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Acqua, i sindaci rinviano. Comitato e forze politiche cantano vittoria ma promettono battaglia

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Il giorno dopo la decisione dell’Assemblea dei sindaci di rinviare il voto sulla gestione del servizio idrico integrato, piovono le prese di posizione. Toni durissimi da parte del Comitato Acqua Pubblica di Cremona che bolla il rinvio come «l’ennesima bruciante sconfitta, profondamente politica, del presidente Salini». «E’ evidente a tutti – scrive Giampiero Carotti per il Comitato – che i numeri a disposizione ieri avrebbero permesso di votare la privatizzazione dell’acqua in cinque minuti. Così non è stato e ha vinto la democrazia. Democrazia che però è stata ieri ferita da un atto di gravissima illegalità: la Conferenza dei Comuni si è tenuta a porte chiuse. Assolutamente irricevibile per i comitati l’offerta, strappata dal volonteroso sindaco Silla, di ammettere una piccola delegazione: non si può accettare per gentile concessione ciò che costituisce un diritto».

«Forse – continua il Comitato – qualcuno sperava che la protesta degenerasse, così da mettere i cittadini dalla parte del torto e i sindaci in quella degli “odiati prevaricatori”? Insomma, un tentativo di trasformare un grave problema di agibilità democratica in un caso di ordine pubblico? Così non è stato, grazie alla coscienza civile e all’autocontrollo dei tantissimi manifestanti accorsi e alla professionalità delle forze dell’ordine. Siamo molto contenti che i sindaci di ogni orientamento politico abbiano dimostrato ieri di saper prendere decisioni anche al di fuori della teorica condivisione di parte politica, confermando che l’acqua bene comune non sopporta argini ideologici che ne irreggimentino la direzione. E monta la marea dei sindaci sempre più convinti che la direzione sia verso una azienda totalmente pubblica e ben gestita: ora sono circa una quarantina, in rapida ascesa».

L’attività del Comitato non si arresta: il voto sul Piano d’Ambito è solo rinviato. «Bene hanno fatto i sindaci a prendere tempo per chiarirsi le idee, anche perché continuano a non essere informati in modo adeguatamente imparziale, e particolarmente sull’altra fondamentale soluzione gestionale, quella dell’azienda di diritto pubblico. Uno dei compiti che come Comitato Acqua Pubblica di Cremona ci assumeremo nei prossimi giorni sarà proprio di fare di tutto per colmare questa lacuna, sperando nella collaborazione di alcuni primi cittadini. Sarà poi necessario intraprendere tantissime altre azioni, anche sul piano legale, in relazione a quanto avvenuto ieri e al futuro del servizio idrico: come sempre i cittadini del Comitato Acqua le decideranno tutti assieme, tenendosi pronti a nuove mobilitazioni».


PD: «ORA SI APRA IL CONFRONTO»

«E’ possibile – attacca Maura Ruggeri, capogruppo Pd in consiglio comunale – riconsiderare l’assurda opzione che spingerebbe la Provincia di Cremona a decidere sulla forma gestionale, in tutta fretta, in  solitudine, in presenza di un vuoto legislativo e in modo totalmente incurante dell’esito del referendum di giugno. Il Comune di Cremona gioca un ruolo determinante in questa partita e non può tradire le aspettative dei cittadini che hanno espresso col voto referendario una precisa volontà. Il gruppo del PD porterà in Consiglio Comunale un odg che impegna il  Sindaco ad  assumersi le proprie responsabilità ed a farsi garante del rispetto dell’esito del referendum. Si apra il confronto a livello cittadino sulle scelte che il Comune intende assumere e non si avallino scelte frettolose, prese in assenza di una nuova normativa nazionale rispettosa dell’indicazione referendaria per la gestione pubblica dell’acqua e in assenza degli elementi di conoscenza e di valutazione necessari per l’assunzione di scelte coerenti a livello locale».
«All’Assemblea Ato ha prevalso il buon senso
– commentano Matteo Piloni, coordinatore segreteria provinciale Pd, e Andrea Virgilio, capogruppo Pd in consiglio provinciale – Hanno prevalso i sindaci, la loro responsabilità amministrativa e la loro concretezza. Elementi che evidentemente non appartengono a Salini e al suo tentativo di forzatura. I Sindaci, che conoscono bene l’importanza di certe scelte e delle loro ricadute, hanno giustamente preso tempo per ulteriori approfondimenti, ben consci del fatto che in un momento in cui sta cambiando l’Italia non ha alcun senso accelerare su questo processo. Una consapevolezza ed una responsabilità di cui Salini, troppo occupato ad esprimere spocchiosi giudizi sul governo Monti, è evidentemente sprovvisto».

 

SEL: «PREPAREREMO UN ODG DA PRESENTARE IN TUTTI I 115 CONSIGLI COMUNALI»

Un ordine del giorno di indirizzo per una gestione pubblica, tramite un’unica società provinciale, da sottoporre a tutti i 115 consigli comunali della provincia di Cremona. Questa la prossima mossa annuncia da Sinistra Ecologia Libertà nell’ambito della partita riguardante il servizio idrico. «L’obiettivo – spiega Gabriele Piazzoni di Selè quello di permettere che la discussione sul futuro del servizio idrico avvenga non solo tra i sindaci, ma anche tra tutti i consiglieri comunali della provincia e quindi fra tutti i cittadini».

«Oltre al buon senso dei sindaci – continua Gabriele Piazzoni di Sel – che si sono resi conto di non potere decidere in una sola settimana un assetto tanto contrario al risultato referendario, a molto sia servita la mobilitazione e la pressione esercitata dai cittadini, dai comitati, dai partiti di centrosinistra che si sono dati appuntamento davanti alla sede in cui si svolgeva la conferenza per esprimere la propria protesta. Il rinvio è il primo passo per fermare le mire speculative del Presidente della Provincia Salini e dei suoi “amici” in questo settore».


TORCHIO (LISTA TORCHIO): «EVITATA UNA “VITTORIA DI PIRRO”»

«E’ la prima volta – dichiara il consigliere provinciale Giuseppe Torchio – nella nostra storia politico-amministrativa che un’Assemblea di Sindaci si svolge “sotto scorta” con un consistente dispiegamento di forze di polizia. L’ingresso col contagocce e solo per alcuni (consiglieri provinciali, ndr), ha rappresentato una grave limitazione del principio della partecipazione democratica che presta il fianco ad inevitabili critiche e denunce. La volontà di moltissimi amministratori di centro-sinistra, del “terzo polo”, di liste civiche ma anche di centro-destra di evitare di cancellare con un colpo di spugna l’inequivocabile esito referendario si è unita alla maturità ed ha evitato una “vittoria di Pirro” o da prove muscolari rispetto ad una materia che lo stesso governo ha voluto sottrarre da forme forzose di privatizzazione. Vanno approfonditi i termini delle future opzioni evitando la psicosi da “mosca cocchiera” che vorrebbe portare Cremona, prima in Italia dopo il referendum, a privatizzare il servizio, ignorando i modelli di azienda pubblica adottati dalle altre realtà anche di centro-destra presenti in Lombardia. Sono maturi i tempi per chiudere il processo di aggregazione delle “sette sorelle”, cioè delle varie società pubbliche, a capitale degli Enti Locali, operanti in provincia nel settore idrico, generando un’unica azienda pubblica con un solo consiglio di amministrazione».

 

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