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L'alba di Stradivari Zosi suona il "Sunrise" 1677 domenica al Museo Civico

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Antonio Stradivari costruì non meno di un migliaio di strumenti; circa la metà è giunta intatta sino a noi. Tuttavia solo una decina, realizzati per committenti importanti o in occasioni particolari, presentano intarsi preziosissimi: sono le perle più fulgide dell’arte del sommo liutaio, l’espressione più alta del suo genio, che qui tocca la perfezione. Sono, ovviamente, capolavori rarissimi, spesso difficilmente raggiungibili e forse anche per questo ancor più affascinanti. Nessuno di questi strumenti viene normalmente utilizzato per concerti. È dunque assolutamente unica e pressoché irripetibile, l’audizione del violino “Sunrise” del 1677, il più antico tra questi capolavori, che Edoardo Zosi, accompagnato al pianoforte da Maria Grazia Bellocchio, proporrà domenica 12 febbraio, alle 11, nella Sala San Domenico del Museo Civico.
Lo stesso nome “Sunrise” pare indicare il primo manifestarsi del genio del costruttore, ma nel nome è facile trovare anche riverbero dei colori aurorali della vernice. Conserva il manico originale, allungato per essere suonato con la moderna prassi esecutiva, ma, in prossimità della cassa armonica, restano visibili tracce della decorazione originale. Lo strumento, appartenente ad una collezione privata, è esposto al Museo Civico di Cremona all’interno del progetto “friends of Stradivari”, il network promosso dalla Fondazione Stradivari tra quanti suonino, studino, collezionino o semplicemente amino i grandi capolavori liutai cremonesi.
Il concerto segna anche il ritorno di Zosi, allievo di Pierre Amoyal e Salvatore Accardo, a Cremona, dove è stato uno dei migliori corsisti dell’Accademia Walter Stauffer. Il giovane solista – che nel corso dell’audizione presenterà anche la sua ultima incisione, il CD con brani di Bruch e Mendelsshon allegato all’ultimo numero dell’autorevole rivista Amadeus – proporrà brani di Beethoven, Kreisler e Pablo de Sarasate, descrivendo un arco temporale che copre un secolo determinante all’evoluzione della scrittura violinistica.
L’op. 96, composta all’inizio dell’Ottocento, è la decima e ultima delle Sonate per violino e pianoforte di Beethoven. Più ampia delle precedenti, lontana dalla Stimmung drammatica della “Kreutzer”, s’avvicina piuttosto sotto il punto di vista formale ad un ideale di unità, svolto nella declinazione di un’ariosa, opalina serenità. Un’aura romantica ammanta anche i brani di Kreisler, nei quali le arditezze tecniche si coniugano felicemente ad abbandoni sentimentali, gioiosi o malinconici. Sono le cosiddette “tentazioni virtuosistiche”, melodie viennesi prive di rigore strutturale e di profondità di pensiero, ma pervase di freschezza ed eleganza, come Schon Rosmarin, Capriccio viennese, Liebesfreud, Liebesleid o La Gitana: vi si respira l’atmosfera musicale di Vienna ai primi del Novecento ed il clima effervescente della belle epoque.
Assai lontano – a tratti perfino deliberatamente in contrasto – dalla profondità speculativa germanica e classicista, Pablo de Sarasate è campione di un virtuosismo eclettico e baluginante, ed anche in Zigeunerweisen op. 20 si assapora appieno la linfa vitale del gusto e del divertimento impliciti in quel violinismo tardo ottocentesco, forse di maniera ma sempre molto gratificante per interprete ed accattivante per gli ascoltatori.

Il biglietto per assistere al concerto costa 3 Euro più l’ingresso al Museo Civico; può essere acquistato in prevendita presso il Bookshop del Museo (via Ugolani Dati, 4 – tel. 0372 803622 – bookshopcr@gmail.com) o la Libreria Cremonabooks (Largo Boccaccino 12/14 – tel. 0372 31743).

L’ingresso in sala è consentito fino a 10 minuti prima dell’inizio del concerto.

Edoardo Zosi è nato a Milano nel 1988 in una famiglia di musicisti e ha cominciato lo studio del violino all’età di tre anni. È stato allievo di Sergej Krylov e si è diplomato con lode e menzione speciale al Conservatorio Verdi di MilanoSi è quindi perfezionato con  Pierre Amoyal e Salvatore Accardo. Nel 1995 ha debuttato in Sala Verdi al Conservatorio di Milano in occasione di un concerto dell’Orchestra del Festival di Brescia e Bergamo diretta da Agostino Orizio e da allora ha suonato in importanti teatri e sale da concerto in tutto il mondo collaborando con grandi solisti ed importanti direttori.

Maria Grazia Bellocchio ha compiuto gli studi musicali al Conservatorio G. Verdi di Milano con Antonio Beltrami e Chiaralberta Pastorelli, diplomandosi con il massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore. Si è quindi perfezionata alla Hochschule di Berna con Karl Engel ed a Milano con Franco Gei. Suona regolarmente per le maggiori istituzioni concertistiche italiane e straniere. Il suo repertorio spazia da Bach ai giovani compositori contemporanei. Collabora stabilmente con il Divertimento Ensemble diretto da Sandro Gorli. Ha inciso per Ricordi e Stradivarius. Affianca agli impegni concertistici un’intensa attività didattica.

 

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