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Romeo in calzamaglia? No, grazie Al Ponchielli l’opera di Charles Gounod dall’omonima tragedia di Shakespeare

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Venerdi 18 novembre (ore 20.30 e in replica domenica 20 novembre ore 15.30) andrà in scena Roméo et Juliette di Charles Gounod. La direzione è affidata a Michael Balke, giovane direttore tedesco, che ha perfezionato il suo talento lavorando per alcuni anni al fianco di Riccardo Frizza. La regia è invece di Andrea Cigni, che ha allestito lo spettacolo nella passata stagione per alcuni teatri toscani ed emiliani, e che per l’occasione lo riprende e lo rinnova.

Note di regia di Andrea Cigni

Il lavoro nasce  dall’ascolto. Ascolto della musica e ascolto del testo. La musica mi ha suggerito un colore: il blu intenso, il testo mi ha suggerito il contesto: un luogo a-temporale e il più possibile vicino a noi. E così è iniziato il lavoro.

A mio avviso pensare a una storia lontanissima nel tempo e favolistica non fa bene a Roméo et Juliette. I temi narrati, le storie portate in scena, le passioni, l’odio, i contrasti, l’amore, non possono trovare collocazione in uno spazio ed in un tempo che non riconosciamo come nostro. Devono essere vicini, tangibili, verificabili e dunque espressi in modo vero. Non riesco ad affezionarmi ad un Romeo in calzamaglia e piumetta in testa e non riesco a pensare ad una Giulietta imbellettata in un vestitino cinquecentesco affacciata da un balconcino di cartapesta con una lunga treccia bionda. Forse neanche Shakespeare ha mai pensato questo quando ha scritto la storia. Mi riesce più facile vedere due ragazzi che potrei incontrare ovunque, due storie che si incrociano, due destini che cercano di unirsi tra le difficoltà di due famiglie che non si stimano, di due fazioni che si oppongono con forza alla nascita di un bene superiore tra due persone.

Ovviamente la musica non chiede stravolgimenti imbarazzanti, basta poco, basta seguirla e assecondarla. Nel movimento, nelle curve, nelle sinuosità, nei ritmi. La pulizia di una scena neutra che sia a servizio della recitazione dei cantanti è il luogo in cui tutto si svolge. L’agone drammatico del teatro.

Dunque una stanza, del colore che la musica mi ha suggerito, con le caratteristiche di neutralità e pulizia che lo spazio deve avere. Un dentro che si apre all’esterno, un fuori che introduce ad un interno. La sala di casa Capuleti, ma anche il giardino con il balcone di Giulietta, la camera da letto dove si consuma la prima notte d’amore tra i due, la cripta dove lei viene sepolta e dove insieme a Romeo troverà la morte. E’ sempre lo stesso spazio, che si muove, si modifica con la luce e col buio, con le aperture e le chiusure, lasciando spazio ai veri protagonisti dell’opera: musica e canto che creano dei percorsi visivi e auditivi.

In quest’ottica la recitazione degli interpreti deve essere vera, non enfatica, espressiva, teatrale, drammaticamente corretta ed il canto deve guidare in modo chiaro i sentimenti, le sensazioni, il racconto. Non serve altro per conoscere e amare questa storia che racconta il tema universale e senza tempo dell’amore. Basta portarla il più vicino possibile a noi, per cercare delle affinità, per affezionarsi ai protagonisti e vivere con loro quello che loro stanno realmente vivendo.

 

Note del Direttore Michael Balke

Roméo et Juliette è stato spesso criticato dai musicologi per la sua mancanza di “qualità musicale” della composizione. Io ritengo invece che Romeo et Juliette sia veramente una composizione grandissima scritta da Gounod.

Per me è fondamentale mostrare un certo percorso nella drammaturgia musicale: dopo il funesto “Prologo” che ci fa sentire già la tragedia, entriamo in un’atmosfera di ballo, di leggerezza e freschezza con una musica molto brillante e “giovane”. Improvvisamente l’entrata di Tybalt cambia tutto. Mi ricorda il film La vita è bella – si

comincia con una commedia e quindi la tragedia diventa ancora più amara.

Questo sviluppo si può vedere anche nei personaggi di Roméo e soprattutto di Juliette durante l’opera: dall’aria “Je veux vivre” piena di vita e fuoco fino all’aria del veleno. Anche i quattro duetti fra i due protagonisti: dal madrigale innocente em giocoso (con musica quasi barocca) tra due ragazzini, all´ultimo addio prima della chiusura del sipario con una scrittura molto più complessa.

Inoltre mi colpiscono i diversi tipi di scrittura e la varietà di colori nell´orchestra: la sfiatata voglia di vivere di Juliette, la cavatina sognante e poetica di Romeo, il tono di commedia (per esempio la fantastica aria di Mercutio), l’alterco bellicoso fra le due famiglie, il duello e poi il tono religioso di Frère Laurent. A proposito: Gounod conosceva benissimo il fortissimo o anzi il forte-fortissimo. Tuttavia ha scelto di chiudere l’opera con un tono religioso, con “solo” forte. Quasi solenne.

Molto evidente qui la scuola e la profonda conoscenza di Gounod: istruito in musica sacra, ha anche studiato Palestrina in Italia e – grazie a Fanny Mendelssohn – ha imparato ad amare e studiare Bach.

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