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L’inchiesta su Cappella Cantone passa alla Procura di Milano Formigoni: «Con Nicoli mai parlato della discarica d’amianto. Non si è mai sorvegliato abbastanza»

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– Nella foto, a sinistra il presidente della Regione Formigoni; a destra, il procuratore aggiunto Fabio Salamone e il procuratore antimafia Pierluigi Dell’Osso mercoledì in conferenza stampa a Brescia


Il ‘filone’ dell’inchiesta della Procura di Brescia che vede indagati per corruzione Franco Nicoli Cristiani, vicepresidente del Consiglio regionale lombardo, il responsabile degli staff dell’Arpa della Lombardia, Giuseppe Rotondaro, e gli imprenditori Pierluca Locatelli e Orietta Pace Rocca, ‘passa’ per competenza territoriale a Milano. Fascicolo nelle mani dell’aggiunto milanese Alfredo Robledo che dunque si occuperà del malaffare attorno alla discarica di amianto di Cappella Cantone. L’altra parte dell’inchiesta sul traffico illlecito di rifiuti resta invece a Brescia.

«E’ vero, un paio di settimane fa Franco Nicoli Cristiani mi disse che c’era un imprenditore di sua conoscenza che voleva partecipare all’Expo, e mi chiese se questi poteva parlare con il sottosegretario Alli: gli ho detto di sì, ma questo appuntamento non si è mai realizzato». Così il presidente della Lombardia Roberto Formigoni ha risposto in conferenza stampa poco fa in Regione agli articoli apparsi oggi sulla stampa italiana in merito alla vicenda delle tangenti pagate per “il via libera” alla discarica di Cappella Cantone. Formigoni ha precisato che non era conoscenza che si trattasse di Pierluca Locatelli, e di «non aver mai parlato» con Nicoli di Cappella Cantone. Il presidente della Regione Roberto Formigoni conferma di essere stato contattato dal vice presidente del Consiglio Regionale Franco Nicoli Cristiani per avere un appuntamento con Paolo Alli, sottosegretario all’Expo, perché voleva presentargli un imprenditore interessato alla manifestazione del 2015 ma l’appuntamento, precisa il governatore «non c’è mai stato». Sull’identità dell’imprenditore in questione il governatore ha poi precisato: «Non ero a conoscenza del nome». «Ho chiesto poi ad Alli – ha detto – e il nome potrebbe essere davvero quello di Locatelli». «Non si capisce perché di fronte a responsabilità personali che non riguardano la Giunta e nemmeno mi lambiscono dovrei dimettermi. Rivendico la correttezza del nostro operato di giunta». Così il presidente della Regione Roberto Formigoni ha risposto riguardo alla richiesta di dimissioni arrivata da più parti dopo il caso giudiziario che coinvolge il vice presidente del consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani. Formigoni ha comunque aggiunto: «Mi addolora, mi immalinconisce, mi sconcerta vedere uomini dedicati alla politica cedere a comportamenti illegali e contrari alla mia idea di politica al servizio del bene pubblico».

AGGIORNAMENTO – FORMIGONI: NON SI SORVEGLIA ABBASTANZA

«Evidentemente non si è mai sorvegliato e non si sorveglia mai abbastanza». Lo ha affermato il presidente della Regione Roberto Formigoni parlando dei controlli anti-corruzione e anti-infiltrazioni sugli appalti in Lombardia. Il governatore durante la conferenza stampa a Palazzo Lombardia ha ricordato le “strutture” di contrasto create dalla Regione e i protocolli firmati con la Prefettura. «Evidentemente – ha concluso – vanno potenziati e siamo grati alla magistratura che con i suoi strumenti di indagine superiori ai nostri può intervenire».

Non pensa assolutamente alle dimissioni il presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, dopo lo scandalo che ha coinvolto il vicepresidente del consiglio regionale, Franco Nicoli Cristiani, arrestato con
l’accusa di aver preso tangenti per 100 mila euro per rifiuti pericolosi. «Per carità» è la risposta secca di Formigoni a quanti hanno chiesto un suo passo indietro. «Siamo di fronte a responsabilità personali – ha aggiunto in conferenza stampa – che non lambiscono me o la giunta. Io rivendico che avevo intuito già tempo fa che ci potessero essere degli attacchi e avevo messo in piedi un meccanismo di difesa». La realizzazione di opere importanti, come per esempio quelle che ruotano attorno all’Expo, è possibile «che attirino l’interesse della malavita organizzata e non, ed imprenditori disonesti – ha aggiunto – per questo ci siamo attrezzati» con diverse misure. Formigoni ricorda che proprio ieri ha insediato insieme a Boni, il comitato regionale per la sicurezza nei cantieri. La notizia dell’arresto del vicepresidente pidiellino ha stimolato diverse critiche, mosse dal fatto che anche un altro politico, con un ruolo chiave, come Filippo Penati, è da pochi mesi finito nelle cronache sempre per una storia legata alle tangenti. «Non capisco questo parallelismo – ha detto Formigoni – con Penati che tra l’altro è stato mio avversario alle elezioni politiche del 2010. Certo dispiace vedere che ci siano degli uomini politici, dell’una e dell’altra parte, che cedono a comportamenti illegali e contrari all’idea che io ho della politica, e cioè che dev’essere al servizio del bene comune». Formigoni invita però a non «fare di ogni erba un fascio. Ci sono responsabilità che sono personali. Siamo eletti nello stesso parlamento si, ma su liste contrapposte».

 

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