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Liberalizzazioni? C'è il rischio di nuovi monopoli e centri di potere

Lettera scritta da Angelo Zanibelli

Caro Direttore,

in questi giorni il governo sta lavorando al decreto sulle liberalizzazioni, un provvedimento, ma ancor prima, un approccio indispensabile per dare fiato all’economia e ai mercati, e togliere quel tappo che mette l’Italia tra gli ultimi paesi in Europa e nel mondo in tema di libertà di impresa e di mercato.

E’ un tema questo che ha sempre trovato le più forti opposizioni trasversali delle lobbies che difendono diritti e privilegi, e che ha visto anche i più timidi tentativi, a partire dalle lenzuolate di Bersani, ridursi ad interventi su singoli settori e categorie, che non hanno mai inciso sui veri monopoli e su quello che, a mio avviso, è uno dei principali vincoli allo sviluppo dell’impresa: la burocratizzazione ed il forte ruolo dello stato.

Anche oggi gli interventi annunciati, pur utili ed indispensabili in certi settori, pare ancora non vadano al cuore del problema, il sistema bancario, il sistema assicurativo, il mondo dell’energia e dei trasporti, i servizi pubblici, insomma i grandi monopoli, col rischio di apparire come interventi punitivi per alcune categorie.

Il rischio è di creare anzichè delle liberalizzazioni dei nuovi monopoli e dei nuovi centri di potere.

Penso ad esempio alla gestione del sistema idrico, che nell’ipotesi prospettata dal piano d’ambito della Provincia di Cremona, viene presentata come una liberalizzazione, quando invece è a tutti gli effetti la concessione di un monopolio ventennale ad un privato che parteciperà al sistema misto di gestione, in cui non vi sarà concorrenza sul mercato, sui prezzi, sull’offerta.

In un quadro di questo tipo il vero rischio è che un principio giusto ed equo di liberalizzazione, sia ridotto ad un principio ideologico, che necessariamente si è obbligati a perseguire. Un rischio perchè quando si riduce il tutto a pura ideologia e non si valuta la ricaduta di certi interventi, o peggio ancora la politica rinuncia a svolgere il suo ruolo di indirizzo e governo, le conseguenze sono disastrose.

Oggi noi paghiamo l’aver inseguito l’ideologia della sovranità dei mercati, per cui le sorti del mondo e delle nazioni sono guidate dalla finanza (che tra l’altro spesso è più vicina alle esigenze degli speculatori che del mercato) anzichè essere guidato dalla politica, le agenzie di rating dalla sera alla mattina sputano sentenze sulla bontà dei conti pubblici: siamo al punto in cui non sono più le politiche economiche e sociali di un paese ad essere giudicate, ma lo spread diventa il parametro di giudizio.

Arriviamo addiritura a prevedere che il pareggio di bilancio debba essere il principio costituzionale dello Stato. Va bene una corretta gestione della spesa pubblica, il dovere di un amministratore di utilizzare correttamente le risorse, evitare gli sprechi, ma deve essere anche legittimo per uno stato, in funzione delle proprie priorità, delle proprie politiche sociali decidere come allocare le risorse e se necessario generare un debito non strutturale per far fronte ad emergenze.

Non vorrei apparire come il difensore del debito pubblico, ma ritengo che sia giunto il momento di dare un segnale forte da parte della politica, di voler riprendere il controllo, la guida, l’indirizzo sull’economia e sulla finanza, mettendo in atto tutto quanto serve a favorire lo sviluppo e la crescita economica, liberalizzazioni incluse, ma governando i processi a partire dai bisogni della collettività, da una corretta graduatoria dei valori, che al primo posto devono vedere la persona, il lavoro, la salute.

 

Angelo Zanibelli
Capogruppo UDC Comune di Cremona

 

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