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Il pontificale del vescovo a Natale “Ricerchiamo la vera gloria dove regnano l’umiltà e la povertà”

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Dove ricercare la vera gloria? Mons. Lafranconi pone questo quesito alla folta assemblea radunata in Cattedrale per il solenne pontificale del giorno di Natale. Nella sua omelia il Vescovo di Cremona esordisce ricordando lo stretto legame che esiste tra il mistero del Natale e quello della passione, morte e risurrezione di Cristo celebrato a Pasqua. In entrambi i casi si parla di gloria: quella cantata dagli angeli nella grotta di Betlemme che Cristo è venuto a manifestare facendosi uomo e quella svelata prima sulla croce, plastica rappresentazione di un amore incondizionato e poi nella risurrezione, nel terzo giorno. In entrambi i casi è una gloria che passa attraverso il rifiuto, l’emarginazione, la morte. E per fondare quest’ultima affermazione il Vescovo ricorda che c’è veramente poco di dolce e di magico nel Natale raccontato dai Vangeli: la nascita avviene in una grotta fuori dalla città, i pastori sono gli unici a onorare il bambino e se non bastasse Erode, timoroso di perdere il proprio trono, ordina una strage dei coetanei di Cristo, il quale, a sua volta, è costretto a diventare profugo emigrando in un altro paese. Per mons. Lafranconi, Cristo è venuto ad abitare anzitutto la sofferenza e il dolore dell’uomo; facendoli suoi, in qualche maniera, li divinizza e li rende occasione di redenzione e salvezza. Questo, però, è possibile solo perché lui è Dio, il Figlio di Dio. «Solo perché Cristo ha voluto condividere la nostra umanità – ha spiegato il presule – anche la povertà diventa espressione di gloria». E poi ha continuato: «Noi discepoli di Cristo dove e come cerchiamo la gloria? La cerchiamo attraverso le espressioni della nostra autosufficienza, della salute fiorente, della tecnologia più avanzata, della ricchezza? Queste non sono le strade che il Figlio di Dio ha seguito per manifestare la sua gloria, non sono le strade che conducono alla vera gloria!». Dove dunque cercare questa gloria autentica: «La cerchiamo – ha spiegato il vescovo Dante – nella condivisione di chi soffre ed è più povero di noi, di chi ha bisogno di trovare motivi di speranza, di chi ha l’impressione di faticare invano nella costruzione del bene comune. Noi cerchiamo la vera gloria, dove regna l’umiltà e la povertà di qualunque tipo essa sia: povertà dei beni, povertà interiore di spirito, povertà scaturita dal peccato. È in queste situazioni che  cerchiamo il luogo in cui Dio manifesta la sua gloria».

Alla solenne liturgia era presente anche il primo cittadino di Cremona, Oreste Perri, in fascia tricolore e il cav. Giovanni Arvedi con la moglie Luciana Buschini, che proprio nei giorni scorsi è stata insignita dal santo padre Benedetto XVI del titolo di dama di gran croce dell’ordine di San Gregorio Magno. Al termine della celebrazione il presule ha impartito la solenne benedizione apostolica con annessa indulgenza plenaria.

 

La Messa di mezzanotte

In tanti hanno partecipato, nella notte di Natale, alla solenne Eucaristia presieduto dal vescovo Lafranconi in Cattedrale. Prima di raggiungere il presbiterio il presule si è soffermato dinanzi al presepe per incensare il simulacro di Gesù Bambino e per una breve preghiera silenziosa. Accanto a lui il vicario generale, mons. Mario Marchesi, il presidente del capitolo mons. Giuseppe Perotti e diversi altri canonici e sacerdoti. Nell’omelia il Vescovo si è anzitutto soffermato sul dato storico del censimento descritto dall’evangelista Luca. Una procedura di conteggio della popolazione imposta dall’impero romano per un duplice motivo: mostrare la sua potenza alla capricciosa popolazione Palestinese e aggiornare i registri delle imposte. «Proprio dentro questo contesto dove le persone interessano solo in quanto numeri – ha evidenziato il presule – Gesù decide di farsi uomo. In tal modo egli svela la dignità della persona umana. D’altronde questo è uno dei grandi obiettivi per cui si è incarnato: dichiarare e manifestare la dignità della persona umana. Egli fa questo anzitutto con la sua stessa presenza, condividendo tutta la realtà umana, tolta la debolezza e la ferità del peccato». « La Chiesa – ha continuato mons. Lafranconi – attraverso la riflessione dei suoi grandi Padri, ha sempre ricordato che in Cristo la dignità umana è stata elevata al massimo splendore. Con la sua incarnazione poi egli mostra quanto l’uomo conti agli occhi di Dio. Il fatto che il Padre abbia mandato il suo Figlio nel mondo, dentro la storia dell’umanità, sta  a dire inequivocabilmente che l’uomo conta agli occhi di Dio, che l’uomo sta a cuore a Dio. Gesù lo mostrerà in mille modi durante la sua vita e lo sintetizzare nelle commoventi parole: “Sono venuto a cercare e salvare ciò che era perduto”». Mons. Lafranconi evidenziando come Cristo sia nato e si sia manifestato ai più poveri e emarginati di Israele – i pastori – , ha ricordato, poi, che agli occhi di Dio la dignità non si conquista con il prestigio, il denaro o il successo, ma essa è puro dono, destinato a tutti, anche ai peccatori e ai falliti. Al termine della sua riflessione mons. Lafranconi ha consegnato ai tanti fedeli presenti due interrogativi. Anzitutto ha chiesto che posto occupa Dio nella vita di ognuno e se veramente  l’uomo abbia ancora bisogna di Lui. «È tenero Dio nel suo agire – ha commentato il vescovo Dante –  perché nel momento in cui egli è messo ai margini, nasce in mezzo a noi!». Infine il presule ha domandato: «Riconosciamo a ogni persona la sua dignità? Buona o cattiva che sia, italiana o straniera, ricca o povera, sana o ammalata, già nata o ancora nella pancia della madre? Questo è forse uno degli elementi su cui giochiamo in maniera evidente e radicale la nostra identità di cristiani. Noi, infatti, siamo discepoli di un Dio che è nato per manifestare quanto per lui è prezioso ogni uomo e per indicare a ciascuno la strada giusta per essere uomo! Nel riconoscimento di Dio e della dignità dell’uomo fatto a sua immagine, sta, infatti, il vero fondamento di una convivenza pienamente umana».

 

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