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La diocesi di Cremona "Tasse e Ici le stiamo già pagando Ecco tutti i dati"

duomo

Mentre il presidente del Consiglio Mario Monti annuncia a Strasburgo l’imposizione dell’Ici su scuole, alberghi e cliniche della Chiesa, il sito della Diocesi di Cremona (www.diocesidicremona.it) pubblica una precisazione dal titolo: “Cattolici e Ici: sbagliato dire che ‘pagheranno’ perchè ‘stanno già pagando’. La situazione nella diocesi di Cremona”. L’articolo inizia con ” è bene ricordare, ancora una volta, che i cittadini cattolici già pagano l’ICI sugli immobili appartenenti ai loro enti ecclesiastici adibiti ad attività commerciali (come diversi altri enti secondo la previsione della legge). Dire o scrivere che pagheranno e non che ‘già pagano’ significa non conoscere le normative e ciò che di fatto avviene”. La precisazione prosegue poi con l’elenco delle tasse e delle imposte che vengono regolarmente pagate. Ecco, integralmente, quanto pubblicato dal sito diocesano.

“La diocesi di Cremona possiede soprattutto beni funzionali che non producono ricchezza. Pochissimi i beni che danno reddito: si tratta di piccoli appezzamenti di terreno, provenienti da eredità, che fruttano ogni anno solo 4.000 euro lordi. Su questi beni l’ente diocesi paga tutte le tasse, compresa l’ICI. La diocesi  possiede poi la nuda proprietà anche di altri piccoli appezzamenti che pertanto non producono ricchezza.

Per tutte le sue opere di apostolato e di carità la diocesi ha ricevuto dal fondo dell’8xmille che i cittadini italiani hanno deciso di trasferire alla Chiesa cattolica 1.326.722,25 euro. Di questi 817.323,61 sono stati destinati alle esigenze di culto e alle attività pastorali, mentre 509.398,64  sono stati impiegati per le opere di carità. Bisogna sottolineare che la somma totale è meno di quanto lo Stato dà ad altri privati, anche senza la libera decisione dei cittadini. Anche in questo caso il rendiconto dettagliato viene pubblicato sui mezzi di comunicazione sociale ecclesiale.

Esiste poi l’Opera di Religione ‘S. Omobono’, una fondazione creata ad hoc, quando la diocesi non era riconosciuta come ente, per la gestione di particolari beni immobili. Anche in questo caso si tratta di beni funzionali e soltanto due sono a reddito: una palazzina in città a Cremona con alcuni appartamenti e il Centro Pastorale diocesano dove trovano sede diverse realtà associative. Le entrate lorde nel 2010 sono state circa 80.000 euro: anche in questo caso si sono pagate le tasse, compresa l’ICI.

La Caritas, in quanto tale, non è un ente nè canonico nè civile, quindi non è titolare di nessun bene: si tratta, infatti, di uno strumento pastorale che ha come obiettivo l’animazione caritativa delle comunità cristiane. Essa utilizza beni (le varie opere segno) che appartengono alla diocesi o ad altri enti ecclesiali che, se diocesani, non percepiscono nessun affitto. La gestione delle opere è comunque attuata attraverso le cooperative  ‘Servizi per l’accoglienza’ e ‘Carità e lavoro’, tutte civilmente costituite e con regolari bilanci depositati in tribunale secondo le leggi vigenti.

Un discorso particolare va fatto per l’Istituto diocesano sostentamento clero. Non esisterebbe nessun problema a pubblicare l’elenco dei beni che gestisce (soprattutto i cosiddetti ex benefici): l’istituto ogni anno deve presentare il suo bilancio al consiglio presbiterale diocesano e all’istituto centrale di Roma. In questo caso il bilancio diocesano rientra nel rendiconto che la CEI deve stilare ogni anno allo Stato per motivare l’utilizzo dei fondi derivanti dall’8xmille. Un dato certamente significativo è che nel 2010 l’istituto ha guadagnato circa 1.800.000 euro pari, in media, a poco più di 400 euro mensili per ogni sacerdote, il resto della remunerazione viene integrato da altri enti e dall’istituto centrale. Da rilevare che su tutti i beni a reddito dell’IDSC vengono pagate tutte le tasse richieste e anche l’ICI. Come si può vedere dai dati pur avendo l’Istituto cremonese molte risorse in termini di case o terreni, esse risultano assai esigue di fronte allo scopo, fissato per legge, per cui l’istituto è stato costituito: la remunerazione dei sacerdoti.

La società di mutuo soccorso tra sacerdoti non è un ente ecclesiastico, ma una realtà privata costituita dagli stessi preti diocesani con lo scopo di garantire forme di assistenza e previdenza in caso di malattia o infermità. All’inizio di ogni anno tutti i sacerdoti soci versano una quota stabilita che va ad aumentare le disponibilità della società.Non sono mancate, nel corso degli anni anche delle donazioni: proprio poche settimane fa è stato celebrato il ventesimo di attività di Villa Flaminia, la residenza per sacerdoti anziani, donata dalle sorelle Tonghini. La società è proprietaria anche di una trentina di appartamenti, anch’essi frutto di eredità, sui quali naturalmente paga le tasse dovute. Il bilancio annuale è regolarmente depositato presso la Camera di commercio del comune di Cremona”.

 

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Commenti
  • giorgio

    Interessante il trafiletto sull’Istituto diocesano per il sostentamento del clero. Il guadagno di 1.800.000,00 euro nel 2010 corrisponderebbe, calcolando un introito di 50,00 euro a pertica (cremasca, per comodità mia) a 36.000 pertiche di terreno date in affitto (questa è ovviamente una grossolana approssimazione, in mancanza di dati reali di dettaglio). Se così fosse, questi terreni, venduti alle quotazioni attuali, renderebbero 216 milioni di euro. Questo capitale “liquido”, se depositato per metterlo a frutto, potrebbe dare un interesse annuo ben superiore all’introito degli affitti (se rendesse anche solo l’1%, si porterebbero a casa più di due milioni di euro l’anno). A questo punto sarebbe chiaro che si è optato per una scelta di politica imprenditoriale/economica/finanziaria, conservando il capitale immobiliare (terreni e/o edifici), anzichè badare alle finalità istitutive dell’IDSC, grazie anche all’atteggiamento compiacente dello stato italiano, sempre disposto a coprire veri o presunti “buchi” di bilancio della chiesa. Preso atto della disponibilità della diocesi a pubblicare gli elenchi degli immobili di sua proprietà, non resta che attendere fiduciosi l’evento per togliersi qualche curiosità.

  • marcog

    letto l’articolo il mio primo birichino pensiero è stato “excusatio non petita, accusatio manifesta?”…ahh questo latinorum…