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Discarica di amianto, mazzette di Locatelli per accelerare il procedimento autorizzativo

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DALL’INVIATO – Mazzette al vicepresidente del consiglio regionale, Franco Nicoli Cristiani (Pdl). Mazzette al coordinatore degli staff della direzione generale di Arpa Lombardia Giuseppe Rotondaro. Soldi pure ad agricoltori dell’area attorno all’ex cava di Cappella Cantone, destinata a diventare una discarica di amianto, al fine di non far irrigare i campi a ridosso dei controlli sul margine con la falda (per non rischiare un innalzamento e per riuscire a procedere con l’iter di realizzazione). Corruzione aggravata è l’accusa che ha portato questa mattina all’arresto di Pierluca Locatelli, a capo del Gruppo Locatelli e di Cavenord, realtà impegnate nel progetto della discarica di amianto in provincia di Cremona. In carcere anche Nicoli Cristiani, Rotondaro e, con la stessa accusa, ai domiciliari la moglie di Locatelli, Orietta Pace Rocca.

L’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Brescia è partita qualche mese fa. Ha riguardato inizialmente reati di natura ambientale, come il traffico illecito di rifiuti, di competenza della Dda e contestato in diverse delle dieci ordinanze di custodia cautelare emesse. Un’attività complessa, che dallo smaltimento di materiali non trattati nel fondo stradale di alcuni cantieri della Brebemi, si è spostata, anche grazie a numerose intercettazioni, sulla corruzione.

Questo il quadro delineato dagli investigatori: da Locatelli, tramite Rotondaro, 100mila euro a Nicoli Cristiani il 26 settembre (proprio nel giorno in cui è stata annunciata la concessione dell’Autorizzazione integrata ambientale per la discarica di Cappella Cantone) e 10 mila euro allo stesso Rotondaro il 30 settembre. La corruzione sarebbe servita ad arrivare, e ad arrivarci quanto prima, all’ottenimento dell’autorizzazione per la discarica, definita di vitale importanza per il Gruppo Locatelli nel corso della conferenza stampa organizzata questa mattina in procura a Brescia. Grazie all’autorizzazione Locatelli avrebbe potuto ottenere un finanziamento bancario da 15 milioni di euro.

Questa mattina, nel corso delle perquisizioni, in due buste nello studio in casa di Nicoli Cristiani, sono stati trovati proprio 100mila euro, in banconote da 500. Sequestrata in via cautelativa l’ex cava di Cappella Cantone. Così come un impianto di trattamento rifiuti in provincia di Bergamo, dove i camion sarebbero più volte arrivati con materiale da trattare, uscendone però dopo aver cambiato solo la bolla di accompagnamento, per dirigersi verso i cantieri (alcuni dei quali, facenti parte della Brebemi, sono stati anch’essi stati sequestrati). Non si escludono nuovi indagati.

SEGUONO AGGIORNAMENTI E VIDEO

Michele Ferro
(da Brescia)

 

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