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L’operetta diverte il pubblico di appassionati. Splendidi i costumi e le voci degli interpreti

campanelli

Grande successo di pubblico il giorno di Santo Stefano al teatro Ponchielli per il riadattamento della famosissima operetta “il Paese dei Campanelli”  della  coppia Lombardo-Ranzato, firmato e diretto da Corrado Abbati.

La compagnia Abbati mette in scena la “leggenda dei campanelli”: quando uno dei coniugi viene meno al proprio dovere di prestare fedeltà all’altro, i grandi campanelli posti sopra le case di questo paesino  cominciano a suonare.

Numerosi gli applausi e le risate in teatro, nonché le richieste del bis per il notissimo brano “Fox di Luna”. Nonostante la felice risposta degli spettatori, il lavoro di Abbati è scandito da scelte registiche discutibili. Agli amanti del genere non è sicuramente sfuggita la mancanza  di uno dei più importanti elementi dell’opera, ovvero l’orchestra! Grande e grave assenza rimpiazzata da semplici basi, probabilmente per ragioni di costi.

Anche lo stesso intento, dichiarato dal regista, di voler rendere questa favola ambientata in un Olanda senza tempo con una narrazione snella, sembra disatteso in molti punti.  Il frizzante e incalzante ritmo che si voleva seguire è smorzato dalla prima e interminabile parte della pièce, dove la quasi totale inesistenza di prosa conferisce pesantezza e dà uno smacco a quella vivacità che si doveva mantenere. Decisamente migliore è la seconda parte, ricca di improvvisazione e di guizzi di comicità dovuti ad una palpabile alchimia tra gli attori, a cui fa da spalla la brillante verve comica di Abbati che  interpreta il ruolo di Tarquinio.

Degne di nota sono sicuramente la bellissima voce di Raffaella Montini, che accompagna la sua delicata interpretazione di Nela e le scenografie e i coloratissimi costumi, i quali non fanno che vivacizzare la narrazione della storia.

Sofia Chiodelli


 

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