Un commento

Province, parlano gli ex presidenti: “Enti da riformare o anche da abolire”

EVIDENZA-PRES-PROVINCIA

(Sopra, da sinistra, Giuseppe Torchio, Gian Carlo Corada, Vittorio Foderaro, Secondo Piazza)

Alla luce dell’indicazione del governo all’Unione Europea, cosa cambierebbe per Cremona? In altre parole, quali potrebbero essere i vantaggi e quali gli svantaggi dell’abolizione delle Province? Lo abbiamo chiesto agli ultimi presidenti della Provincia di Cremona: Giuseppe Torchio (presidente dal 2004 al 2009), Gian Carlo Corada (dal 1994 al 2004), Vittorio Foderaro (1988-1990), Secondo Piazza (1985-1988).

 

Giuseppe Torchio: “L’esigenza o meno di una Provincia è legata a quello che riesce a costruire sul territorio. Nel momento in cui l’ente non riesce ad incidere sui problemi trasporto pubblico, su insediamenti cruciali come Tencara, nel momento in cui declina le sue responsabilità e sceglie la strada più comoda su questioni come l’amianto e nel momento in cui non ipotizza scenari di sviluppo, è chiaro che la Provincia ha un ruolo residuale. Ogni giorno che passa si ha la sensazione di una resa senza condizioni, c’è uno stato di frustrazione e si avverte l’inutilità di quanto fatto negli ultimi anni. Una Provincia ha senso nel momento in cui guida attivamente i processi di crescita. Detto questo, va rilevato che la Bce non ci ha mai chiesto di sopprimere la Provincia: organismi analoghi ci sono in tutta Europa. Ci ha chiesto di agire sulle pensioni e su altro, ma non su questo. Né la Banca d’Italia né l’Unione Europea hanno chiesto di abolire le Province. Tra l’altro non ne varrebbe la pena, perché rispetto ad altre situazioni come alcuni consigli comunali con costi altissimi, dal punto di vista economico la partita provinciale è infinitesimale”.

 

Gian Carlo Corada: “Nel contesto attuale e insieme ad altre riforme, l’abolizione delle Province ci sta. Certo, non immaginando che si possa avere quel risparmio di cui si parla. Per arrivare a questo servono, oltre all’abolizione delle Province, altre misure. Ad esempio l’abolizione delle pensioni dei parlamentari e l’eliminazione dei Consigli di Amministrazione laddove c’è un solo ente ‘proprietario’. Se accompagnata da questo tipo di provvedimenti e senza accentrare tutto in mano alle Regioni ma dividendo le competenze tra i Comuni, l’eliminazione delle Province ha un senso. In altre parole, nell’ottica della riduzione dei costi della politica, ci sta purché inserita in un discorso complessivo sulle competenze delle istituzioni locali, tra le quali le Prefetture. Non ha senso, invece, cambiare per cambiare, ossia farle diventare enti di vasta area o abolirle tout court. Va ripensato tutto il sistema istituzionale italiano”.

 

Vittorio Foderaro: “Ho amministrato la Provincia fino al ’90, quando era un organismo che aveva un rapporto diretto con il territorio. Quando i consiglieri rappresentavano non solo interessi territoriali ma anche economici. Ho un bel ricordo di quell’esperienza, mentre mi sembra che adesso le Province siano più che altro collegate con gruppi di potere e ripetano in periferia quello che si dice al centro. Dal mio punto di vista, le Province gestiscono servizi importanti: sono enti intermedi di cui c’è bisogno. Mi spiacerebbe se tutto finisse accentrato nelle mani delle Regioni. Dal punto di vista dei costi della politica, va però rivisto tutto: dai piccoli comuni a quelli più grandi. Solo attraverso una radicale revisione delle deleghe, delle competenze e della territorialità si arriverebbe ad una riduzione effettiva dei costi. Anche perché spesso manca una distribuzione organica delle competenze e ci sono organismi che ripetono quelle di altri. Va rivista la rappresentatività territoriale, questo sì, alla luce delle trasformazioni della società e dei nuovi sistemi di partecipazione: informatici, telematici, tecnologici”.

 

Secondo Piazza: “Le Province vanno annullate. Sarebbe però una pazzia farlo senza prima rivedere l’architettura istituzionale. I Comuni, anzitutto, dovrebbero essere di almeno 10mila abitanti, mentre quelli più piccoli dovrebbero essere trasformati in borghi andando a far capo ai Comuni. Se non si ristruttura in questo senso il sistema, l’eliminazione delle Province andrebbe a creare un vuoto. In quest’ottica vedo bene anche la riduzione del numero delle Regioni: vanno accorpate, come ha proposto Formigoni. Oggi la Provincia svolge un ruolo contenuto, se ne può fare a meno a patto di riformare il sistema creando un nuovo impianto istituzionale”.

 

f.c.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

© Riproduzione riservata
Commenti
  • INTERVIENE TITTA

    A scanso di equivoci, non sono un contenitore di bile, non ce l’ho con nessuno, non adoro ciecamente Berlusconi e Pivetti, non vedo solo comunisti o persone perbene etc etc e capisco perfettamente perché posso dare fastidio, scrivo ciò che tanti dicono. E nella nostra pacifica città non è sempre ammesso, o meglio, qualcuno sì, gli altri mai.
    Tanto premesso, ho letto più volte l’intervento di Titta Magnoli sulla Provincia del 27, sunto: l’Amministrazione provinciale dovrebbe capire che l’immobilismo non è giustificabile, bisogna darsi obiettivi strategici e poi agire, cuore: le idee o quantomeno le proposte per uscire da questa stasi sono sul tavolo e sono interessanti, dal polo industriale innovativo alla ricerca, dall’internalizzazione all’imprenditoria giovanile, della quale abbiamo ottimi esempi poco conosciuti.
    Magnoli deve essere letto sempre con attenzione, è un giovane che pensa e studia senza sosta, e a fianco della politica ha esercitato un’attività professionale di alto livello, non è, fuori dai denti, un Pizzetti Luciano che, o rispondi subito sì o ti dà del cretino, pur essendo, mi riferisco all’esercizio di una professione o al livello degli studi, prossimo allo zero, non naturalmente alla politica dove, pur paragonabile al calciatorino in plastica del calciobalilla, partecipa in Parlamento a decisioni importanti, e, quando il suo capo lo indirizza bene, segna.
    Domanda quindi, con un poco di apprensione, a Magnoli: ha paura di fornire un assist a Salini o vuol fare esempi concreti di idee e proposte, senza dimenticare che siamo tutti d’accordo che le Province hanno al massimo un potere di parola?

    Cremona 28 10 2011 http://www.flaminiocozzaglio.info