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Fiera bovino, Romano: “Ecco come vincere il negoziato Pac”

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Il ministro Romano

“Per vincere il ‘negoziato PAC’ le organizzazioni professionali dovranno sottoscrivere un documento unitario condiviso”: è la strada indicata dal ministro all’Agricoltura Francesco Saverio Romano questa mattina nel corso degli VIII Stati Generali del Latte organizzati a CremonaFiere in occasione della 66esima Fiera Internazionale del Bovino da Latte. Il ministro ha criticato duramente la ‘riforma Ciolos’ e ha parlato delle prospettive future del settore agricolo nazionale: “La politica presentata dal commissario europeo Dacian Ciolos non ha un’anima, anzitutto perché non contempla quelle strategie produttive di cui l’agricoltura ha bisogno: la riforma disincentiva la produzione e allontana dalle campagne”.  Romano ha preso di mira in particolare il ‘greening’, che “mette le aziende di medie dimensioni nelle condizioni di chiudere i battenti ancor prima di avviare l’attività”. Perché se “la salvaguardia ambientale” non è in discussione, tuttavia “gli agricoltori non vanno calpestati”, anche in virtù del fatto che “l’agricoltura è l’unico comparto in grado di muovere il PIL italiano”. Il prossimo 18 novembre è in programma l’atteso incontro con Ciolos: “In quella circostanza proseguiremo un negoziato difficile – ha  dichiarato Romano –, mossi dalla convinzione di poter migliorare la PAC sia sul primo che sul secondo pilastro”.

Tra le proposte “il trasferimento del ‘greening’ sul secondo pilastro” in modo da “individuare un tetto comune” nella garanzia che “ciascun Paese possa ritagliarsi il proprio ‘greening’ su misura”. Quanto alle produzioni italiane il ministro ha usato parole chiare: “Il made in Italy è apprezzato in tutto il mondo: è fondamentale rafforzare la realizzazione di prodotto e puntare sulla promozione e sulla comunicazione” per creare “un sistema capace di sviluppare la capacità di penetrazione dei prodotti italiani di qualità nei mercati mondiali”. Tra i punti deboli dell’agricoltura nazionale Romano ha indicato “la debolezza della filiera”, da risolvere mediante la creazione di un sistema “a fisarmonica”, e la dilagante “contraffazione” , contro la quale sono in atto “severi controlli e repressioni”. Un’ultima nota sulla garanzia di qualità dei prodotti italiani: “Non inserirò mai il latte congelato nel protocollo: non si deve cedere a meccanismi di convenienza oggi per non doverne  pagare le conseguenze domani”.

Agli Stati Generali del  Latte sono intervenuti i massimi esponenti della filiera. Il presidente nazionale di Confagricoltura Mario Guidi ha annunciato la disponibilità della propria organizzazione a “firmare un documento unico” ricordando l’importanza della costituzione di “un sistema forte che sappia puntare sulle potenzialità inespresse dell’agricoltura”; il vicepresidente di Confagricoltura e presidente della Libera Associazione Agricoltori di Cremona Antonio Piva ha, inoltre, posto in evidenza la necessità di “restituire redditività alle imprese agricole” sottolineando come “quell’italian food tanto apprezzato nel mondo è fatto con latte italiano”. All’assemblea hanno partecipato anche i presidenti di CopaCogeca Paolo Bruni, FedagriConfcooperative Maurizio Gardini, Cia Giuseppe Politi, OC Latteitalia Giovanni Rossi, Coop Italia Vincenzo Tassinari e il vicepresidente CPR System e direttore Acquisti Food Coop Roberto Fiammenghi; al loro fianco anche l’assessore all’Agricoltura della regione Lombardia Giulio De Capitani, il presidente della Provincia di Cremona Massimiliano Pinotti con l’assessore all’Agricoltura Gianluca Pinotti e il sindaco di Cremona Oreste Perri.

LATTIERO-CASEARIO: BENE L’EXPORT, MALE I CONSUMI INTERNI

Export positivo per tutti i latticini, aumento della produzione ma drammatico calo della domanda interna: è quanto emerge dalla ricerca sul mercato lattiero caseario condotta da Ismea, presentata questa mattina  da Mariella Ronga nell’ambito della 66esima Fiera Internazionale del Bovino da latte. Ecco una sintesi della ricerca, che riguarda sia la dimensione nazionale che quella internazionale.

Nel 2010 la produzione mondiale di latte è aumentata (+2%), ma la domanda è cresciuta a ritmi ancora più sostenuti, in particolare per le polveri, e soprattutto nei paesi del Sud-Est asiatico; nel 2011 si confermano le stesse dinamiche, anche se la domanda di polveri sta aumentando in misura esponenziale. Nell’Ue-27 le consegne di latte sono aumentate del +2,5% nel periodo gennaio–luglio 2011 grazie a condizioni climatiche favorevoli e all’aumento dei prezzi alla stalla (+16% in media)

In Italia il prezzo medio alla stalla è pari al +20% rispetto al livello del 2010. Nel 2010 la maggiore disponibilità di materia prima è stata impiegata nella produzione di formaggi (+2,5%), mercato in cui l’UE ha confermato la propria leadership (export +17%), fornendo circa la metà dei volumi scambiati a livello internazionale. Nel 2011, la forte crescita della domanda mondiale di latte scremato in polvere ha favorito la crescita della produzione interna e favorito le esportazioni (+33%)

Il mercato internazionale dei prodotti lattiero caseari è caratterizzato da un andamento crescente dei prezzi alla produzione, come conseguenza di un’offerta insufficiente a soddisfare una domanda molto dinamica, proveniente soprattutto dai paesi asiatici. Nell’Ue-27 i prezzi sono in ascesa soprattutto per il burro, a causa della produzione in calo e degli stock ridotti , mentre si è registrato qualche segnale di cedimento, dopo l’estate, per il latte scremato in polvere. In Italia la produzione di latte è in aumento (+1,8% nella prima parte del 2011) grazie alla maggiore richiesta dell’industria, alla ripresa delle esportazioni e al lieve miglioramento dei margini aziendali.

Sul fronte della trasformazione industriale, nel 2010, sono aumentate le produzioni di yogurt e burro, ma  sono rimasti stabili i formaggi, nonostante il maggior numero di forme prodotte di Grana (+2,8%) e Parmigiano (+2,4%). Nel 2010 i costi agricoli hanno subito un lieve incremento (+0,5% rispetto al 2009), ma per l’allevamento bovino i costi sono aumentati ad un ritmo molto più sostenuto (+6%). Sono cresciuti  soprattutto i costi dell’alimentazione del bestiame (+8%), in particolare orzo e cruscami. Nei primi nove mesi del  2011 i costi sono aumentati ad un ritmo ancora più accelerato (+13%).

Nel 2010 i prezzi all’origine di latte e derivati sono cresciuti (+13,5%  rispetto al 2009) ad un ritmo superiore rispetto al totale agricoltura (4,5%) e zootecnia (5,2%); l’incremento ha riguardato soprattutto i prezzi dei formaggi duri (+17%) e delle materie grasse (+31%). E nei primi nove mesi del 2011 la crescita dei prezzi si è fatta ancora più sostenuta (+19,7%). I prezzi alla produzione dei due grana a denominazione sono significativamente aumentati da un anno all’altro, sebbene con un’intensità differente. Nel 2010 il Grana Padano  4-12 mesi ha fatto registrare un +15,2%;, quello 12-15 mesi un +14,8%; l’aumento per il Parmigiano Reggiano  1 anno è stato del 25,2% , mentre per quello 2 anni del 24,4%. Nel periodo gennaio-settembre 2011 i prezzi dei due formaggi si sono allineati su un trend di crescita simile  (+25% PR; +27% GP). Tra i mesi di gennaio e agosto del 2011 c’è stata una flessione generalizzata dei consumi di latte fresco e uht; fanno eccezione solo i funzionali. Il trend è positivo per gli acquisti domestici di yogurt, sia normale sia  probiotico, ma cala la spesa;  stabile la domanda di formaggi, ma diminuiscono i consumi di prodotti Dop (-1% ), in particolare quello di Parmigiano Reggiano (-3,5%).

Quanto all’export il 68% circa del valore realizzato sui mercati esteri è rappresentato da formaggi Dop; la tendenza dell’export di formaggi DOP nel 2010 è favorevole : +16% in valore  e +5% in volume. Grana Padano e Parmigiano Reggiano da soli sviluppano i tre quarti del totale del valore dei formaggi Dop esportati; nel  2010 le esportazioni di Grana Padano e Parmigiano Reggiano  sono aumentate del +10% in volume. I dati relativi a Grana Padano e Parmigiano Reggiano parlano di un +4% nei primi sette mesi del 2011. Le previsioni per i prossimi mesi parlano di una produzione in aumento (UE-27, Argentina, Brasile, USA, Oceania), grazie a condizioni climatiche favorevoli e a prezzi alla stalla stimolanti, e di una crescita di consistenza degli stock (burro, latte scremato in polvere) nell’UE e negli USA. Sul piano della domanda si prevedono a livello internazionale una crescente richiesta di derivati del latte da parte dei paesi emergenti (latte in polvere, siero), un aumento dei prezzi al dettaglio e un rallentamento della domanda domestica.

 

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