Un commento

"Per conoscere il futuro, non dimenticare il passato" Presentato il libro di Azzoni dal titolo 'Cremona rossa'

libro-azzoni

Se fossimo chiamati a proporre un sottotitolo al libro “Cremona rossa – figure e vicende della sinistra nel ‘900 cremonese”, presentato dall’autore Giuseppe Azzoni, dall’editore Cacciatori di Cremonabook e dalla Prof.ssa Betri, docente della Statale, azzarderemo, nell’intento di finalizzare una così interessante ricerca storica nei contesti attuali, un assertivo “Per costruire il futuro bisogna non dimenticare il meglio del proprio passato”. Quando diciamo “proprio” non intendiamo quello sotteso alla testimonianza (comunista) dell’autore, bensì al “nostro”, di passato.
Se si compie uno sforzo di interpretazione della finalità del ponderoso lavoro di ricerca di Azzoni, ci si accorge, infatti, facilmente che il ‘900 condotto in emersione, con il suo portato di vicende, personaggi, passioni, errori, conquiste non è il ‘900 “rosso” di Azzoni. Ma, anche essendo rosso, è il ‘900 di tutti; anche di quelli che “rossi” non sono stati. Perché, anche se si tratta di una profondità storica medio-breve, l’azione metabolica del tempo ha fatto sì che fatti e protagonisti, ancorché non neutralizzati, appartengano, coi loro errori e coi loro successi, al consolidato civile della comunità. Saccheggiando Antonio Scurati, verrebbe da osservare che il ‘900, rivisitato da Azzoni è stato il cimitero delle utopie realizzate (o che si è tentato di realizzare).
La storia (proiettando impropriamente il passato sul presente o addirittura sul futuro) insegna qualcosa o confonde le idee? Una memoria dimenticata. Bel dilemma! Sicuramente una memoria dimenticata comporta la condanna a non capire. E’ esattamente la deriva contro cui agisce iniziative editoriali come quella presentata ieri; che costituisce una valida ricapitolazione attraverso il tempo della vita quotidiana, di pensare, di lottare, produrre cultura e civiltà, esplorare i campi della conoscenza.
L’autore, benché abbia attraversato, e non da spettatore, la metà di quel ‘900, offre a beneficio dei lettori (sperabilmente appartenenti anche alle nuove generazioni) un quadro di fatti e notizie, incrociati con gli scenari nazionali e mondiali, difficilmente reperibili, nella loro estensione e nella loro sintesi, in consolidati compendi memorialistici e storici. Con Benedetto Croce, Azzoni, che come abbiamo ripetutamente detto è appartenuto alla Cremona rossa, dimostra (consapevolmente od inconsapevolmente) col suo lavoro, che la storia non è mai né nero né bianco, non è lotta dei cattivi contro i buoni (o viceversa).
Evitando di scivolare nella retorica e nella ritualità dei ricordi e di rianimare e riciclare anche i catafalchi, incombente pericolo per i ricercatori “testimoni”, egli offre, a futura memoria e fruizione, una massa considerevole di notizie e di incroci di fatti, che farà molto bene alla sistemazione storica del ‘900 cremonese. Molto apprezzabile, se è concesso esprimere un’annotazione soggettiva, è la tecnica dell’inserto, nella struttura sostanzialmente tematico-cronologica, delle “biografie” dei dirigenti comunisti.
Trattasi dell’utilizzo, in eterogenesi dei fini, di profili individuali tracciati (più o meno spontaneamente) ai fini delle selezione dei requisiti di compatibilità con l’ingresso in una macchina politica, in quegli anni ben diversa da quella “gioiosa” definita da Occhetto mezzo secolo dopo. Da ultimo, consiglio la lettura del capitolo “Via Volturno 38” a coloro che siano interessati a percepire il senso della passione ideale e della militanza di quegli anni. Ed, a coloro che sono convinti che le conquiste sono facili e per sempre, dei capitoli di descrizione delle condizioni di lavoro e di vita all’inizio del XX secolo. Il treno della storia (con Max Weber) ha imboccato binari differenti dai progetti descritti minuziosamente da Azzoni. Ma quelle testimonianze civili, che ancora interrogano (o dovrebbero) le coscienze, non sono state infeconde. Sia pure nella diversità di piani temporali, la sintesi che emerge dal confronto con stagioni lontane (e così vicine) può aiutare a leggere il presente e ad ipotizzare il futuro.

Enrico Vidali

 

© Riproduzione riservata
Commenti
  • danilo

    Nel complesso ottimo lavoro . Ma tra le righe risuona il silenzio delle molte cose non dette. Chi ha qualche annetto sulle spalle ricorda ad esempio che i servizi d’ordine del PCI non erano esattamente , come si dice oggi, ” operatori di pace “. C’era un’ attività , non ufficiale , con veri e propri contenuti paramilitari, con figure esperte nelle varie tecniche militari : chi di arti marziali, chi di armi da fuoco, chi di tecniche di guerriglia. Qualche dirigente ricorderà ancora bene le esercitazioni che si facevano , anche se ,ovviamente ,non lo riconoscerà mai ufficialmente. Militanza , allora , significava anche questo.