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Nuovo codice antimafia, forze di polizia e autorità in sala Maffei

Un momento dell'incontro

I numerosi presenti

Da un’idea del prefetto, raccolta e sviluppata dalla questura guidata da Antonio Bufano, questa mattina in una gremita sala Maffei, in Camera di commercio, le forze di polizia si sono date appuntamento per una ricca giornata di studio, prendendo spunto dal nuovo codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione. Un incontro (patrocinato da Prefettura, Comune, Provincia, Camera di commercio, Guardia di Finanza, Carabinieri) che ha visto la partecipazione di autorità e di appartenenti alla Polizia di Stato, all’Arma dei Carabinieri, alla Guardia di Finanza, al Corpo Forestale dello Stato, alla Polizia Penitenziaria, e a tutte le Polizie Locali della Provincia e alla Polizia Provinciale.

IL QUESTORE BUFANO: “CONOSCERE IL NEMICO”

Bufano, Papalia e Bruno di Clarafond

Introdotti dal vicequestore vicario Gerardo Acquaviva, uno dopo l’altro gli interventi di Guido Papalia, procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Brescia, del tenente colonnello dei carabinieri Roberto Masi, del centro operativo della Dia (Direzione investigativa antimafia) di Milano, del commissario capo Nicola Lelario, dirigente dell’Ufficio prevenzione generale della Questura di Cremona, del colonnello Alfonso Ghilardini, comandante provinciale della Guardia di finanza, e del giudice Guido Salvini, gip del tribunale di Cremona. Ad aprire l’appuntamento, davanti a un lungo elenco di autorità, tra cui il prefetto Tancredi Bruno di Clarafond, il sindaco Oreste Perri, il presidente della Provincia Massimiliano Salini e il comandante provinciale dei carabinieri, il tenente colonnello Michele Arcangelo Cozzolino, sono però state le parole del questore Antonio Bufano. “Non siamo una provincia infiltrata, ma bisogna conoscere il nemico”, ha detto, tra le altre cose. Bufano ha sottolineato il taglio professionale dato all’incontro, così come la possibilità di realizzare una forma di coesione con queste opportunità di coordinamento fondate sulla competenza. Nuovi appuntamenti di questo stampo potrebbero essere organizzati periodicamente.

IL PROCURATORE PAPALIA: “LA MAFIA SFRUTTA QUESTE ZONE”

Il microfono è poi passato al procuratore Papalia, che ha definito “lodevole l’iniziativa” della giornata di studio, e ha menzionato l’importanza dell’attenzione anche dove la “mafia non è radicata”; mafia che comunque “sfrutta queste zone”. Di un codice che ha visto stralciata in Parlamento l’armonizzazione delle norme e che ha visto l’attenzione concentrata sulla parte della prevenzione, ha parlato Papalia (il codice varato non è quello che molti si aspettavano). Ruolo importante, per il procuratore, quello dei protocolli d’intesa, così come quello del prefetto (“che il codice antimafia non ha approfondito”). Altro aspetto delicato toccato da Papalia: le difficoltà alla base della possibilità di eseguire misure di confisca all’estero.

PAROLA AI RELATORI SU INFILTRAZIONE NEGLI APPALTI E MISURE DI PREVENZIONE

Masi

Le introduzioni di Bufano e Papalia hanno anticipato gli accurati interventi dei relatori. Il primo: Masi del centro operativo Dia di Milano. “La Lombardia è un laboratorio. Quello che si osserva qui si estende poi al resto d’Italia. La criminalità organizzata ha cambiato il proprio modus operandi”. Bisogna fare i conti con la “capacità imprenditoriale” e con quel “continuum con aree grigie della società”. Dal tenente colonnello una riflessione sulla concentrazione di organismi specializzati in determinate aree dello Stato. “La Dia, ad esempio, è nettamente spostata al Sud. Non c’è bisogno di un riposizionamento?”. Criminalità organizzata legata a zone d’origine, ma capace di cogliere altrove opportunità per fare business. E’ la descrizione fatta da Masi, che ha però posto l’accento sul bisogno di prudenza: inopportuni atteggiamenti di totale negazione del fenomeno e, altrettanto, allarmi privi di fondamento. Una criminalità organizzata più sottile in Lombardia, ribassi nelle gare di appalto che arrivano fino al 50%, gran numero di persone “segnalate” per 416-bis (associazione per delinquere di stampo mafioso) in Lombardia (16 i soggetti calabresi in provincia di Cremona), centinaia di stazioni appaltanti (“ben vengano iniziative con stazioni unite”), accesso ai cantieri e verifica dei flussi finanziari; e ancora: utilità delle informazioni nelle mani della polizia stradale (grazie ai controlli sui mezzi pesanti) e della Direzione provinciale del lavoro, approccio della prefettura troppo legato alla burocrazia (“possono verificare se una persona è stata condannata, non se quella persona è stata fermata con Bernardo Provenzano”), necessità di verificare che la situazione nei cantieri, anche quelli piccoli, corrisponda a quella prevista sulle carte (accenni alle vicende della Paullese). Questi altri punti toccati da Masi.

Lelario

Le misure personali applicate dal questore, come il foglio di via, sono state oggetto dell’intervento di Lelario: “Uno strumento prezioso ma delicato”. I soggetti destinatari dei provvedimenti sono: “Coloro che debbano ritenersi, sulla base di elementi di fatto, abitualmente dediti a traffici delittuosi; coloro che per la condotta ed il tenore di vita debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che vivono abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose; coloro che per il loro comportamento debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che sono dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l’integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica”. C’è il già citato foglio di via (“per le persone ritenute pericolose per la sicurezza pubblica, che si trovano fuori dei luoghi di residenza, il questore può rimandarvele con provvedimento motivato e con foglio di via obbligatorio, inibendo loro di ritornare, senza preventiva autorizzazione ovvero per un periodo non superiore a tre anni, nel comune dal quale sono allontanate”) e c’è l’avviso orale del questore (“una sorta di cartellino giallo”). L’articolato intervento di Lelario è stato seguito da interventi altrettanto puntuali di Ghilardini e del giudice Salvini. Le opportunità e gli strumenti forniti dalle misure di prevenzione patrimoniali, al centro del discorso del comandante provinciale della guardia di finanza. Le misure di prevenzione applicate dall’autorità giudiziaria sono state invece trattate dal gip del tribunale di Cremona.

 

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