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Il Terzo Polo muove i primi passi: la proposta di Udc, Fli e Api per la gestione dell’acqua

acqua

Dalle prove tecniche alle prime proposte concrete. Il ‘Terzo Polo’ di Cremona comincia a prendere forma sui temi che accomunano Udc, Fli e Alleanza per l’Italia. Ed è la definizione del modello per gestione del servizio idrico integrato l’occasione per la prima uscita ufficiale dell’alleanza moderata sul nostro territorio. In una conferenza stampa, questa mattina, i segretari provinciali dell’Udc (Giuseppe Trespidi), Fli (Michela Scaramuzza) e Api (Giovanni Biondi), affiancati dal vicecoordinatore dell’Udc Ugo Rizzi, hanno presentato la loro proposta. Proposta, va detto subito, alternativa a quella caldeggiata dal presidente Massimiliano Salini, volta alla costituzione di una società mista Provincia-Comuni con apertura ai privati.

“La politica del nostro territorio – hanno spiegato Trespidi, Rizzi, Biondi e Scaramuzza – necessita di un cambio di passo, di una modalità diversa di approccio ai problemi soprattutto quando questi riguardano l’universalità dei cittadini. Per scelte di questo tipo il Terzo Polo ritiene che occorra uscire dalle logiche di destra, sinistra, centro, e che si vada nella direzione di scelte condivise. Riteniamo che debba essere evitata nel modo più assoluto la scelta del modello di gestione in modo ideologico o in semplice contrapposizione a chi in questa fase sta amministrando la Provincia”.

E’ ncessario, hanno aggiunto, “tenere conto che il referendum ha indicato che l’acqua deve essere pubblica ma che è necessario anche uscire dagli slogan e misurarsi sulle scelte. Definito che l’acqua deve essere pubblica e che la gestione deve essere pubblica, occorre individuare un percorso nel quale i Sindaci vanno non solo coinvolti ma preventivamente informati. E però opportuno che i Sindaci si diano un metodo di lavoro condiviso che porti a scegliere un modello di gestione altrettanto condiviso”.

A questo scopo, ricordiamo che il referendum ha fatto chiarezza riguardo alle modalità di gestione e di affidamento del servizio idrico. Tre sono dunque le modalità di gestione previste: “in house”, ossia con affidamento diretto ad una società interamente pubblica; società mista con capitale a maggioranza pubblica con socio privato scelto con gara ad evidenza pubblica; gara pubblica tout court.

“Come metodo per individuare il modello di gestione – fa sapere il Terzo Polo – riteniamo che si debbano esplorare tutte e tre le opzioni per poi scegliere quella che si ritiene più adeguata a fornire un servizio pubblico che dia garanzie di efficienza e di minor costo per i cittadini. Indichiamo il modello cosiddetto “in house” come prima scelta. Con una sola società formata dai Comuni e dalla Provincia. Nel caso in cui con questo tipo di società non sia possibile realizzare gli investimenti necessari a dare un servizio adeguato per impedimenti dovuti al Patto di stabilità o a difficoltà nel reperire finanziamenti adeguati, come seconda scelta indichiamo la società mista. Sempre una sola società composta dai 115 Comuni e dalla Provincia, più da un socio privato da scegliere con gara pubblica”.

In ogni caso, ha evidenziato Biondi, è necessario superare l’ostacolo rappresentato dall’attuale frammentazione gestionale, passando dalle attuali 14 società che si occupano di gestione dell’acqua ad una soltanto.

“In questo percorso, nel quale si dovrà definire anche la tariffa – hanno concluso i referenti di Udc, Fli e Api -, riteniamo si debba introdurre il criterio del cosiddetto “quoziente familiare” con tariffe scaglionate per composizione del nucleo familiare, con agevolazioni per le famiglie numerose e/o con persone disabili e per gli anziani con età superiore ai 70 anni. Pensiamo si debba superare il puro ragionierismo che sembra permeare le valutazioni politiche degli ultimi tempi. Come siamo contrari ai tagli lineari siamo altrettanto contrari alle tariffe e agli aumenti lineari”.

 

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