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Stagione concertistica al Ponchielli, trionfo per la Mahler Chamber Orchestra

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La stagione concertistica 2011/12 del teatro Ponchielli di Cremona non poteva avere esordio più trionfale grazie alla presenza di una prestigiosa orchestra, diretta da un celebre direttore, con un programma musicale di assoluto richiamo e, da notare, con un violino Stradivari imbracciato dalla spalla (l’israeliano Gregory Ahss) e di recente messo a disposizione da anonimo proprietario della fondazione che direttamente sostiene la multiforme attività della Mahler Chamber Orchestra. Questo il nome della compagine di carattere internazionale che ha avuto come mentore Claudio Abbado e che venerdì 26 novembre è tornata a Cremona (già ospite nel 2008 e 2009 diretta da Daniel Harding) quasi appositamente per far risuonare il prestigioso strumento uscito dalla bottega del sommo liutaio all’ombra del Torrazzo nel 1723. Un paio di capolavori sinfonici ottocenteschi arcinoti come l’Italiana di Mendelssohn e la Pastorale di Beethoven hanno assicurato il teatro pressoché al completo e alla sentita direzione di Daniele Gatti le ovazioni più sincere. Il cinquantenne direttore milanese, che esordì nel 1982 e di brillante carriera internazionale ormai dal 1991, ha fatto ascoltare il nitore che è in grado di cavare mediante tutta la cura del dettaglio di cui è capace, dettando frasi e scolpendo incisi dalle sezioni d’orchestra quasi fossero solisti. È tale il lavoro di studio e di approfondimento che giunto sul podio in frac, e senza partitura, non ha troppo da sbracciarsi per farsi capire, è più una sorta ammiccare davanti a colleghi con cui ha raggiunto subito una sottile intesa. Lo si nota dall’ondeggiare dell’avambraccio sinistro, dal roteare del polso davanti ai violini primi o dal come chiama uno dei fiati muovendo appena il dito indice. Gatti fa cantare gli strumenti ed egli stesso ogni tanto canticchia per viva partecipazione, addirittura nel secondo tempo mendelssohniano fa il gesto di grattare la bacchetta sul braccio sinistro, come a voler tirare fuori quella precisa sonorità dai violini primi in dialogo con i secondi posti alla sua destra. E come fa tuonare i contrabbassi, posti dietro i violini primi, durante la tempesta beethoveniana. Insomma intesa direttore-orchestra simbiotica, strumentisti tutti eccezionali (di età media ben sotto i cinquanta), musica immortale: ricetta per un tripudio acclamante «bis» ma che ha invece lasciato l’acquolina in bocca.

Paolo Bottini


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