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La bravura di Filippini e la magia del violoncello "Staffuer" per un concerto memorabile

Musica

Arrivando al Museo Civico, questa mattina, si veniva accolti dal cartello “posti per il concerto esauriti”. Un evento non troppo frequente a Cremona che testimonia quanta attesa ci fosse per il matinèe delle Audizioni al Museo con protagonisti Rocco Filippini e la pianista Monica Cattarossi oltre al violoncello “Stauffer ex Cristiani” costruito da Antonio Stradivari nel 1700. Al pubblico seduto in sala si è unito un numero non certo trascurabile di appassionati che, ordinatamente, hanno ascoltato il concerto in piedi. Qualche sacrificio ben ripagato dalla bravura degli interpreti ma anche dalla varietà del programma che, forse ancor più che nelle altre occasioni, ha permesso di apprezzare le caratteristiche sonore dello strumento. Il concerto è ricco di pagine tra loro diversissime, ma comunque coinvolgenti, quasi leggere all’ascolto, godibilissime anche perché nonostante le difficoltà tecniche gli interpreti le rendono con estrema naturalezza. Filippini e Cattarossi hanno presentato un percorso cameristico tra Otto e Novecento, che spazia dai toni classicheggianti del Beethoven delle sette Variazioni su “Bei Männern welche Liebe fühlen” dal Flauto magico di Mozart, WoO 46. Sono brani dall’andamento disteso, dove gli strumenti dialogano fino quasi a voler trasmettere al pubblico un senso di serenità. Il Cigno e Allegro appassionato op. 43 di Saint-Saëns, 3 sono melodie ampie e terse. Bellissmo il tema del Cigno, probabilmente il più famoso del “Carnvale degli animali” di Saint Saens. Per l’op 43 l’allegro, non a caso, viene definito dallo stesso autore come appassionato. E gli interpreti ne traducono alla perfezione le intenzioni.

Anche per la polacca op 3 di Chopin l’aggettivo di brillante è, di per sé, indicativo dell’ambito nel quale si inscrive la composizione; quello del gusto Biedermeier, volto a stupire più che a coinvolgere l’ascoltatore, tramite l’esibizione di un alto cimento tecnico in una produzione per lo più miniaturistica.

L’esecuzione è davvero splendida, frutto dell’incontro tra due personalità di assoluto spessore, che riescono davvero a comunicare con il pubblico. Emerge, da ogni frase, la confidenza di chi parla normalmente quel linguaggio. Così la bellezza della composizione arriva in tutta la sua grandiosità pur senza rinunciare a un carattere intima. Un equilibrio raro a sentirsi. Più brillante e concitata la seconda parte aperta dalla trascrizione dello stesso Filippini delle “Siete canciones populares espanolas” di Manuel de Falla. È una partitura carica di virtuosismo, dal ritmo rapinoso e coinvolgente, un vero divertimento.

E lo stesso si potrebbe dire delle variazioni sull’aria “Une larme” di Rossini. Anche questo, proprio perché si tratta di una trascrizione del violoncellista svizzero, è un brano non certo troppo frequentato: una vera sorpresa per il pubblico in sala. Conclusi i brani del programma ufficiale Filippini e Catarossi hanno offerto un generoso bis. Per prima hanno interpretato una “Marcia di Bejamin Britten (il brano forse più novecentesco tra tutti quelli in programma) e un movimento dalla sonata op 70 di Schumann. Così prende forma  un cammino a ritroso nel tempo per esplorare attraverso vividi quadri musicali i rapporti fra tardo Classicismo, Romanticismo e Impressionismo. Un viaggio coinvolgente e carico di emozioni.

 

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