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Il governo: “Aboliremo le province” E anche a Cremona si riapre il confronto

EVIDENZA-PROVINCIA

La riforma dei collegi elettorali prevista dalla manovra economica varata in estate e la completa abolizione delle province, così come indicato dal governo italiano nel documento trasmesso a Bruxelles. Si riapre con forza il dibattito sul futuro dell’amministrazione provinciale anche a Cremona. L’abolizione della Provincia, da mesi quasi un tormentone, è questa volta nero su bianco nella lettera con la quale il governo italiano fornisce garanzie di tenuta economica e finanziaria all’Unione Europea. Il taglio degli enti rientra in un capitolo del documento trasmesso a Bruxelles relativo alla riforma dell’architettura costituzionale dello Stato. Questo il passaggio: “Due disegni di legge (all’esame del Parlamento) di riforma complessiva dell’organizzazione dei vertici delle istituzioni politiche, con particolare riferimento alla riduzione significativa del numero dei parlamentari, all’abolizione delle province, alla riforma in senso federale dello Stato, alla maggiore efficienza dei meccanismi decisionali e al rafforzamento del ruolo dell’esecutivo e della maggioranza“.

Il tema è certamente attuale anche a Cremona, dove la giunta Salini ha peraltro in corso l’operazione per la realizzazione della nuova sede nell’ex Parco dei Monasteri – operazione per un costo complessivo tra i 22 e i 24 milioni di euro.

Tempestivo allora l’intervento di questa mattina di Matteo Piloni, coordinatore segreteria provinciale Pd e di Andrea Virgilio, capogruppo dei democratici in Provincia. Gli esponenti del Pd partono dal dimezzamento del numero dei consiglieri provinciali previsto dalla riforma dei collegi elettorali per approdare al nocciolo della questione. “Meglio una vera e seria riforma delle istituzioni rispetto al semplice dimezzamento dei consiglieri provinciali – commentano Piloni e Virgilio -, misura inutile e anche dannosa se non accompagnata da un riordino complessivo del sistema delle autonomie locali. Proprio in questi giorni il Consiglio Provinciale è chiamato a riorganizzare i collegi elettorali secondo le nuove disposizioni previste dalla manovra economica estiva del governo. Infatti il dimezzamento dei membri dei consigli provinciali, già peraltro tagliati negli scorsi anni, porterà la nostra Provincia ad avere solo 12 consiglieri anziché i 24 attuali”.

“Tanto vale, a questo punto, abolire “in toto” questo organo – argomentano -, visto che il Consiglio Provinciale di una provincia di oltre 300.000 abitanti avrà lo stesso numero di componenti di un Consiglio Comunale di un paesino di 3.000 anime. E questo con gravi conseguenze sul piano politico e della rappresentanza territoriale: basti pensare al fatto che sicuramente non tutti i territori della provincia né le forze politiche (anche di una certa rilevanza) potranno essere rappresentati adeguatamente in un’assemblea così ristretta. Inoltre, se la necessità è quella di fare cassa, si è proprio sbagliato bersaglio: infatti il semplice dimezzamento dei consiglieri non è una misura che permette di risparmiare risorse in modo drastico, ma si tratta solamente di una manovra dal vago sapore propagandistico e populistico”.

“Allo scopo di rendere più efficiente e meno dispendiosa la macchina dello Stato – concludono Piloni e Virgilio – occorrerebbe invece mettere in campo un’ampia riforma dell’intero sistema istituzionale e delle autonomie locali, partendo dallo stabilire con certezza quali competenze debbano essere attribuite ad ogni ente locale e verificando successivamente quanti debbano essere i livelli decentrati in ogni realtà, per garantire una maggiore efficacia delle istituzioni pubbliche a sostegno delle reali esigenze di tutti cittadini italiani”.

 

f.c.

 

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