Un commento

Il ricordo di Enrico Pirondini Giorgio Bocca, amico di Cremona

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– nella foto da sinistra Peppino Turani, Enrico Pirondini e Giorgio Bocca

 

Tutte le volte che ci incontravamo mi chiedeva di Cremona. Ed il discorso scivolava inevitabilmente al “caso Bottoli”,  un delitto degli anni Sessanta accaduto a Cà de’ Quinzani – un’ora di ferocia collettiva di otto ragazzi ai danni di un povero balordo di 42 anni, Renzo Bottoli, ammazzato di botte  – che Bocca, giovane cronista, aveva sapientemente raccontato sull’Europeo n.12 (1960) col titolo:”E il branco si sfogò massacrando lo scemo”. Un “fattaccio”  splendidamente ricostruito che “segnò un’intera epoca”. E quando il regista Rai, Piero Riccardi, volle rilanciarlo  nel giugno 2004  per il programma di Giovanni Minoli, cioè “La storia siamo noi” – Bocca si mise a disposizione  per una  intervista (cosa rara per lui) coinvolgendomi in nome di una vecchia, comune,  frequentazione professionale, prima al Giorno e poi nel gruppo Repubblica-L’Espresso. Mi disse:  “Segui Riccardi, dagli una mano segnalandogli chi deve contattare,quella storiaccia mi aveva davvero colpito. Bottoli era stato ucciso perchè aveva fatto i “versi” alla giovane Pompea”. Cioè Pompea Masseroni, 16 anni.

Il regista Piero Riccardi ed il suo stretto collaboratore Michele Buono, hanno seguito le  indicazioni intervistando, per il film, un qualificato gruppo di cremonesi: l’avvocato Alessandro Piacentini (il solo legale in vita del pool dei difensori dei ragazzi), la giornalista Francesca Morandi, il magistrato Fulvio Righi (aveva condotto le indagini), un paio di bergamini (Stefano Zaniboni e Umberto Viola).Eppoi  Paolo Foina (direttore dell’Istituto di Sospiro), monsignor Carlo Pedretti (neo parroco di Migliaro), l’avvocato Michela Soldi  (legale della ragazzina). Morale: ne uscì un gioiellino andato in onda su Rai Tre il 24 giugno 2004 con interessanti numeri di audience. Il regista aveva inserito il fattaccio in una cornice di uno straordinario fenomeno sociale di quei tempi (La fuga dai campi dei contadini che si riversarono nelle industrie di città) arricchendolo di qualificanti spezzoni cinematografici come La casa in Italia di Liliana Cavani (Rai, 1965), persino un paio di spot tratti da Carosello (il primo del 1958 promuoveva la benzina Supercortemaggiore, protagonista uno scatenato Dario Fo; il secondo del 1960-61, protagonista Svanitello, personaggio inventato da Paul Campani e Max Garnier per la cera Liù). Per la cronaca va ricordato che il delitto accaduto la sera di domenica 23 marzo 1960 all’osteria Mombelli,  ha avuto una sentenza esemplare:sette condannati  (8 anni di reclusione) ed una sola assoluzione (Giancarlo Bresciani, l’unico che ebbe pietà).Nessuno fece ricorso in appello. Ma la vicenda è ancora oggi avvolta da una cortina di omertà.

Certo, con Bocca si parlava anche d’altro: episodi della Resistenza (vi aveva preso parte nelle formazioni di Giustizia e Libertà), del giornalismo di un tempo (Bocca aveva iniziato alla Gazzetta del Popolo  prima di approdare all’Europeo e poi al Giorno), del cammino di Repubblica; Bocca ne è stato uno dei fondatori nel 1975). Diceva:”Ci rendiamo conto che sta nascendo una nuova era non tanto dal poco o pochissimo che ne prevediamo ma dal modo brutale e rapido con cui viene cancellato tutto ciò  in cui avevamo creduto per millenni. Gli uomini vivono più a lungo e godono in genere di buona salute, ma la cultura è ammalata e non c’è benessere o tecnica che possano nasconderlo:produrre un nuovo ordine è molto più difficile che distruggere il vecchio, eppure nessuno di noi si sente responsabile”. Già.

Enrico Pirondini

 

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Commenti
  • GIORGIO BOCCA

    Morti: tutti santi, tranne i nemici. Non bastava riconoscere a Bocca gli innegabili meriti, che possono essere riassunti nel: si è elevato, netto, per le sue qualità professionali, su noi moltitudine?
    Figuriamoci, testimone del tempo, grande e insostituibile voce, partigiano del dopo 8 settembre ( non 25 luglio, bisognava la certezza che il regime fosse davvero caduto), scrittore. Sì, appena accennato, non aveva un bel carattere.
    Quel che più mi infastidisce: grandissimo giornalista. Non sono insultante, solo descrittivo: grande fazioso giornalista. Come i giornalisti di Repubblica che scrivono di politica. Molto più degli avversari di Libero e Giornale, usi in genere ad allargare, non inventare.
    Dopo il 1994, ricorda un collega, si era specializzato in Berlusconi e berlusconismo: non basta a descrivere chi è stato?

    Cremona 27 12 2011 http://www.flaminocozzaglio.info