2 Commenti

Le Diocesi di Cremona e Crema: «L'acqua bene comune Non entri nella logica del profitto»

acqua-evidenza

Le Commissioni diocesane di pastorale sociale e del lavoro di Cremona e Crema prendono posizione sulla questione dell’acqua. «Non entri nella logica del profitto. Il diritto all’acqua deve dunque essere garantito anche sul piano normativo, mettendo in discussione quelle leggi che la riducono a solo bene economico e commerciale.», scrivono le due Diocesi. Ecco il testo pubblicato in apertura sul sito e firmato dalle Commissioni.

In queste settimane nella nostra provincia molta discussione si è accesa sulle modalità della gestione del servizio idrico integrato della Provincia di Cremona. Si tratta di una questione rilevante, per la cura della persona e per il bene della comunità, che non può essere definita solo sulla base di variabili tecniche ed economiche, ma anche del rispetto dei principi di equità e giustizia. La scelta appare difficile in quanto deve tenere conto delle scelte che i cittadini italiani hanno indicato con il Referendum nazionale del giugno scorso. Pertanto le Commissioni della pastorale sociale e del lavoro delle diocesi di Cremona e Crema si sentono in dovere di ricordare, in sintesi, quanto già espresso dalla Chiesa in vari documenti e riportati all’attenzione pubblica in occasione della scadenza referendaria dello scorso 12-13 giugno.

L’acqua è uno dei grandi doni della creazione. È essenziale per la vita delle persone e l’accesso ad essa costituisce un «diritto universale e inalienabile»; «Il principio della destinazione universale dei beni si applica naturalmente anche all’acqua… in quanto dono di Dio, l’acqua è elemento vitale, imprescindibile per la sopravvivenza e, pertanto, un diritto di tutti»(Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 484); purtroppo ancora oggi nel mondo la fruizione di tale diritto è preclusa a un gran numero di esseri umani, ponendo un grave problema di giustizia.

L’accesso all’acqua per tutti è un diritto da tutelare e preservare anche nelle nostre comunità. La possibilità di usare l’acqua del rubinetto richiede necessariamente che ne sia garantita la qualità da parte delle diverse autorità a ciò preposte. Una puntuale vigilanza in tal senso è parte della pratica di custodia del creato cui sono chiamati i cristiani.

«L’acqua, per sua stessa natura, non può essere trattata come una mera merce tra le altre e il suo uso deve essere razionale e solidale. La sua distribuzione rientra, tradizionalmente, fra le responsabilità di enti pubblici, perché l’acqua è stata considerata come un bene pubblico, caratteristica che va mantenuta qualora la gestione venga affidata al settore privato. Il diritto all’acqua, come tutti i diritti dell’uomo, si basa sulla dignità umana, e non su valutazioni di tipo meramente quantitativo, che considerano l’acqua solo come un bene economico. Senza acqua la vita è minacciata. Dunque, il diritto all’acqua è un diritto universale e inalienabile». (Compendio Dottrina Sociale Della Chiesa n°485).

La distribuzione dell’acqua ha dei costi, ma su di essa non si può fare  profitto in quanto il diritto al suo uso si fonda sulla dignità della persona umana e non su logiche prevalentemente economiche. L’acqua è quindi un vero bene comune, che esige una gestione comunitaria, orientata alla partecipazione di tutti e non determinata dalla logica del profitto.

Il diritto all’acqua deve dunque essere garantito anche sul piano normativo, mettendo in discussione quelle leggi che la riducono a solo bene economico e commerciale.

Sarà importante, quindi, partecipare attivamente al dibattito sulla gestione dell’acqua, che mira ad evitare che diventi una merce privata o da privatizzare e oggetto di speculazione economica, salvaguardandola come bene comune e diritto universale, mediante una forma di gestione dei servizi idrici dove le istituzioni locali, comuni e provincia esercitino un potere decisionale, all’interno di un quadro legislativo nazionale e transnazionale.

«Acqua, dono di Dio e bene comune»: è una proposta cristiana al di sopra di ogni schieramento politico ed ideologico, è un invito ad adottare stili di vita e comportamenti che tutelino questo bene prezioso garantendone la disponibilità per tutti.

L’acqua è un bene prezioso e la sua accessibilità è limitata; dobbiamo quindi imparare ad usarla con sobrietà e senza sprechi.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

© Riproduzione riservata
Commenti
  • BATTUTISSIME

    Qui altro che record del mondo, siamo al di là del bene e del male:
    “L’acqua? un grande dono del Creato, no alla riduzione a bene commerciale.”
    Solo per fermarci alle bollette, come noto, luce, gas e riscaldamento sono gratuiti.

    Cremona 09 03 2012 http://www.flaminiocozzaglio.info

  • I cittadini per l’acqua bene comune accolgono con favore il contributo di riflessione che le Commissioni per la Pastorale Sociale delle Diocesi di Cremona e Crema hanno offerto alle nostre comunità. Si dimostra ancora una volta che il diritto all’acqua unisce e non divide.

    Siamo certi che le considerazioni espresse saranno di sostegno e sprone ai sempre più numerosi amministratori che nei nostri Comuni sono impegnati sulla strada per giungere ad una gestione veramente pubblica e partecipata dell’acqua. Dopo aver resistito ai progetti di privatizzazione messi in atto dall’Amministrazione Provinciale, è importante che i Comuni diano chiari indirizzi alle aziende dei servizi pubblici locali di cui sono proprietari. Lo strano mostro societario di diritto privato che alcuni vorrebbero creare è progettato solo per cedere importanti quote del nostro servizio idrico integrato a qualche grande gruppo, interessato certamente più al proprio tornaconto che al bene comune.

    Nell’occasione, ricordiamo ancora all’Ufficio d’Ambito l’urgenza di ridefinire la tariffa, eliminando la “remunerazione del capitale investito”, secondo quanto stabilito dai referendum: sul diritto all’acqua non è mai stato giusto e non è più lecito speculare. La pazienza dei cittadini ha un limite.