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La freschezza e l’originalità del Bach Haus nelle note del Gruppo Musica Insieme e del dedalo ensemble di Parisi

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Il secondo appuntamento della trentaduesima rassegna Spazionovecento (le due serate dedicate a Mario Bertoncini sono state rinviate al 8 e 9 novembre per indisposizione del medesimo) era incentrato su un curioso omaggio al grande Johann Sebastian Bach da parte del compositore romano Michele Dall’Ongaro, uno dei più significativi esponenti della musica contemporanea italiana. Nella Sala Rodi di piazza Giovanni XXIII domenica 23 ottobre l’unione di membri del Gruppo Musica Insieme di Cremona (storico promotore della rassegna) e del “dèdalo ensemble” di Brescia sotto la direzione di Vittorio Parisi  (primo violino del gruppo il cremonese Giacomo Invernizzi, dal 1997 “Concertino dei Secondi Violini” nell’orchestra del Teatro dell’Opera di Roma), ha dato vita alla rappresentazione dell’intermezzo in un atto per tre cantanti e strumenti Bach Haus commissionato dal Teatro dell’Opera di Roma nel 2000 e da allora spesso rappresentato per la freschezza e l’originalità del lavoro, certamente godibile anche da un pubblico non particolarmente colto, dato l’intento – azzeccato – del compositore di comunicare senza tanti cerebralismi «il grande amore, prima di tutto fisico, per la musica». L’ironico libretto, scritto da Vincenzo De Vivo (pure presente in sala), narra di un impresario (che assume il nome di Nibbio, non casuale citazione dal libretto metastasiano L’impresario delle Canarie) che giunge in casa Bach per cercare di convincere il Director musices di Lipsia a scrivere un’opera teatrale (cosa che, in effetti, il grande compositore non fece mai). Gli stili musicali e le citazioni (non solo da Bach, ovviamente, ma anche da Puccini, Bernstein ecc.) si susseguono animatamente, con passi di danza (a un certo punto si sente pure un’habanera) e parti in recitativo accompagnato quasi-arioso, per concludersi con la solenne citazione dell’esordio del quinto dei Concerti brandeburghesi. I solisti di canto hanno offerto un’ottima interpretazione in manier pure semi-scenica, dimostrando chiarezza nella dizione: il soprano Anna Ussardi (moglie di Bach) il tenore Mert Süngü (Nibbio) e il baritono Ionut Pascu (Bach). Vivi applausi da parte del pubblico numeroso, riservati nella prima parte anche alla musica del coro che apre la Johannes Passion di Bach in una interessantissima trascrizione/adattamento di Guido Boselli (pure al violoncello nell’ensemble) per archi con flauto clarinetto e pianoforte in cui è lo strumento a tastiera, suonato da Elena Pasotti, a fare da legante e, in particolare, anche da suggeritore di variazioni e invenzioni rispetto all’originale.

Paolo Bottini

 

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