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Possibile che in Italia sia sempre così difficile isolare i delinquenti?

Egr. direttore,
gli episodi di Roma ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, dividono l’Italia, quando invece si dovrebbe trovare solo dignità e coesione, ma il copione è sempre lo stesso. Tutti sanno chi sono i violenti, i servizi informativi avevano lanciato l’allarme già da tempo, il ministro Maroni dice che poco c’è mancato che ci scappasse il morto, ma nessuno si è premurato di fare la benché minima azione preventiva. Possibile che in Italia sia sempre così difficile isolare i delinquenti? Ci vuole forse molto a capire che chi si infiltra nel cuore di una manifestazione pacifica con il casco in testa, non ha propositi del tutto amichevoli? Basterebbe questo per motivare, ancor prima che qualsiasi violenza sia compiuta, l’intervento delle forze dell’ordine, visto che è vietato celare il volto in luoghi pubblici con qualunque oggetto o strumento. Ma evidentemente deve essere difficile se i teppisti da stadio pur se noti a tutti, sono sempre in circolazione. Perché, senza stare a fare le solite illazioni su infiltrazioni di agenti provocatori provenienti da servizi deviati, illazioni che in Italia sono sempre verosimili vista la nostra storia recente, nei fatti di Roma non esiste dubbio alcuno: i violenti non sono indignati ma semplicemente delinquenti, qualunque sia la loro provenienza politica, ammesso che importi loro qualcosa della politica; sono i transumanti della guerriglia urbana, che cercano ogni possibile occasione di scontro fisico con le forze dell’ordine, in giro per l’Italia ed il mondo, e quando non ne trovano nessuna per troppo tempo si accontentano di fare casino la domenica allo stadio. I veri indignati sono quelli che hanno applaudito l’intervento delle forze dell’ordine e che stanno mettendo in rete e a disposizione dell’autorità giudiziaria i filmati fatti con i telefonini, per rendere possibile identificare e punire i delinquenti; i veri indignati non sono un violento branco di figli di papà che vanno in piazza perché non hanno voglia di lavorare (come sostenuto da qualche portavoce politico che evidentemente non ha ancora capito il momento storico in cui ci troviamo), ma portatori di istanze ideali di equa divisione delle risorse, di partecipazione diffusa alle scelte sociali, di preservazione di sacrosanti diritti nati con lo stato sociale contro il mantenimento dei soli privilegi dei soliti noti. Si tratta di istanze in assoluto condivisibili, che non si vede che senso avrebbe marchiare come di destra o di sinistra. In democrazia manifestare il proprio dissenso o consenso è un diritto sacrosanto di qualunque cittadino, farlo nell’ambito della legalità, rispettando le cose e le persone è un dovere civico e morale che, se non rispettato, va punito duramente senza se e senza ma. Vedremo se almeno questa volta lo Stato saprà individuare e levare di torno, per il numero di anni previsto dal codice penale per i reati commessi, i colpevoli delle violenze, di chiunque siano amici e da chiunque siano protetti, o se come sempre al momento buono prevarrà il solito buonismo all’italiana e nessuna pagherà. Certo l’esempio che arriva dalla istituzioni non è dei migliori in tal senso: con un premier che minaccia di fare la rivoluzione, portare in piazza milioni di persone, fare fuori il palazzo di Giustizia di Milano, assediare la Repubblica (testuale dalle intercettazioni con Lavitola), e un ministro per il federalismo che ogni 3×2 si fa forte del milione di doppiette pronte (a sua detta) a sparare per la secessione, chi è che può vantare l’autorevolezza per permettersi di predicare il rispetto della legalità? C’è qualcuno senza peccato che possa scagliare la prima pietra? Un silenzio assordante per risposta.

Enzo Lombardi

 

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