reparto operativo, dal comandante provinciale, il tenente colonnello Michele Arcangelo Cozzolino, che ha sottolineato l’importanza dell’attività sul territorio e dei lunghi appostamenti. “Alle 5,30 di questa mattina – è andato avanti – abbiamo iniziato l’operazione che ha portato agli arresti e alle 8 avevamo già finito. Senza grandi sirene in giro per la città. Abbiamo agito in low profile. Il risultato è la cosa più importante”.

Michele Ferro


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