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Liberalizzazioni, i sindacati: "Non si risolleva la crescita del commercio aprendo tutti i giorni 24 ore su 24"

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“Non si risolvono i problemi della crescita nei settori del commercio con aperture 24 su 24, sette giorni su sette”. Così le segreterie di Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil sulla liberalizzazione degli orari per gli esercizi commerciali. In una nota congiunta, Carla Spelta, (FILCAMS CGIL), Franco Scissa (FISASCAT CISL) e Guglielmo Reali (UILTUCS UIL), esprimono preoccupazione per il futuro dei lavoratori del commercio e chiedono la convocazione del tavolo cittadino per individuare regole condivise al fine di favorire commercio, cittadini, lavoratori.
“Le Segreterie Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil di Cremona – si legge nella nota -, a seguito dell’entrata in vigore del Decreto Legge n. 201, meglio conosciuto come “liberalizzazione degli orari per gli esercizi commerciali” esprimono forte preoccupazione per quanto riguarda il futuro dei lavoratori del commercio. Ricordando che da anni anche a Cremona e Provincia si è sempre trovata una soluzione organizzativa condivisa attraverso una serena discussione tra i rappresentanti delle Associazioni dei Commercianti, degli Esercenti, della Grande Distribuzione, della Distribuzione Cooperativa, delle Organizzazioni dei Lavoratori e dell’Assessorato Comunale preposto, al fine di favorire equamente ogni interesse, da oggi sembra che l’obiettivo debba essere un altro: istillare una propensione al consumo generalizzato, nel tentativo di recuperare quanto la capacità d’acquisto degli italiani, cremonesi compresi, ha perso con l’avvento della crisi”.
“Chiunque abbia un briciolo di buonsenso – proseguono i sindacati – comprende che non si risolvono i problemi della crescita nei settori del commercio con aperture 24 su 24, sette giorni su sette. E’ importante ricordare che ci sono problemi di sicurezza nelle ore notturne e che i nostri sono settori con altissima percentuale di impiego femminile, senza che ci siano servizi collaterali di supporto: asili, strutture di aiuto per anziani, trasporti insicuri e a singhiozzo”.
“Senza voler demonizzare la Grande Distribuzione Organizzata – osservano Spelta, Scissa e Reali -, che comunque è fonte di reddito e di sicurezza economica per tanti lavoratori e lavoratrici, è chiaro che la liberalizzazione degli orari sposterà nei Centri Commerciali i momenti di aggregazione e di incontro, lasciando inesorabilmente languire il centro delle Città, la cultura e l’essenza storica di ogni aggregazione civile.
Ai cittadini, nonché consumatori, che si dicono oggi favorevoli ad aperture degli esercizi commerciali ad ogni ora e giorno, chiediamo di riflettere sugli effetti inevitabili di questo decreto legge”.
Alcune Giunte Regionali, fra cui la nostra, incalzano, “stanno discutendo sull’opportunità di inserire norme che limitino tali aperture senza regole, altre stanno addirittura pensando al ricorso alla Corte Costituzionale. Di certo il via libera del provvedimento porterà a un peggioramento delle condizioni di chi lavora nei centri commerciali/ ipermercati,  pesanti ripercussioni sui lavoratori già polverizzati del terziario privato e non avrà gli auspicati effetti sull’aumento dei consumi, del Pil, dell’occupazione”.
Concludono i sindacalisti: “Noi pensiamo che il problema sia a monte: i lavoratori, i pensionati, le famiglie consumano meno perché hanno meno risorse. Quindi incrementare gli orari di apertura degli esercizi commerciali e il numero delle domeniche non incrementerà la capacità di spesa. Chiediamo pertanto la convocazione del tavolo cittadino per trovare regole condivise al fine di favorire commercio, cittadini, lavoratori”.

 

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